One Health 9 Aprile 2026 14:48

Un nuovo filtro elimina il 98% delle PFAS dall’acqua potabile

Ricercatori sviluppano nano-gabbie molecolari capaci di catturare anche le PFAS a catena corta, tra gli inquinanti più difficili da rimuovere, aprendo la strada a sistemi di filtrazione più efficaci e riutilizzabili.

di Arnaldo Iodice
Un nuovo filtro elimina il 98% delle PFAS dall’acqua potabile

Gli scienziati della Flinders University hanno sviluppato un innovativo filtro in grado di rimuovere fino al 98% delle sostanze chimiche persistenti note come PFAS dall’acqua potabile. Questi contaminanti, ampiamente utilizzati nell’industria, nelle schiume antincendio e in prodotti di consumo quotidiano, rappresentano un rischio crescente per la salute umana e ambientale. Il nuovo approccio utilizza gabbie molecolari di dimensioni nanometriche, progettate per intrappolare le molecole di PFAS, comprese quelle a catena corta, tradizionalmente difficili da eliminare con i metodi di filtrazione esistenti.

Il team guidato dal Dott. Witold Bloch ha incorporato queste nano-gabbie in silice mesoporosa, creando un materiale adsorbente altamente selettivo. La prima autrice, Caroline Andersson, spiega che la chiave dell’efficacia sta nella comprensione del comportamento molecolare dei PFAS all’interno delle gabbie, che permette di agganciare le molecole in modo stabile e concentrarle all’interno delle cavità.

I test di laboratorio hanno confermato non solo l’elevata efficienza nella rimozione dei contaminanti, ma anche la capacità del materiale di mantenere le prestazioni dopo più cicli di utilizzo. La scoperta, pubblicata sulla rivista Angewandte Chemie International Edition, apre la strada a sistemi di purificazione dell’acqua più efficaci a livello globale, affrontando uno dei problemi ambientali più persistenti e pericolosi del nostro tempo.

Il meccanismo delle nano-gabbie

Il sistema sviluppato dagli scienziati funziona grazie a gabbie molecolari integrate nella silice mesoporosa. Queste strutture nanometriche catturano i PFAS a catena corta costringendoli ad aggregarsi all’interno della cavità, un meccanismo di legame insolitamente forte e diverso dai tradizionali adsorbenti. La tecnologia permette quindi di rimuovere anche le sostanze più mobili in acqua, che sfuggono ai sistemi convenzionali. Questo approccio innovativo ha dimostrato un’elevata selettività e riutilizzabilità, rendendolo ideale per la filtrazione finale dell’acqua potabile, dove la rimozione di piccole tracce di PFAS è cruciale.

Implicazioni per la salute e l’ambiente

La contaminazione da PFAS rappresenta una sfida globale: queste sostanze chimiche possono accumularsi negli ecosistemi acquatici e negli organismi viventi, generando effetti negativi sulla salute di uomini, animali e fauna selvatica. L’introduzione delle nano-gabbie potrebbe trasformare il modo in cui trattiamo le acque, offrendo una soluzione più sostenibile ed efficace rispetto ai metodi attuali, spesso limitati ai PFAS a catena lunga.

Il materiale sviluppato dal team della Flinders University non solo cattura quasi tutte le molecole target, ma resiste anche al degrado durante ripetuti cicli di utilizzo, riducendo costi e sprechi. La scoperta apre scenari promettenti per sistemi di filtrazione domestici e industriali, con potenziale applicazione a larga scala in città e regioni affette da contaminazione. Secondo il Dott. Bloch, questa tecnologia rappresenta un passo significativo verso la protezione della salute pubblica e la salvaguardia ambientale, indicando la strada per ulteriori sviluppi nella scienza dei materiali e nel trattamento dell’acqua.

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