Salute 13 Ottobre 2026 14:15

Una canzone del cuore può rendere l’ago meno “doloroso”: cosa dice la scienza

Ascoltare la propria musica preferita durante una procedura medica potrebbe ridurre la percezione del dolore. Lo suggerisce uno studio condotto su pazienti sottoposti a incannulamento venoso prima di una risonanza magnetica

di Viviana Franzellitti
Una canzone del cuore può rendere l’ago meno “doloroso”: cosa dice la scienza

Un prelievo di sangue o l’inserimento di un ago in vena possono provocare fastidio, dolore e tensione, anche quando si tratta di procedure di routine. Ma se a fare la differenza fosse proprio la musica scelta dal paziente? È la possibilità esplorata da un gruppo di ricercatori dell’Ospedale universitario di Zurigo, in Svizzera, che ha confrontato gli effetti di diversi ascolti durante l’incannulamento venoso prima di una risonanza magnetica. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Pain Research, ha coinvolto 204 pazienti di età compresa tra 17 e 83 anni e messo a confronto quattro condizioni: musica preferita, Mozart, musica rilassante e nessuna musica. Il risultato più interessante riguarda proprio la scelta personale: chi ascoltava la propria musica riferiva un dolore significativamente inferiore rispetto a chi affrontava la procedura senza accompagnamento musicale. La differenza emergeva sia 30 secondi sia due minuti dopo l’inserimento dell’ago.

Perché la musica preferita potrebbe attenuare il dolore

La musica non è soltanto una forma di intrattenimento: può influenzare le emozioni, l’attenzione e la percezione delle sensazioni fisiche. Durante una procedura medica, ascoltare un brano familiare e amato potrebbe contribuire a spostare l’attenzione dal fastidio dell’ago, modificando il modo in cui viene vissuto quel momento. Il dato più interessante della ricerca è che non tutte le musiche hanno prodotto lo stesso risultato. I pazienti che ascoltavano il proprio brano preferito riferivano meno dolore rispetto a quelli sottoposti alla procedura in silenzio. L’effetto è stato rilevato sia 30 secondi sia due minuti dopo la puntura, suggerendo un possibile beneficio anche nella fase immediatamente successiva all’inserimento dell’ago.

Musica preferita, Mozart o melodie rilassanti: cosa è emerso

Per capire se il tipo di ascolto potesse fare la differenza, i ricercatori hanno suddiviso i 204 partecipanti in quattro gruppi: 52 persone hanno ascoltato Mozart, 51 la propria musica preferita, 50 un brano selezionato per favorire il rilassamento e 51 non hanno ascoltato musica. La percezione del dolore è stata misurata in diversi momenti, utilizzando una scala visiva analogica, uno strumento che permette ai pazienti di indicare l’intensità della sensazione dolorosa.

La musica preferita è stata l’unica a mostrare una riduzione statisticamente significativa del dolore rispetto al silenzio in entrambi i momenti considerati, a 30 secondi e a due minuti dalla puntura. La musica rilassante, invece, non ha evidenziato un beneficio significativo. Mozart ha mostrato risultati più sfumati: considerando soltanto i 71 partecipanti che riferivano già dolore prima della procedura, l’ascolto ha prodotto una riduzione significativa a due minuti dalla puntura, mentre il risultato a 30 secondi era vicino alla soglia della significatività statistica. In questo sottogruppo, anche la musica preferita ha mostrato un beneficio già immediatamente dopo l’inserimento dell’ago.

Non conta soltanto rilassarsi: il ruolo delle preferenze personali

Perché una canzone scelta dal paziente potrebbe funzionare meglio di una melodia genericamente rilassante? Lo studio non consente di stabilire con certezza il meccanismo, ma suggerisce che la risposta alla musica potrebbe dipendere anche dal significato personale ed emotivo del brano, oltre che dalle sue caratteristiche sonore. Una canzone associata a un ricordo positivo, a una persona cara o a un momento importante della propria vita può suscitare emozioni diverse rispetto a un brano scelto esclusivamente perché considerato distensivo.

Questo aspetto rende il risultato particolarmente interessante anche dal punto di vista dell’assistenza sanitaria. Non sarebbe necessariamente utile proporre a tutti la stessa playlist: potrebbe essere più semplice chiedere al paziente quale canzone desideri ascoltare prima di una procedura potenzialmente fastidiosa. Si tratta, tuttavia, di una possibile applicazione pratica, non di una strategia la cui efficacia sia già stata dimostrata in ogni contesto clinico.

Dalla risonanza magnetica ai prelievi: quali applicazioni sono possibili

L’indagine è stata condotta su pazienti sottoposti a incannulamento venoso per una risonanza magnetica con mezzo di contrasto, non su persone arruolate esclusivamente per un normale prelievo di sangue. La distinzione è importante: i risultati riguardano una specifica procedura e non dimostrano automaticamente che la musica riduca il dolore in tutti i tipi di prelievo, nelle vaccinazioni o negli interventi più invasivi.

Se ulteriori studi confermeranno questi risultati, l’ascolto della musica preferita potrebbe rappresentare un supporto semplice e accessibile durante alcune procedure sanitarie. È un intervento non farmacologico che, in contesti compatibili, potrebbe affiancare le normali misure adottate per migliorare il comfort del paziente, senza sostituire gli interventi clinici necessari. La possibilità di personalizzare l’ascolto, inoltre, potrebbe rendere questa soluzione facilmente adattabile alle preferenze individuali.

I limiti dello studio e cosa resta da verificare

I risultati sono promettenti, ma devono essere interpretati con cautela. Si tratta di evidenze esplorative, che richiedono conferme attraverso studi futuri più ampi e metodologicamente più solidi. L’assegnazione dei partecipanti ai quattro gruppi è avvenuta seguendo l’ordine cronologico degli esami programmati: non si è trattato, quindi, di uno studio randomizzato in senso stretto. Inoltre, il dolore è stato valutato nel breve periodo, fino a due minuti dopo la puntura, e non è possibile sapere se l’effetto persista più a lungo.

La ricerca non dimostra neppure che la musica elimini il dolore o che funzioni allo stesso modo per tutti. Mostra, più precisamente, che in questo gruppo di pazienti ascoltare il proprio brano preferito è stato associato a una minore percezione del dolore rispetto al silenzio in due momenti successivi all’inserimento dell’ago. Un risultato circoscritto, ma interessante perché suggerisce che anche una scelta personale semplice, come ascoltare la propria canzone del cuore, potrebbe contribuire a rendere meno spiacevole una procedura medica di routine.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato