Advocacy e Associazioni 10 Febbraio 2026 12:42

Fibromialgia nei LEA, FIRA: “Un passo avanti, ma resta cruciale migliorare la diagnosi”

L’inserimento della fibromialgia nei LEA rappresenta un primo riconoscimento istituzionale per i pazienti, ma resta cruciale migliorare diagnosi, percorsi di cura e personalizzazione terapeutica

di I.F.
Fibromialgia nei LEA, FIRA: “Un passo avanti, ma resta cruciale migliorare la diagnosi”

L’inserimento della fibromialgia nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), previsto nello schema di aggiornamento del DPCM 2026, rappresenta un primo importante riconoscimento delle necessità dei pazienti italiani. Il provvedimento, approvato dalla Commissione XII Affari Sociali alla Camera, attende ora la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. “Siamo in una fase avanzata e decisiva dell’iter – commenta Enrico Tirri, Consigliere nazionale FIRA e Direttore UO di Reumatologia Ospedale del Mare Napoli –. L’auspicio è che il percorso si concluda positivamente e senza ulteriori rinvii, perché l’inserimento definitivo nei LEA rappresenterebbe un riconoscimento istituzionale fondamentale per una condizione cronica che incide profondamente sulla qualità di vita dei pazienti”. L’aggiornamento prevede l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria per le forme cliniche più severe, identificate secondo criteri scientifici condivisi. “È un primo passo importante – prosegue Tirri – che sancisce la dignità clinica della fibromialgia e garantisce tutele concrete almeno ai pazienti più gravi, aprendo la strada a un progressivo miglioramento dell’assistenza”.

Una sindrome complessa e difficile da diagnosticare

La fibromialgia è caratterizzata da dolore muscolo-scheletrico cronico e diffuso, spesso descritto come “bruciante”, “pungente” o “compressivo”, associato a stanchezza, disturbi del sonno, difficoltà cognitive, alterazioni dell’alvo e disturbi dell’umore. In Italia colpisce circa 1,5–2 milioni di persone, prevalentemente donne, con un rapporto di 9 a 1 rispetto agli uomini. “La diagnosi resta una sfida clinica – spiega Tirri – perché non disponiamo ancora di esami in grado di confermarla in assenza di biomarcatori specifici. È una diagnosi essenzialmente clinica, che richiede competenza, esperienza e l’esclusione di altre patologie”. Negli ultimi anni, i criteri diagnostici sono stati aggiornati, utilizzando strumenti validati per misurare la diffusione del dolore, la severità dei sintomi e l’impatto complessivo della malattia, superando l’approccio basato sui soli “tender points”.

Percorsi terapeutici sempre più personalizzati

In assenza di farmaci dedicati, la gestione della fibromialgia è multidisciplinare e personalizzata, mirata a ridurre i sintomi caratteristici. “Le evidenze più recenti confermano che combinare educazione del paziente, attività fisica adattata, supporto psicologico e terapie farmacologiche mirate ai sintomi è oggi la strategia più efficace”, sottolinea Tirri. Attività fisica come yoga, pilates, ginnastica posturale e nuoto, percorsi fisioterapici e balneoterapia possono migliorare il benessere dei pazienti. Studi recenti evidenziano anche il ruolo dell’asse intestino–cervello: la modulazione del microbiota intestinale, incluso il trapianto fecale, può migliorare i sintomi in alcuni casi. I farmaci efficaci comprendono antidepressivi, anticonvulsivanti, miorilassanti e analgesici, mentre emergono nuove opzioni, come i cannabinoidi. La terapia può essere adattata alla gravità della malattia grazie a strumenti come il Fibromyalgia Impact Questionnaire (FIQR) e il Fibromyalgia Assessment Status (FAS). “Negli Stati Uniti la FDA ha recentemente approvato il primo farmaco specifico per la fibromialgia, la ciclobenzaprina sublinguale, con risultati incoraggianti”, aggiunge Tirri.

Innovazioni in neuromodulazione e ricerca

Tra le prospettive più promettenti vi sono la neuromodulazione non invasiva, con tecniche come la stimolazione magnetica transcranica (TMS), la stimolazione elettrica transcutanea dei nervi (TENS) e la stimolazione del nervo vago, capaci di modulare i circuiti del dolore e il sistema parasimpatico. Un ruolo centrale è svolto anche dalla ricerca: il Registro Italiano della Fibromialgia, promosso dalla Società Italiana di Reumatologia (SIR), raccoglie dati clinici su larga scala, mentre il Gruppo di Studio dedicato sta elaborando nuove linee guida per diagnosi e terapia. “L’obiettivo è costruire percorsi sempre più appropriati, basati su evidenze scientifiche aggiornate, che mettano davvero al centro la persona e non solo i sintomi”, conclude Tirri.

Appuntamento online e progetti di ricerca FIRA

Alle innovazioni nella diagnosi e cura della fibromialgia sarà dedicata un’intervista in diretta sul canale Facebook di FIRA mercoledì 11 febbraio alle 18:30, con possibilità di interagire con il prof. Tirri (https://fb.me/e/8OgHrsCzG).
Dal 2023, grazie al 5×1000, FIRA finanzia un progetto di ricerca coordinato dalla dott.ssa Assunta Capacci, coadiuvata dalla dott.ssa Giulia Calabrese e dai medici specializzandi del Policlinico Gemelli di Roma.

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