Advocacy e Associazioni 20 Marzo 2026 14:53

Tumori, meno studi clinici e qualità di vita ancora poco considerata: la sfida è ascoltare i pazienti

In Europa gli studi clinici oncologici sono in calo e la qualità di vita è ancora poco presente tra gli obiettivi. Gli esperti chiedono di integrare sistematicamente i sintomi riportati dai pazienti nelle sperimentazioni

di Redazione
Tumori, meno studi clinici e qualità di vita ancora poco considerata: la sfida è ascoltare i pazienti

In Europa diminuiscono gli studi clinici contro il cancro e, allo stesso tempo, resta ancora limitato lo spazio dedicato alla qualità di vita dei pazienti. Due elementi strettamente collegati che emergono dal “Clinical Research Course”, promosso da Associazione Italiana di Oncologia Medica in collaborazione con American Society of Clinical Oncology, e che riportano al centro una domanda cruciale: quanto le sperimentazioni rispondono davvero ai bisogni delle persone malate? I numeri raccontano una tendenza chiara. In dieci anni, gli studi clinici oncologici avviati in Europa si sono dimezzati, passando dal 18% al 9% del totale globale. Un calo che si traduce anche in meno opportunità per i pazienti: meno sperimentazioni significa minore accesso a terapie innovative e tempi più lunghi per benefici concreti.

La qualità di vita resta un obiettivo secondario

Ma è soprattutto il modo in cui vengono progettati gli studi a sollevare interrogativi. “Tra gli obiettivi principali delle ricerche contro il cancro deve essere incluso il miglioramento della qualità di vita dei pazienti, presente in meno del 40% dei casi”, sottolinea Massimo Di Maio, presidente AIOM. Un dato che evidenzia come, ancora oggi, la dimensione quotidiana della malattia resti spesso ai margini della valutazione scientifica. Per chi vive una patologia oncologica, infatti, non conta solo quanto si vive, ma come si vive. Dolore, affaticamento, autonomia nelle attività quotidiane sono aspetti centrali che non sempre trovano spazio negli endpoint delle sperimentazioni. “Per le persone colpite da malattia avanzata, la qualità di vita è la misura più tangibile del valore della cura”, aggiunge Di Maio.

La voce dei pazienti entra nella ricerca (ma non abbastanza)

In questo contesto, assumono un ruolo sempre più rilevante i Patient-Reported Outcomes (PRO), strumenti che raccolgono direttamente la voce dei pazienti. “I PRO forniscono la prospettiva del paziente sull’impatto dei sintomi e dei trattamenti oncologici, implementando con un punto di vista soggettivo le misure convenzionali di efficacia e tossicità valutate dai ricercatori”, spiega ancora il presidente AIOM. Non solo. Secondo quanto evidenziato anche in un lavoro pubblicato su The Lancet Oncology, è fondamentale che “i pazienti siano coinvolti nello sviluppo del protocollo dello studio” e che la qualità di vita venga valutata in modo sistematico, prima, durante e dopo le cure.

Ricerca in calo e ritardi: cosa significa per chi si cura

Accanto a questo tema, resta aperta la questione dell’accesso stesso alla ricerca. “Ritardi nell’approvazione e nell’avvio delle sperimentazioni rendono gli Stati europei meno competitivi”, evidenzia Di Maio, sottolineando come le complessità regolatorie e la carenza di personale dedicato rappresentino ostacoli concreti. Un quadro che contribuisce allo spostamento della ricerca verso altri Paesi, con la Cina sempre più protagonista a livello globale. Le conseguenze ricadono direttamente sui pazienti: meno studi, meno arruolamenti, meno possibilità di accedere precocemente a nuove terapie. Per questo, come sottolinea Rossana Berardi, presidente eletto AIOM, “se vogliamo che l’Europa e l’Italia tornino a essere protagoniste nello sviluppo delle terapie oncologiche innovative, è necessario semplificare e velocizzare i processi autorizzativi degli studi clinici”.

Non solo sopravvivere, ma vivere meglio

Allo stesso tempo, però, la sfida non è solo quantitativa ma anche qualitativa. “L’assenza di risultati sulla qualità della vita impedisce alla comunità scientifica di effettuare una valutazione completa del valore delle terapie innovative”, conclude Di Maio. In altre parole, la ricerca clinica non può limitarsi a misurare la malattia, deve includere anche l’esperienza di chi la vive. Perché solo integrando davvero la voce dei pazienti sarà possibile sviluppare cure che siano non solo efficaci, ma anche sostenibili nella vita quotidiana.

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