Prevenzione 19 Giugno 2026 12:13

Un prelievo può svelare quali cellule stanno invecchiando più in fretta

Analizzando oltre 7.000 proteine nel sangue di 60.542 persone, i ricercatori hanno individuato firme cellulari associate a malattie, mortalità e resilienza biologica.

di Arnaldo Iodice
Un prelievo può svelare quali cellule stanno invecchiando più in fretta

L’invecchiamento non procede allo stesso ritmo in tutto l’organismo. A mostrarlo è uno studio pubblicato su Nature Medicine, che ha analizzato oltre 7.000 proteine presenti nel plasma di 60.542 persone. I ricercatori hanno utilizzato modelli di machine learning per stimare l’età biologica di più di 40 tipi cellulari, tra cui cellule nervose, immunitarie, endocrine, epiteliali e muscoloscheletriche. L’obiettivo era capire se le proteine misurabili nel sangue potessero rivelare quali cellule stanno invecchiando più rapidamente e se questo dato sia collegato al rischio futuro di malattie e mortalità.

Perché l’età biologica non è uguale per tutti i tessuti

Il punto di partenza dello studio è che l’età cronologica, cioè gli anni indicati dalla carta d’identità, non basta a descrivere lo stato reale dell’organismo. Due persone della stessa età possono avere profili biologici molto diversi: in una possono risultare più “vecchie” le cellule del sistema immunitario, in un’altra quelle del sistema nervoso o dei muscoli.

Finora molti strumenti per misurare l’invecchiamento cellulare richiedevano campioni di tessuto, analisi complesse o approcci difficili da applicare su larga scala. La novità di questo lavoro è l’uso del plasma, quindi di una matrice accessibile attraverso un prelievo di sangue. Collegando specifiche proteine ai tipi cellulari da cui derivano, i ricercatori hanno costruito firme molecolari capaci di stimare quanto un certo compartimento cellulare appaia biologicamente più giovane o più vecchio rispetto all’età anagrafica dell’individuo. Questo consente di osservare l’invecchiamento con una risoluzione più fine rispetto ai tradizionali indicatori generali.

Cosa emerge dai dati su rischio e protezione

L’analisi ha mostrato che l’invecchiamento accelerato non è distribuito in modo uniforme. Secondo i ricercatori, circa il 20-25% delle persone presenta un invecchiamento marcato in un solo tipo cellulare, mentre una quota più piccola, stimata tra l’1 e il 3%, mostra segnali di invecchiamento accelerato in dieci o più tipi cellulari. Queste differenze non sembrano essere solo descrittive: le firme proteiche cellulari risultano associate al rischio di sviluppare specifiche malattie e alla mortalità fino a 15 anni di follow-up. All’opposto, alcune firme più “giovani”, soprattutto in cellule nervose e immunitarie, appaiono collegate a una maggiore resilienza e a esiti di salute migliori.

Alzheimer, SLA e cellule che invecchiano prima

Tra i risultati più rilevanti ci sono le associazioni con alcune malattie neurodegenerative. Lo studio segnala, per esempio, che un invecchiamento estremo degli astrociti, cellule gliali fondamentali per il supporto e il funzionamento del cervello, è collegato a un aumento del rischio di Alzheimer nei soggetti portatori della variante genetica APOE4, già nota per la sua relazione con la malattia. Un altro dato riguarda i miociti scheletrici: quando queste cellule mostrano un profilo di invecchiamento particolarmente avanzato, il rischio di sclerosi laterale amiotrofica risulta molto più alto.

Queste osservazioni non significano che il test sia già pronto per la diagnosi clinica, né che le proteine identificate siano necessariamente la causa diretta delle malattie. Indicano però che il sangue può contenere segnali precoci dello stato biologico di cellule e tessuti difficili da osservare direttamente, aprendo la strada a strumenti di stratificazione del rischio più personalizzati.

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