Salute 20 Maggio 2026 16:41

Tumori ovarici rari, identificati i fattori che determinano prognosi e sopravvivenza

Età superiore ai 35 anni, stadio avanzato della malattia e alcuni specifici sottotipi istologici sono associati a una prognosi meno favorevole nei tumori germinali maligni dell'ovaio. Lo dimostra il più ampio studio internazionale mai realizzato su queste rare neoplasie

di Isabella Faggiano
Tumori ovarici rari, identificati i fattori che determinano prognosi e sopravvivenza

Rappresentano appena l’1-2% di tutti i tumori ovarici, ma hanno caratteristiche molto diverse rispetto alle forme più comuni e interessano soprattutto adolescenti e giovani donne in età fertile. Sono i tumori germinali maligni dell’ovaio, neoplasie rare che originano dalle cellule destinate a formare gli ovociti e che, nonostante la bassa incidenza, possono avere un comportamento particolarmente aggressivo. Negli ultimi decenni l’introduzione della chemioterapia a base di platino ha migliorato in modo significativo la prognosi di queste pazienti. Restavano però ancora molte domande aperte: quali caratteristiche influenzano realmente la sopravvivenza? Quali donne hanno un rischio maggiore di recidiva? E fino a che punto è possibile conservare la fertilità senza compromettere le possibilità di guarigione? A fornire nuove risposte è il più ampio studio internazionale mai condotto sui tumori germinali maligni dell’ovaio dell’adulto, pubblicato sul Journal of Clinical Oncology e coordinato da ricercatori italiani e britannici nell’ambito del network MITO (Multicenter Italian Trials in Ovarian Cancer), con il contributo dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e del Charing Cross Hospital.

Analizzate oltre 250 pazienti trattate in centri specialistici

Lo studio ha raccolto e analizzato i dati clinici di 254 donne con tumori germinali maligni dell’ovaio in stadio IC-IV trattate tra il 1971 e il 2018 in centri specialistici italiani e britannici. Si tratta della più ampia casistica internazionale disponibile per questa patologia rara e rappresenta un passo importante verso una migliore stratificazione prognostica. “I tumori germinali dell’ovaio sono patologie rare e complesse, che richiedono esperienza clinica, ricerca condivisa e collaborazione internazionale”, spiega Alice Bergamini, ginecologa dell’Unità di Ginecologia e Ostetricia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e ricercatrice dell’Università Vita-Salute San Raffaele, prima autrice dello studio. “Proprio perché i casi sono pochi e distribuiti in diversi centri, costruire reti collaborative è fondamentale per raccogliere dati solidi e migliorare la cura delle pazienti”.

Anche nelle forme metastatiche sopravvivenza vicina all’80%

Uno dei risultati più rilevanti riguarda le prospettive di sopravvivenza nelle forme più avanzate della malattia. L’analisi ha mostrato una sopravvivenza specifica per tumore a dieci anni superiore all’83% nell’intera popolazione studiata. Anche nelle pazienti con malattia in stadio IV, cioè con diffusione metastatica, la sopravvivenza a lungo termine raggiunge circa l’80%, un dato particolarmente significativo considerando l’aggressività di queste neoplasie. Complessivamente, oltre l’84% delle pazienti ha ottenuto una risposta completa ai trattamenti di prima linea, confermando l’elevata sensibilità di questi tumori alla chemioterapia quando gestiti in centri altamente specializzati.

Età e istologia influenzano la prognosi

Lo studio ha consentito di identificare alcuni fattori associati a una prognosi meno favorevole. Tra questi figurano l’età pari o superiore a 35 anni, la presenza di malattia in stadio III o IV e alcuni sottotipi istologici diversi dal disgerminoma. Al contrario, il disgerminoma e il teratoma immaturo di alto grado hanno mostrato risultati particolarmente incoraggianti, con tassi di sopravvivenza superiori al 90% a dieci anni. “Questo studio aggiunge un tassello importante alla conoscenza scientifica di questi tumori rari – commenta Giorgia Mangili, ginecologa dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e co-coordinatrice del gruppo MITO dedicato ai tumori ginecologici rari -. Avere a disposizione una casistica internazionale così ampia e con un follow-up a lungo termine ci consente di comprendere meglio quali pazienti abbiano prognosi più favorevoli e quali, invece, possano beneficiare di strategie terapeutiche più intensive e personalizzate”.

Preservare la fertilità senza compromettere le cure

Poiché questi tumori colpiscono frequentemente donne molto giovani, uno degli aspetti più delicati riguarda la possibilità di conservare la funzione riproduttiva. I risultati della ricerca mostrano che la chirurgia conservativa della fertilità, finalizzata a rimuovere il tumore mantenendo l’utero e almeno parte dell’apparato riproduttivo, non sembra peggiorare la prognosi neppure nei casi di malattia avanzata accuratamente selezionati. Oltre la metà delle pazienti incluse nello studio ha potuto beneficiare di questo approccio e, in diversi casi inizialmente complessi, la chemioterapia preoperatoria ha consentito successivamente un intervento conservativo. “La cura di queste pazienti non riguarda soltanto il controllo della malattia – sottolinea Luca Bocciolone, responsabile della Ginecologia Oncologica Chirurgica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele -. Significa anche accompagnare giovani donne in un percorso che tenga conto della qualità di vita, della salute riproduttiva e della possibilità futura di una gravidanza. In questo contesto, la collaborazione con il Centro di Medicina della Riproduzione del San Raffaele rappresenta un elemento fondamentale del percorso di cura”.

Verso terapie sempre più personalizzate

Secondo gli autori, i risultati ottenuti potranno contribuire allo sviluppo di modelli prognostici più accurati, utili per definire percorsi terapeutici e programmi di follow-up calibrati sul profilo di rischio di ciascuna paziente. L’obiettivo è duplice: intensificare le cure quando necessario e, allo stesso tempo, evitare trattamenti eccessivi nelle donne con prognosi favorevole, preservandone qualità di vita e fertilità. Un approccio che riflette la crescente evoluzione dell’oncologia ginecologica verso modelli di cura sempre più personalizzati, multidisciplinari e centrati sulla persona, soprattutto quando ad essere colpite sono donne molto giovani che, oltre alla guarigione, guardano anche al proprio futuro riproduttivo e progettuale.

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