Salute 20 Ottobre 2026 11:04

Vitamina C e tumori del sangue, uno studio rileva un possibile vantaggio di sopravvivenza

Lo studio EVITA, pubblicato sulla rivista CANCER, ha confrontato 1.000 mg al giorno di vitamina C con un placebo in 109 pazienti. L'analisi esplorativa indica un possibile beneficio sulla sopravvivenza e una riduzione degli eventi avversi.

di Arnaldo Iodice
Vitamina C e tumori del sangue, uno studio rileva un possibile vantaggio di sopravvivenza

Un innovativo studio clinico suggerisce che l’assunzione quotidiana di vitamina C potrebbe migliorare significativamente la sopravvivenza dei pazienti affetti da patologie ematologiche precancerose e tumori del sangue in fase iniziale. I risultati della sperimentazione di fase 2, denominata EVITA, sono stati recentemente pubblicati sulla prestigiosa rivista CANCER dell’American Cancer Society. Condotta dal consorzio internazionale Van Andel Institute-Stand Up To Cancer Epigenetics Dream Team sotto la guida della professoressa Kirsten Grønbæk, la ricerca ha coinvolto 109 pazienti con citopenia clonale di significato indeterminato o sindrome mielodisplastica.

Lo studio, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, è stato realizzato presso quattro centri ospedalieri di eccellenza in Danimarca e negli Stati Uniti. I partecipanti hanno assunto una dose orale giornaliera di 1.000 mg di vitamina C oppure un placebo per dodici mesi completi, fornendo per la prima volta prove concrete sull’efficacia dell’integrazione orale quotidiana nel contrastare complicanze gravi e progressione verso la leucemia.

Riduzione degli eventi avversi e modulazione della risposta immunitaria

Oltre a valutare l’efficacia generale del trattamento, i ricercatori dello studio EVITA hanno analizzato dettagliatamente l’impatto clinico dell’integrazione quotidiana di vitamina C sulla tollerabilità generale e sui marcatori biologici dei pazienti. I dati raccolti durante i dodici mesi di somministrazione e nel successivo periodo di monitoraggio hanno mostrato che i soggetti trattati con l’integratore hanno registrato un numero significativamente inferiore di eventi avversi rispetto a coloro che avevano ricevuto il placebo.

Questo risultato appare estremamente rilevante per soggetti particolarmente anziani o vulnerabili. Dal punto di vista molecolare, l’assunzione continuativa della vitamina ha indotto una sostanziale modifica nei livelli ematici di alcune specifiche molecole di segnalazione immunitaria, denominate citochine, in modi che la letteratura scientifica associa a quadri clinici decisamente più favorevoli. Tali variazioni suggeriscono che la vitamina C sia in grado di modulare efficacemente i processi infiammatori sistemici coinvolti nella proliferazione e nella progressione delle cellule ematiche anomale. Di conseguenza, l’integrazione offre una speranza concreta per chi soffre di condizioni precancerose come la CCUS, per le quali attualmente non esistono terapie approvate volte a prevenire la trasformazione in leucemia mieloide.

Un significativo vantaggio di sopravvivenza e il concetto di intercettazione precoce

Sebbene la somministrazione di vitamina C non abbia alterato in modo marcato la velocità di proliferazione delle cellule anomale, un’analisi esplorativa ha rivelato un dato di straordinario interesse scientifico. I pazienti trattati con l’integratore presentavano una probabilità significativamente più elevata di essere ancora in vita dopo circa tre anni di follow-up rispetto a coloro che avevano ricevuto il placebo. Il professor Peter A. Jones ha espresso un cauto ottimismo, sottolineando l’importanza dell’intercettazione del cancro, un approccio terapeutico innovativo mirato a intervenire tempestivamente prima che la neoplasia si sviluppi pienamente.

Attualmente, per molte patologie ematologiche precancerose non restava che monitorare la malattia e attendere l’eventuale peggioramento, un’esperienza fortemente frustrante per i pazienti. Come evidenziato dal dottor Casey O’Connell, l’approccio sperimentato dall’innovativo studio EVITA affronta direttamente questa complessa sfida, cercando di contrastare i fattori biologici che guidano lo sviluppo tumorale e offrendo nuove prospettive per la gestione precoce della patologia ematologica grave.

I meccanismi biologici ed epigenetici legati all’enzima TET2

Negli ultimi decenni, l’evoluzione delle tecnologie di ricerca biomedica ha permesso di scoprire che il ruolo della vitamina C va ben oltre le sue note funzioni nutrizionali e immunitarie. In particolare, gli scienziati hanno identificato il suo coinvolgimento diretto nel controllo dell’espressione genica e nello sviluppo cellulare ordinato. Una delle scoperte più rilevanti riguarda l’enzima TET2, una proteina fondamentale che contribuisce a prevenire la crescita tumorale regolando l’attivazione e la disattivazione di geni specifici.

La vitamina C agisce come un essenziale fattore di supporto per la corretta funzionalità di TET2, aiutando a mantenere i normali modelli di regolazione genica ed epigenetica. Nelle patologie ematologiche precancerose e nelle leucemie, le mutazioni a carico del gene TET2 sono riscontrate con frequenza elevata; quando la funzione di questo enzima viene compromessa, le cellule anomale possono proliferare in modo incontrollato e trasformarsi in neoplasie maligne.

Esperimenti condotti su modelli tumorali hanno dimostrato che l’integrazione di vitamina C è in grado di interferire con queste alterazioni molecolari, rallentando in modo significativo la progressione della malattia. Gli studi evidenziano che gli effetti protettivi risultano particolarmente marcati se la somministrazione della vitamina avviene nelle fasi precoci, prima che la trasformazione leucemica si sia concretizzata. Tale evidenza biologica rafforza l’ipotesi che la vitamina C possa ripristinare la normale funzione epigenetica nelle cellule ematiche a rischio di sviluppo tumorale.

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