OMCeO, Enti e Territori 14 febbraio 2017

Giornata Mondiale Epilessia, ecco come “uscire fuori dall’ombra”

«Si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale dell’Epilessia e ancora una volta è utile ricordare quanto questa malattia sia accompagnata da pregiudizi, disinformazione e ignoranza», afferma la Dottoressa Clementina Boniver, Neurologa Pediatra, Epilettologa, presso Azienda Ospedaliera – Università degli Studi di Padova che interverrà al convegno organizzato dall’AICE Veneto – Update in Epilettologia […]

«Si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale dell’Epilessia e ancora una volta è utile ricordare quanto questa malattia sia accompagnata da pregiudizi, disinformazione e ignoranza», afferma la Dottoressa Clementina Boniver, Neurologa Pediatra, Epilettologa, presso Azienda Ospedaliera – Università degli Studi di Padova che interverrà al convegno organizzato dall’AICE Veneto – Update in Epilettologia – che si è tenuto a Padova sabato 11 Febbraio. «La parola d’ordine è sempre uscire fuori – afferma la Boniver –. A distanza di quasi 20 anni dal progetto congiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della Lega Internazionale contro l’Epilessia la strada da percorrere è ancora lunga. La diagnosi di epilessia continua ad avere un impatto emotivo nel paziente e nei suoi familiari spesso sproporzionato alla reale gravità del problema. I pazienti devono essere aiutati a conoscere e saper accettare la malattia. Una corretta informazione evita errate percezioni e vissuti distorti che comportano il rischio di atteggiamenti iperprotettivi, scarsa autostima e maggior vulnerabilità sociale. L’epilessia è un problema di grande rilevanza sociale – afferma Stefano Bellon presidente AICE Veneto –  tanto che in Italia è riconosciuta come malattia sociale con DM n 249/65. Lo stigma derivante dall’improvviso e imprevedibile manifestarsi della crisi, l’ignoranza radicata nelle superstizioni e nelle norme discriminanti negano la piena cittadinanza alle persone affette da epilessia. Siamo in tanti in Italia ad avere questa malattia e con le nostre famiglie e amici saremo in grado di migliorare la qualità delle nostre vite».

PROGNOSI

Quando non c’è conoscenza c’è paura. «La gente comune deve sapere che l’epilessia è un disordine del cervello curabile e quindi compatibile con una vita normale nel 70% dei casi. L’epilessia non impedisce a questi pazienti di andare a scuola, svolgere attività sportiva, lavorare ed avere dei figli – aggiunge la Drssa Clementina Boniver – purtroppo rimane ancora una quota consistente di pazienti farmacoresistenti nonostante siano stati sperimentati e commercializzati negli ultimi anni nuovi farmaci antiepilettici e proposte strategie terapeutiche alternative. L’inizio delle crisi epilettiche riguarda più frequentemente la fascia di età 0 -18 e quindi può essere coinvolto tutto il periodo della formazione scolastica. Purtroppo ci sono realtà in cui le informazioni sulla malattia sono distorte e scarsa la comunicazione tra famiglie, specialisti e insegnanti», spiega la Neurologa pediatra.

INDAGINE TRA GLI INSEGNATI

«Da un’indagine DOXA su 600 insegnanti italiani del 2010 risulta che quasi tutti gli insegnanti conoscono  l’epilessia ma 6 su 10 non saprebbero come intervenire di fronte a una crisi epilettica, il 58% metterebbe in atto comportamenti errati e il 70%, in presenza di una crisi epilettica, chiamerebbe subito il 118. Una survey più recente nel 2014 non riporta dati più confortanti – afferma la Boniver – E’ fondamentale fare un lavoro quotidiano e capillare di formazione e informazione».

COSA FARE IN PRESENZA DI UNA PERSONA CON ATTACCO EPILETTICO

«In presenza di una crisi non bisogna avere paura e aiutare la persona non comporta nulla di difficile. Se la crisi è di breve durata e comporta solo un’alterazione parziale della coscienza bisogna rassicurare la persona, comunicare con lei per capire se la crisi è terminata, accompagnarla con gentilezza per evitare ostacoli e luoghi pericolosi. Se durante la crisi la persona perde conoscenza, cade e presenta delle scosse bisogna proteggerla da lesioni mettendole qualcosa di morbido sotto la testa, allentargli i vestiti se troppo stretti, stenderla supina o su un fianco, comunicare e assicurarsi che abbia ripreso conoscenza. NON bisogna immobilizzarla, inserirle dita o fazzoletti in bocca, alzarla o darle da bere appena è terminata la crisi, praticare la respirazione artificiale d’emblèe, somministrare farmaci se la crisi è terminata. E se la crisi dura più di 4/5 minuti? E’ necessario l’intervento farmacologico», conclude l’esperta.

GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Salute

Nuovi LEA, assistenza psicologica diventa diritto. Lazzari (CNOP): «Svolta per professione e cittadini»

«Grazie ai nuovi Livelli Essenziali di Assistenza, il supporto psicologico sarà garantito». Con Davide Lazzari, coordinatore della Task Force sui LEA, istituita dall’Ordine degli Psicologi, riper...
di Isabella Faggiano
Lavoro

«È il Far West», lo sfogo di una giovane dottoressa “sequestrata” durante una visita

«Mi ha tenuta segregata per due ore brandendo un paio di forbici» la testimonianza di Valentina Nava, medico tirocinante di Pronto Soccorso
Salute

Carenza medici, Anaao: «35mila specialisti via nei prossimi cinque anni». Biasci (FIMP): «Pediatri a rischio, servono risorse e strutture»

Studio rivela: dai cardiologi ai ginecologi, dieci specializzazioni a rischio estinzione. Palermo: «Aumentare le borse di studio o far accedere i giovani medici al Ssn dopo la laurea». Il Presidente...
di Giovanni Cedrone e Serena Santi