Prevenzione 24 Aprile 2026 11:00

Vaccini: 100 mln dosi, 18,3 mln bimbi recuperati ma allarme morbillo

La più grande campagna globale di recupero vaccinale guidata da UNICEF, Organizzazione Mondiale della Sanità e Gavi, l'Alleanza per i Vaccini ha colmato parte dei ritardi causati dalla pandemia, ma lascia aperte profonde disuguaglianze nell’accesso ai vaccini.

di Viviana Franzellitti
Vaccini: 100 mln dosi, 18,3 mln bimbi recuperati ma allarme morbillo

La pandemia di COVID-19 ha prodotto una delle più gravi interruzioni dei servizi sanitari degli ultimi decenni, con milioni di bambini esclusi dalle vaccinazioni di routine. In risposta, tra il 2023 e il 2025 è stato lanciato il programma Big Catch-Up, un’iniziativa globale senza precedenti che ha consentito di somministrare oltre 100 milioni di dosi di vaccini salvavita e di raggiungere 18,3 milioni di bambini tra 1 e 5 anni in 36 Paesi. L’intervento si è concluso il 31 marzo 2026 e, secondo le stime, è sulla buona strada per arrivare a oltre 21 milioni di bambini vaccinati o recuperati.

Morbillo in crescita: il segnale più evidente della crisi

Le conseguenze delle lacune vaccinali sono già visibili. Nel 2024 si stimano circa 11 milioni di casi di morbillo a livello globale, con un numero di Paesi colpiti da grandi epidemie quasi triplicato dal 2021.
Un aumento legato non solo alle interruzioni pandemiche, ma anche a coperture vaccinali insufficienti e a un calo della fiducia nei vaccini in alcune aree che in passato avevano livelli elevati di immunizzazione.

“Zero-dose”: i bambini completamente esclusi

Il cuore del problema resta rappresentato dai bambini “a dose zero”, mai entrati nei sistemi sanitari. Tra quelli raggiunti dal programma, 12,3 milioni non avevano mai ricevuto alcun vaccino, mentre 15 milioni non erano immunizzati contro il morbillo. Parallelamente, il programma ha distribuito 23 milioni di dosi di vaccino antipolio inattivato (IPV), contribuendo agli sforzi globali per l’eradicazione della poliomielite.

Africa e Asia: il 60% del divario globale

I 36 Paesi coinvolti, concentrati tra Africa e Asia, rappresentano circa il 60% dei bambini non vaccinati nel mondo. In questi contesti, già segnati da povertà, conflitti e sistemi sanitari fragili, la pandemia ha ampliato ulteriormente il numero di bambini esclusi, aggiungendone milioni a una popolazione già vulnerabile.

Risultati concreti: coperture in aumento in diversi Paesi

In 12 Paesi, tra cui Etiopia, Pakistan, Niger e Tanzania, è stato raggiunto oltre il 60% dei bambini sotto i 5 anni mai vaccinati. In Etiopia, ad esempio, oltre 2,5 milioni di bambini “zero-dose” hanno ricevuto la prima dose di vaccino contro difterite, tetano e pertosse, mentre sono state somministrate milioni di dosi contro polio e morbillo. Anche la Nigeria ha registrato progressi significativi, con circa 2 milioni di bambini mai vaccinati raggiunti.

Oltre l’infanzia: il nuovo target 1-5 anni

Uno degli elementi più innovativi del programma è stato l’ampliamento della platea: non solo neonati, ma anche bambini più grandi (1-5 anni) che avevano perso le vaccinazioni di routine. Per la prima volta, dunque, i sistemi sanitari sono stati adattati per:

  • identificare attivamente i non vaccinati;
  • screenare e recuperare i ritardi;
  • monitorare le coperture nel tempo.

Un approccio che ha rafforzato le capacità strutturali dei sistemi sanitari.

Il limite delle campagne: servono sistemi stabili

Nonostante i risultati, le agenzie lanciano un messaggio chiaro: le campagne di recupero non possono sostituire la vaccinazione di routine. Si tratta di interventi costosi e complessi, utili per colmare lacune, ma non sostenibili nel lungo periodo. La protezione più efficace resta quella garantita da programmi regolari e tempestivi.

14,3 milioni di neonati ancora senza vaccini

Il dato più critico resta quello dei nuovi nati: nel 2024 si stima che 14,3 milioni di bambini sotto l’anno di età non abbiano ricevuto neanche una dose di vaccino. Un numero che evidenzia la difficoltà di raggiungere le comunità più isolate, in un contesto globale segnato da crescita demografica, crisi umanitarie e riduzione dei finanziamenti.

La sfida dell’equità e gli obiettivi al 2030

A metà del percorso dell’Agenda globale per l’immunizzazione (IA2030) e nel quadro della strategia Gavi 6.0, la priorità resta ridurre le disuguaglianze nell’accesso ai vaccini. Servono investimenti nazionali a lungo termine, sistemi sanitari resilienti e un impegno costante dei partner internazionali per raggiungere le popolazioni più difficili.

Una lezione dalla pandemia

Il Big Catch-Up dimostra che recuperare è possibile, ma anche che i sistemi sanitari devono essere resi più solidi e inclusivi. Senza questo salto di qualità, il rischio è di continuare a rincorrere emergenze, mentre malattie prevenibili tornano a diffondersi. I vaccini funzionano, è vero. Ma senza accesso equo, non bastano.

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