Prevenzione 2 Aprile 2026 10:08

Vaccino antinfluenzale ad alto dosaggio: possibile alleato contro l’Alzheimer

Uno studio pubblicato su JAMA Neurology suggerisce che il vaccino antinfluenzale potenziato negli over-65 sia associato a una minore incidenza di Alzheimer, aprendo nuove prospettive nella prevenzione della demenza.

di Arnaldo Iodice
Vaccino antinfluenzale ad alto dosaggio: possibile alleato contro l’Alzheimer

Uno studio pubblicato nel 2026 su JAMA Neurology suggerisce che il vaccino antinfluenzale ad alto dosaggio, già raccomandato per gli over-65, potrebbe contribuire a ridurre il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer.

La ricerca, guidata dal neurologo Avram S. Bukhbinder, ha analizzato dati sanitari statunitensi provenienti dal database IQVIA PharMetrics Plus tra il 2014 e il 2019. Gli autori hanno confrontato oltre 120.000 anziani vaccinati con formulazione ad alto dosaggio con circa 44.000 che avevano ricevuto il vaccino standard. Durante un follow-up fino a tre anni, il gruppo con vaccino potenziato ha mostrato un’incidenza significativamente più bassa di nuove diagnosi di demenza di tipo Alzheimer.

Perché un vaccino influenzale potrebbe proteggere il cervello

I ricercatori ipotizzano che il beneficio non dipenda solo dalla prevenzione dell’influenza. Una risposta immunitaria più robusta potrebbe ridurre l’infiammazione sistemica cronica, oggi considerata uno dei fattori che accelerano il declino cognitivo. Evitare infezioni severe significa anche limitare ricoveri, complicanze vascolari e stress biologico sull’organismo, elementi associati a un maggiore rischio di deterioramento neurologico negli anziani fragili.

Il ruolo dell’immunità nell’invecchiamento cerebrale

Negli ultimi anni è emersa una nuova visione della prevenzione neurologica: il cervello non invecchia isolatamente, ma risente profondamente dello stato del sistema immunitario. Infezioni ricorrenti e infiammazione cronica possono favorire processi neurodegenerativi attraverso alterazioni vascolari e attivazione persistente delle cellule immunitarie cerebrali. Il vaccino ad alto dosaggio, progettato per superare la ridotta risposta immunitaria tipica dell’età avanzata, potrebbe quindi agire indirettamente come fattore di protezione cognitiva, mantenendo più stabile l’equilibrio infiammatorio generale dell’organismo.

Limiti dello studio e prospettive future

Gli autori sottolineano che i risultati mostrano un’associazione statistica, non una relazione causa-effetto definitiva. Trattandosi di uno studio osservazionale basato su dati amministrativi, non è possibile escludere completamente fattori confondenti: chi sceglie o riceve il vaccino ad alto dosaggio potrebbe avere migliori condizioni di salute, maggiore accesso alle cure o comportamenti preventivi più attenti.

Tuttavia, il campione molto ampio e la coerenza dei risultati rendono l’ipotesi scientificamente rilevante. Se confermata da studi clinici prospettici e randomizzati, la vaccinazione antinfluenzale potrebbe diventare parte integrante delle strategie di prevenzione della demenza, accanto a controllo cardiovascolare, attività fisica e stimolazione cognitiva.

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