Salute 5 Febbraio 2026 12:47

Una molecola “smart” rafforza le difese del cervello contro l’Alzheimer

Sulfavant A, sviluppata dal Cnr-Icb, modula la microglia nei modelli preclinici, riduce le placche di beta-amiloide e protegge i neuroni migliorando memoria e funzioni cognitive.

di Arnaldo Iodice
Una molecola “smart” rafforza le difese del cervello contro l’Alzheimer

Uno studio coordinato dal Cnr-Icb propone un nuovo approccio terapeutico per l’Alzheimer, puntando sul rafforzamento delle difese naturali del cervello e sulla modulazione dell’immunità innata cerebrale per sostenere le funzioni neuronali e la memoria. La ricerca è pubblicata sul Journal of Neuroinflammation.

L’indagine, condotta dall’Istituto di chimica biomolecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Pozzuoli (Cnr-Icb), suggerisce una strategia innovativa: sviluppare una piccola molecola “smart” capace di potenziare le difese cerebrali naturali contro la malattia di Alzheimer.

Sviluppo e ruolo di Sulfavant A

Lo studio, realizzato in collaborazione con il Dipartimento di biologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Università Campus Bio-Medico di Roma e l’IRCCS Fondazione Santa Lucia, descrive lo sviluppo di Sulfavant A, composto di sintesi brevettato dal Cnr. In passato già studiato per la sua capacità di rafforzare le difese naturali dell’organismo nel trattamento dei tumori, in particolare del melanoma, e contro agenti patogeni come batteri, Sulfavant A ora mostra potenzialità anche nell’Alzheimer.

Nei modelli preclinici, la molecola ha modulato in modo selettivo l’attività della microglia, le cellule immunitarie del sistema nervoso responsabili della sorveglianza e rimozione di detriti cellulari e aggregati proteici. Ciò è particolarmente rilevante nell’Alzheimer, dove l’accumulo extracellulare del peptide beta-amiloide forma placche tossiche per i neuroni, contribuendo alla neurodegenerazione e alla perdita di memoria. Il trattamento con Sulfavant A ha ridotto e in parte prevenuto la formazione delle placche, proteggendo i neuroni e migliorando le funzioni mnemoniche.

Le prospettive terapeutiche

“Il lavoro suggerisce un vero e proprio cambio di prospettiva nel trattamento della malattia, cioè non concentrarsi esclusivamente sulla rimozione diretta delle placche amiloidi, ma di sostenere e potenziare i meccanismi endogeni di difesa del cervello, con particolare attenzione al ruolo dell’immunità innata”, afferma Angelo Fontana, direttore del Cnr-Icb e coordinatore del team di studiosi.

“La nostra ricerca ha adottato un approccio alternativo mirato al rafforzamento della funzione delle microglia, le cellule immunitarie residenti nel sistema nervoso centrale deputate alla sorveglianza e alla rimozione di detriti cellulari e aggregati proteici di beta-amiloide, incluse le forme iniziali che si formano prima della comparsa dei sintomi patologici”, spiega Fontana. “In particolare, lo studio si è concentrato sulla modulazione dei meccanismi di ‘clearance’ già presenti nel cervello, con l’obiettivo di aumentarne l’efficienza in modo selettivo senza intervenire esclusivamente sulla distruzione diretta dei depositi”.

Nonostante i progressi recenti, le terapie disponibili rimangono limitate, rendendo prioritaria la ricerca di approcci innovativi capaci di intervenire precocemente sui meccanismi di malattia. La ricerca ha dimostrato che Sulfavant A può incrementare selettivamente l’attività microgliale nelle fasi iniziali.

“Nei modelli preclinici di malattia di Alzheimer, il trattamento con Sulfavant A ha determinato una marcata riduzione delle placche di beta-amiloide, una diminuzione dei segni di degenerazione neuronale e un miglioramento significativo delle prestazioni nei test di memoria e apprendimento”, spiega Marcello D’Amelio, responsabile dell’Unità di neuroscienze molecolari dell’Università Campus Bio-Medico di Roma (supportata da Fondazione Roma) e responsabile della sperimentazione preclinica. “I dati suggeriscono che il sostegno alla funzione microgliale, oltre a un intervento diretto sui depositi amiloidei, possa contribuire al ripristino di un equilibrio fisiologico compromesso nelle fasi di malattia”.

I risultati confermano che potenziare l’immunità innata cerebrale rappresenta una strategia terapeutica promettente e complementare agli approcci tradizionali. “La ricerca, sostenuta da finanziamenti europei e della Regione Campania – conclude Fontana –, proseguirà ora verso la validazione clinica, per la quale auspichiamo il coinvolgimento di partner privati, con l’obiettivo di sviluppare interventi terapeutici sicuri ed efficaci per la malattia di Alzheimer”.

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