Salute 19 Giugno 2024 10:06

Depressione in gravidanza, mette a rischio anche la salute del cuore

Un nuovo studio ha dimostrato che cadere in depressione durante la gestazione o nel periodo perinatale può aumentare il rischio di soffrire di patologie cardiache negli anni a venire, soprattutto di ipertensione, ischemia e insufficienza cardiache
Depressione in gravidanza, mette a rischio anche la salute del cuore

Una donna su cinque nel mondo soffre di depressione in gravidanza e/o nel post-partum. Una condizione che mette a rischio non solo la salute mentale, ma anche quella del cuore. Un nuovo studio, infatti, ha dimostrato che cadere in depressione durante la gestazione o nel periodo perinatale può aumentare il rischio di soffrire di patologie cardiache negli anni a venire, soprattutto di ipertensione, ischemia e insufficienza cardiache. La ricerca, diretta da Emma Brann del Karolinska Institutet di Stoccolma, è stata appena pubblicata sull’European Heart Journal. L’associazione tra depressione in gravidanza e/o nel post-partum e patologie cardiache è stata dimostrata grazie all’analisi dei dati relativi a circa 600mila donne. “Il nostro gruppo di ricerca ha già scoperto che la depressione perinatale è legata ad un aumento del rischio di diversi altri problemi di salute, tra cui disturbi premestruali, autoimmuni e comportamenti suicidari, oltre che alla morte prematura”, sottolinea Brann.

I presupposti della ricerca

“Storicamente, la ricerca sulle malattie cardiovascolari si è concentrata principalmente sulle popolazioni maschili – spiegano i ricercatori – . Ciò ha permesso di identificare fattori di rischio importanti per gli uomini, tra cui l’iperlipidemia, l’obesità, il diabete e il fumo. La ricerca sulla salute cardiovascolare delle donne, invece, è cresciuta in modo significativo solo negli ultimi decenni e i fattori di rischio specifici femminili per le malattie cardiovascolari rimangono poco studiati e in gran parte non riconosciuti”. Tuttavia, sottolineano gli studiosi “prove crescenti suggeriscono che la storia riproduttiva – tra cui aborto spontaneo, parto pretermine, natimortalità fetale, pre-eclampsia e diabete gestazionale – può essere utilizzata per stimare il rischio futuro di malattie cardiovascolari nelle donne”. Ed è proprio partendo da questi presupposti che il team di scienziati del Karolinska Institutet di Stoccolma ha avviato la sua ricerca.

Il metodo di studio

Lo studio si è basato sul Registro Medico delle Nascite Svedese: i ricercatori hanno confrontato 55.539 donne con depressione perinatale tra il 2001 e il 2014 con un altro gruppo di 545.567 donne svedesi che avevano anche partorito nello stesso periodo, ma senza manifestare alcuna forma di depressione perinatale. Tutte le donne sono state seguite fino al 2020 per valutare se sviluppassero malattie cardiovascolari. Tra quelle con depressione perinatale, il 6,4% ha sviluppato malattie cardiovascolari, percentuale ferma al 3,7% tra le donne che non avevano sofferto di depressione nel post partum. Questo equivale a un rischio superiore del 36% di sviluppare malattie cardiovascolari. Il loro rischio di ipertensione era circa il 50% più alto, quello di malattia cardiaca ischemica superiore del 37% e quello di insufficienza cardiaca di circa il 36%.

 

Le conclusioni

“Tra le donne con depressione perinatale clinicamente diagnosticata, dunque – scrivono i ricercatori nelle conclusioni dello studio -, abbiamo riscontrato un tasso più elevato di malattie cardiovascolari in età adulta. Sebbene i fattori familiari possano avere un ruolo non trascurabile, i nostri risultati supportano la discussione in corso sulla considerazione della storia riproduttiva, inclusa la depressione perinatale, per la valutazione e la previsione del rischio cardiovascolare nelle donne”. Tuttavia, restano dei limiti, sottolineati dagli stessi scienziati, sui meccanismi di connessione tra la depressione perinatale e l’insorgenza di ipertensione, ischemia e insufficienza cardiache negli anni a venire. “Rimane poco chiaro come la depressione perinatale porti a malattie cardiovascolari. Dobbiamo fare più ricerca per capirlo, così da trovare i modi migliori per prevenire la depressione e – conclude Brann – ridurre il rischio di malattie cardiovascolari”.

 

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