Diritto 11 ottobre 2016

Ex specializzandi, transazione all’esame finale. Aiello (NCD): «In tempi brevi si arriverà a soluzione»

Sanità Informazione ha intervistato il primo firmatario (insieme ad altri 20 senatori) del Disegno di legge unificato che propone un accordo transattivo per chi ha frequentato una scuola post-laurea in medicina tra il 1978 e il 2006. Nel frattempo, altri 18 milioni di euro consegnati da Consulcesi ai camici bianchi di Napoli e provincia

Il Ddl che ridarà finalmente giustizia ai medici ex specializzandi ’78-2006 si avvia verso l’esame finale. L’ “Atto Senato” n° 2400 è stato infatti assegnato alla 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali) di Palazzo Madama ed è attualmente in discussione. Si avvicina dunque l’accordo transattivo che darà a tutti i medici interessati dal provvedimento la possibilità di vedersi riconoscere una cifra forfettaria per gli anni di scuola post-laurea non correttamente retribuiti, in barba alle normative europee emanate sul tema. Il tutto avviene mentre a Napoli il Gruppo Consulcesi, leader nella tutela legale dei camici bianchi, consegna oltre 18 milioni di euro a centinaia di medici di tutta la Campania che non hanno ricevuto la borsa di studio durante gli anni di specializzazione. Su questo argomento, Sanità Informazione ha intervistato il Senatore Piero Aiello, primo firmatario (insieme ad altri 20 colleghi) del Disegno di legge unificato che darà il giusto rimborso ai medici che hanno fatto ricorso.

«C’è grande soddisfazione nel vedere dove ci sta portando questo percorso laborioso che ha visto nel corso del tempo la presentazione di tre Disegni di legge che poi sono stati uniti in un testo conclusivo, a cui io e altri colleghi abbiamo posto la firma e che ha iniziato l’iter della discussione. Sono stati nominati relatori due bravissimi colleghi, il Senatore Liuzzi e Conte, e dunque siamo speranzosi che in tempi relativamente brevi si arriverà ad una conclusione della faccenda. Si tratta di una conquista non solo “tecnica”, ma anche politica, di civiltà, perché credo che il Governo e il Parlamento abbiano finalmente compreso che è necessario trovare una soluzione per almeno due motivi: il primo riguarda il risarcimento di un diritto negato ai medici che dal ’78 al 2006 avevano diritto ad una remunerazione. Il secondo è relativo alle spese che lo Stato italiano si vede costretto a sostenere [per via dei ricorsi, ndr] e che hanno raggiunto cifre considerevoli. Credo che il lavoro sinergico che il Parlamento è chiamato a fare debba portare ad una conclusione dell’iter normativo nel più breve tempo possibile, in modo da attenuare sia il disagio dei colleghi che delle casse dello Stato».

Un impegno che finalmente viene recepito dal Governo che, con l’inizio della discussione della legge di bilancio, può inserirvi anche la soluzione definitiva alla questione.

«Sono fiducioso perché quando abbiamo cominciato questo percorso anni fa gli ostacoli sono stati tanti: c’era diffidenza e anche una grande difficoltà ad arrivare all’inizio della discussione. Per questo ci sono stati malumori da parte dei medici e dei politici che hanno preso a cuore questa faccenda, interessandosi di tutte le tematiche relative al mondo della sanità. Si tratta dunque di un passo importante. Stiamo spingendo molto affinché la discussione arrivi al suo epilogo, in modo tale che possa nascere una seconda fase: quella che ci porterà a creare l’unanimità dei consensi all’interno della Commissione per arrivare all’approvazione della norma in termini deliberanti a partire dalla Commissione, prima che dell’Aula. Ora c’è da vedere qual è la posizione del Governo e della Commissione sul tema».

Tutto questo avviene proprio mentre a Napoli vengono restituiti ai medici ex specializzandi altri 18 milioni di euro.

«Ormai quotidianamente abbiamo questo tipo di notizia. La quasi totalità delle cause vengono vinte dai colleghi con enormi esborsi da parte dello Stato. Credo che debba ormai essere una convinzione comune da parte della politica che non si può più andare avanti così, anche perché si tratta di spese che gravano sulla Presidenza del Consiglio, la quale penso non debba più sentirsi disposta a spendere inutilmente così tanti soldi. Basta poco per mettere la parola fine. Basta approvare questa norma».

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