Alcuni nutrienti del latte materno possono cambiare grazie a specifiche integrazioni alimentari, mentre altri restano stabili. Lo dimostra uno studio internazionale pubblicato su Science, condotto su tre sperimentazioni in Burkina Faso, Pakistan e Tanzania.
Ciò che mangia una mamma durante l’allattamento può influenzare anche la composizione del latte, ma non tutte le sostanze rispondono allo stesso modo. A indagare questo rapporto è stato un gruppo internazionale di ricercatori del consorzio International Milk Composition (IMiC), che ha confrontato i risultati di tre studi clinici randomizzati condotti su donne che allattavano in Burkina Faso, Pakistan e Tanzania. La ricerca, pubblicata l’8 ottobre 2026 sulla rivista Science, ha valutato gli effetti di specifici interventi nutrizionali sulla composizione del latte materno. I risultati mostrano che alcune integrazioni possono modificarne il contenuto di vitamine del gruppo B, selenio e i profili dei trigliceridi, mentre altri componenti risultano più stabili. L’obiettivo è capire come migliorare l’apporto di nutrienti ai bambini attraverso interventi mirati sulla nutrizione materna.
Uno dei risultati principali riguarda le vitamine del gruppo B, la cui presenza nel latte materno è aumentata in seguito agli interventi nutrizionali esaminati. Lo studio ha valutato sia l’integrazione bilanciata di energia e proteine, sia la somministrazione di nicotinamide, una forma di vitamina B3. I ricercatori hanno rilevato cambiamenti anche nei metaboliti legati alle vitamine e nei profili dei trigliceridi, una classe di grassi presenti nel latte. Tra le componenti interessate dagli interventi figura anche il selenio, un minerale essenziale per diverse funzioni dell’organismo. Questi risultati mostrano che alcuni aspetti della composizione del latte possono essere modificati attraverso interventi nutrizionali specifici. Non significa, però, che qualsiasi cambiamento nella dieta quotidiana produca gli stessi effetti o che tutte le donne abbiano bisogno delle medesime integrazioni.
La ricerca ha evidenziato anche un aspetto importante: non tutte le sostanze presenti nel latte materno cambiano quando viene modificata la nutrizione della madre. Macronutrienti, oligosaccaridi, proteine bioattive e composizione del microbioma hanno mostrato una maggiore stabilità rispetto agli interventi studiati. La ghiandola mammaria, infatti, regola la produzione del latte attraverso meccanismi biologici complessi, che non dipendono esclusivamente dalla disponibilità dei nutrienti nell’alimentazione. Il latte materno non è quindi una semplice copia di ciò che mangia la mamma: alcune componenti possono rispondere alle integrazioni, mentre altre sono mantenute relativamente stabili dall’organismo. Comprendere questa differenza aiuta a individuare gli interventi che possono modificare realmente il profilo nutrizionale del latte.
Oltre alla composizione del latte, i ricercatori hanno valutato anche gli esiti sulla crescita infantile. I risultati indicano che l’integrazione bilanciata di energia e proteine dopo il parto ha migliorato la crescita dei bambini soprattutto nel gruppo in cui la malnutrizione era più marcata. Questo elemento suggerisce che gli interventi nutrizionali possano avere un ruolo particolare nelle popolazioni in cui le carenze materne sono più diffuse. Non è però possibile concludere che qualsiasi integrazione migliori la crescita di tutti i bambini allattati al seno. I benefici dipendono dalle condizioni nutrizionali di partenza e dal tipo di intervento utilizzato. La ricerca invita quindi a considerare la nutrizione materna come una componente importante della salute nei primi mesi di vita, evitando indicazioni generalizzate non sostenute dai risultati.
Lo studio contribuisce a chiarire quali componenti del latte materno possano essere modificate attraverso interventi nutrizionali e quali, invece, siano maggiormente regolate dai processi fisiologici della lattazione. La possibilità di aumentare alcuni micronutrienti potrebbe aiutare a sviluppare strategie più mirate per sostenere la salute materna e infantile, soprattutto nei contesti in cui l’alimentazione non garantisce un apporto adeguato di nutrienti. Saranno necessari ulteriori approfondimenti per stabilire quali interventi siano più efficaci nelle diverse popolazioni e quali benefici producano nel lungo periodo. Il messaggio principale non è che le mamme debbano modificare autonomamente la propria dieta o assumere integratori, ma che comprendere il rapporto tra nutrizione materna e composizione del latte può aiutare a individuare interventi appropriati, sulla base dei bisogni nutrizionali effettivi.
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