Prevenzione 8 Luglio 2026 12:04

Vaccino HPV, mortalità quasi azzerata nelle giovani donne: 200 vite già salvate

Il dato emerge da uno studio pubblicato su The Lancet, mentre in Italia le coperture restano ancora inferiori ai livelli necessari per garantire la massima protezione della popolazione.

di Viviana Franzellitti
Vaccino HPV, mortalità quasi azzerata nelle giovani donne: 200 vite già salvate

Il vaccino contro il Papillomavirus umano (HPV) supera un’altra prova decisiva. Dopo aver dimostrato di ridurre infezioni, lesioni precancerose e casi di tumore della cervice uterina, uno studio pubblicato su The Lancet mostra per la prima volta un impatto anche sulla mortalità.

La ricerca ha analizzato i dati nazionali di mortalità in Inghilterra dal 2001 al 2024, confrontando le diverse generazioni di donne prima e dopo l’introduzione del programma vaccinale nazionale nel 2008. I risultati mostrano che nelle ragazze vaccinate tra i 12 e i 13 anni il rischio di morire per tumore della cervice prima dei 30 anni è diventato prossimo allo zero. Secondo i ricercatori, il programma vaccinale ha già evitato circa 200 decessi, offrendo la prima prova su larga scala che un’elevata adesione alla vaccinazione può avvicinare concretamente l’obiettivo di eliminare questo tumore come problema di sanità pubblica.

Perché questo studio rappresenta una svolta

Finora l’efficacia della vaccinazione anti-HPV era stata dimostrata soprattutto attraverso la riduzione delle infezioni persistenti, delle lesioni precancerose e dei nuovi casi di tumore della cervice uterina. Dimostrare un impatto sulla mortalità era molto più complesso, perché il carcinoma cervicale è relativamente raro nelle donne più giovani e servivano molti anni di osservazione.

Analizzando oltre vent’anni di dati nazionali, i ricercatori hanno documentato che tra il 2020 e il 2024 non si è verificato alcun decesso per tumore della cervice nelle donne inglesi di 20-24 anni vaccinate durante l’adolescenza. In assenza della vaccinazione, gli studiosi stimano che in quella stessa popolazione sarebbero stati attesi circa 23 decessi.

Non solo meno tumori, ma anche meno morti

Il dato più rilevante è proprio questo: la vaccinazione non si limita a ridurre il numero di diagnosi, ma abbatte anche il rischio di morire per la malattia.

Gli autori sottolineano che lo studio è osservazionale e non può dimostrare da solo un rapporto di causa-effetto. Tuttavia, diverse evidenze rafforzano questa conclusione. Nel periodo analizzato, ad esempio, in Inghilterra è stato modificato il programma di screening cervicale e l’adesione agli screening è progressivamente diminuita. Se questi fattori avessero avuto un ruolo predominante, ci si sarebbe aspettato un aumento della mortalità e non il calo osservato. Anche i progressi terapeutici non spiegano il fenomeno, perché avrebbero prodotto benefici simili in tutte le fasce d’età e non soltanto nelle coorti vaccinate.

Cosa cambia per pazienti e sanità pubblica

La ricerca rafforza il messaggio che la vaccinazione rappresenta il primo strumento di prevenzione primaria contro il tumore della cervice uterina. Per le famiglie significa poter proteggere ragazze e ragazzi da un’infezione responsabile della quasi totalità dei carcinomi cervicali e di una quota importante di altri tumori, come quelli dell’ano, della vulva, della vagina e di parte dei tumori dell’orofaringe.

Per il Servizio sanitario, invece, una maggiore adesione alla vaccinazione può tradursi in meno diagnosi di tumore, meno interventi chirurgici, meno trattamenti oncologici e un minor carico assistenziale, con benefici sia per i pazienti sia per l’organizzazione delle cure.

In Italia le coperture restano ancora troppo basse

Nonostante il vaccino sia offerto gratuitamente agli adolescenti dal Servizio sanitario nazionale, l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi fissati dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale, che punta a raggiungere una copertura del 95% entro il dodicesimo anno di età.

Secondo gli ultimi dati disponibili, la copertura vaccinale si ferma al 51% nelle ragazze nate nel 2012 e al 44,6% nei coetanei maschi, con differenze significative tra le Regioni. Alcune, come Lombardia e Umbria, registrano percentuali molto più elevate, mentre altre restano ben al di sotto dei livelli raccomandati.

L’eliminazione del tumore della cervice è un obiettivo sempre più concreto

A livello mondiale il tumore della cervice uterina continua a rappresentare una delle principali cause di morte oncologica nelle donne, con circa 660 mila nuovi casi e 350 mila decessi registrati nel 2022. I risultati ottenuti in Inghilterra dimostrano però che, quando la vaccinazione raggiunge un’ampia parte della popolazione, il suo impatto può andare ben oltre la riduzione dei casi, fino a incidere sulla mortalità.

Il messaggio dello studio è chiaro: più alta è la copertura vaccinale, maggiore è il numero di vite che possono essere salvate. Per questo, oltre a mantenere attivi i programmi di screening, resta fondamentale migliorare l’accesso alla vaccinazione e contrastare le disuguaglianze territoriali, affinché un numero sempre maggiore di adolescenti possa beneficiare di una protezione efficace contro tumori prevenibili.

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