L’aumento delle temperature e le nuove malattie rendono il ruolo dei veterinari centrale nella protezione della salute animale e umana.
I cambiamenti climatici stanno modificando in modo sempre più evidente la diffusione delle malattie infettive, gli equilibri degli ecosistemi e la sicurezza delle produzioni alimentari, rendendo centrale il contributo della medicina veterinaria nella prevenzione dei rischi sanitari emergenti. L’aumento delle temperature, l’alterazione degli habitat naturali e lo spostamento delle specie selvatiche stanno infatti favorendo la comparsa di nuove zoonosi e la diffusione di patologie trasmesse da vettori, con effetti diretti sulla salute animale e umana.
In questo scenario, il medico veterinario assume un ruolo strategico di sorveglianza e prevenzione, come sottolineato dal presidente della SIMeVeP, Antonio Sorice, che durante l’evento “Veterinaria, Ambiente e Cambiamenti Climatici” ha ricordato che “il medico veterinario agisce come sentinella epidemiologica: il suo monitoraggio costante su fauna e allevamenti permette di intercettare precocemente gli effetti dei cambiamenti climatici. È il primo presidio contro le malattie emergenti, garantendo la sicurezza sanitaria in un ambiente sempre più fragile.”
L’iniziativa, promossa dal Ministero della Salute insieme a SIMeVeP e SIVeMP, ha messo al centro un approccio multidisciplinare alla salute globale, affrontando temi chiave come la diffusione delle malattie emergenti e delle arbovirosi, le vulnerabilità produttive di apicoltura, acquacoltura e avicoltura, l’impatto degli inquinanti ambientali (tra cui microplastiche e PFAS) e la crescente minaccia dell’antibiotico-resistenza.
Cambiamenti climatici, salute animale e sicurezza alimentare
Nel corso del convegno è stato ribadito come i cambiamenti climatici stiano modificando profondamente gli equilibri sanitari e produttivi, ridefinendo i fattori di rischio per la salute pubblica e animale. Il presidente della Federazione dei Veterinari, dei Medici e dei Dirigenti sanitari (FVM), Aldo Grasselli, ha sottolineato che “il modello economico globale, orientato al consumo e purtroppo allo spreco, genera effetti ormai evidenti sul clima e i cambiamenti climatici determinano condizioni favorevoli a patologie del regno vegetale e animale. L’uomo ha davanti scenari caratterizzati da rischi più intensi e una vulnerabilità che può essere mitigata solo grazie al lavoro dei medici veterinari per mantenere sani gli animali che spesso sono il serbatoio di patologie infettive trasmissibili all’uomo e per assicurare la salubrità degli alimenti la cui contaminazione può impattare sulla salute dei consumatori. Più e meglio i medici veterinari possono proteggere e curare gli animali più sani e protetti saranno gli esseri umani”.
Gli interventi scientifici hanno evidenziato gli effetti diretti e indiretti del cambiamento climatico sugli animali e sulle produzioni alimentari, con particolare attenzione ai comparti più vulnerabili come acquacoltura e apicoltura, alle modificazioni delle rotte migratorie degli uccelli e della loro fenologia e al riemergere di emergenze epidemiche quali l’influenza aviaria. Ampio spazio è stato dedicato anche all’antimicrobico-resistenza, ambito in cui la medicina veterinaria ha registrato negli ultimi dieci anni una significativa riduzione dell’utilizzo di antimicrobici. Parallelamente, è stata approfondita la problematica dei contaminanti ambientali: PFAS e microplastiche rappresentano un rischio crescente per la salute pubblica poiché, attraverso alimenti di origine animale o acqua contaminata, si accumulano lungo la catena alimentare fino all’uomo, particolarmente esposto al fenomeno della biomagnificazione. Le microplastiche, inoltre, oltre a costituire contaminanti diffusi, favoriscono anche lo sviluppo e la diffusione di patogeni antibiotico-resistenti.
One Health e governance integrata per le sfide future
La giornata si è conclusa con una tavola rotonda moderata dal giornalista RAI Fabrizio Patti, che ha riunito rappresentanti dei Ministeri della Salute e dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, degli Istituti Zooprofilattici e della SIMeVeP, con l’obiettivo di tradurre concretamente l’approccio One Health in un modello di integrazione istituzionale.
Il confronto ha evidenziato la necessità di una governance condivisa per affrontare sfide sanitarie e ambientali che superano i confini tra specie, territori e settori produttivi. È stata sottolineata l’importanza di rafforzare i servizi veterinari per aumentare la resilienza del sistema salute di fronte ai mutamenti climatici, che minacciano la sicurezza della catena alimentare anche attraverso contaminanti come PFAS e microplastiche.
Migliorare la salute animale è stato indicato non solo come obiettivo sanitario, ma come vera strategia climatica: animali più sani producono meno emissioni, riducono gli sprechi e contribuiscono agli obiettivi del Programma Triennale Salute Ambiente Biodiversità e Clima.
Il dialogo tra gli esperti, tra cui quelli dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, ha evidenziato come il cambiamento climatico stia modificando le dinamiche delle malattie zoonosiche e dell’antibiotico-resistenza, rendendo sempre più essenziali la sorveglianza predittiva e il monitoraggio dei serbatoi naturali e della fauna selvatica.
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