Salute 11 Giugno 2025 17:06

Le app sul ciclo mestruale mettono a rischio la privacy delle donne

Le app di monitoraggio del ciclo mestruale, sempre più diffuse tra le donne di tutto il mondo, comportano rischi per la privacy e la sicurezza delle utenti. Lo rivela uno studio dell’Università di Cambridge
Le app sul ciclo mestruale mettono a rischio la privacy delle donne

Le app di monitoraggio del ciclo mestruale, sempre più diffuse tra le donne di tutto il mondo, comportano rischi per la privacy e la sicurezza delle utenti. Lo rivela uno studio dell’Università di Cambridge, pubblicato dal Minderoo Centre for Technology and Democracy. La ricerca sostiene che queste app rappresentano una vera e propria “miniera d’oro” per la profilazione commerciale, mettendo a rischio la sicurezza delle donne.

I dati personali che generano valore economico

Secondo il rapporto, le app per il monitoraggio del ciclo mestruale raccolgono una quantità impressionante di dati personali: abitudini di esercizio fisico, dieta, farmaci assunti, preferenze sessuali, livelli ormonali e uso di contraccettivi. Queste informazioni, estremamente sensibili, sono spesso sottovalutate dagli utenti, che non sono pienamente consapevoli del loro valore economico e del rischio che possano essere vendute a terzi, come inserzionisti e broker di dati. Gli autori avvertono che, se questi dati finissero nelle mani sbagliate, potrebbero verificarsi gravi conseguenze: discriminazione sul lavoro, limitazioni nell’accesso all’assicurazione sanitaria, cyberstalking, e persino restrizioni nell’accesso all’aborto.

Donne rischiano di diventare bersagli di pubblicità mirate

In particolare, i dati relativi alla gravidanza sono considerati oltre duecento volte più preziosi rispetto a quelli su età, sesso o posizione geografica, rendendoli bersagli privilegiati per la pubblicità mirata. Il settore della “femtech”, che include prodotti digitali per la salute e il benessere femminile, è in rapida espansione e si stima raggiungerà un valore di oltre 60 miliardi di dollari entro il 2027, con le app di monitoraggio del ciclo che rappresentano la metà di questo mercato. Solo le tre app più popolari hanno registrato un quarto di miliardo di download globali nel 2024. Nonostante ciò, la regolamentazione è ancora insufficiente.

Soluzioni per proteggere le utenti delle app

Nel Regno Unito e nell’Unione Europea, i dati sui cicli mestruali sono considerati “categoria speciale” e godono di tutele legali, ma il rapporto denuncia come le app possano comunque essere utilizzate per addebitare costi alle donne che accedono illegalmente ai servizi di aborto. Negli Stati Uniti, invece, tali dati non godono di protezioni specifiche e sono stati già utilizzati per ostacolare l’accesso all’aborto. Il rapporto propone una serie di soluzioni per proteggere le utenti, come sviluppo di app pubbliche, suggerendo che il Servizio Sanitario Nazionale, NHS, del Regno Unito sviluppi una propria app trasparente e affidabile; consenso informato, con le app che dovrebbero offrire opzioni di consenso chiare e granulari, evitando la raccolta di dati “tutto o niente”; pulsanti di eliminazione, secondo cui dovrebbero essere implementate funzioni che consentano agli utenti di cancellare facilmente i propri dati sia dall’app che dai server aziendali; educazione digitale, con le scuole che dovrebbero includere nei programmi l’alfabetizzazione digitale e la gestione dei dati sanitari.

Serve una maggiore regolamentazione e trasparenza

Lo studio sottolinea che la mercificazione dei dati raccolti dalle app di monitoraggio del ciclo mestruale rappresenta una minaccia reale per la privacy e la sicurezza delle donne. Gli autori invitano a una maggiore regolamentazione e trasparenza, nonché allo sviluppo di alternative pubbliche che mettano al centro la salute e i diritti delle utenti. “Le donne meritano di meglio che vedere i propri dati trattati come semplici dati di consumo. Il futuro può e deve essere diverso”, conclude Gina Neff, del Minderoo Centre for Technology and Democracy dell’Università di Cambridge.

 

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