Un team dell’Università della Campania 'Luigi Vanvitelli' e del Cnr-Igb di Napoli ha scoperto un meccanismo che aiuta le cellule del carcinoma ovarico a sopravvivere alla chemio e favorire recidive
Il carcinoma ovarico di alto grado rappresenta ancora oggi una delle neoplasie ginecologiche più aggressive e difficili da trattare. Nonostante i progressi nella terapia farmacologica, la maggior parte delle pazienti va incontro a recidive, spesso legate allo sviluppo di resistenze ai chemioterapici.
La nuova ricerca italiana, pubblicata su Molecular Cancer, ha analizzato il comportamento delle cellule tumorali in colture tridimensionali, più vicine all’ambiente reale del tumore rispetto ai tradizionali modelli in monostrato. L’analisi, condotta dall’Università della Campania ‘Luigi Vanvitelli’ e dall’Istituto di genetica e biofisica (Cnr-Igb) di Napoli, è stata coordinata da Gilda Cobellis del Dipartimento di Medicina di Precisione dell’Università Vanvitelli e da Gabriella Minchiotti del Cnr-Igb, con il contributo di Luigi Cobellis, Renato Franco e Lucia Altucci.
Lo studio ha mostrato come il recettore dei glucocorticoidi giochi un ruolo centrale nella progressione del carcinoma ovarico di alto grado, influenzando la dormienza cellulare, la migrazione delle cellule tumorali e la resistenza al cisplatino, uno dei farmaci chemioterapici più utilizzati. I risultati evidenziano che piccole popolazioni di cellule tumorali possono sopravvivere alla chemio e riattivarsi in seguito, spiegando uno dei principali meccanismi alla base delle recidive e aprendo nuove prospettive per strategie terapeutiche più mirate ed efficaci.
Il ruolo inaspettato dei glucocorticoidi
Il recettore dei glucocorticoidi, noto per legarsi a ormoni come cortisone e a farmaci utilizzati durante la chemioterapia per ridurre tossicità ed effetti collaterali, si è rivelato un attore chiave nella sopravvivenza delle cellule tumorali. La sua attivazione modula la transizione epitelio-mesenchimale (EMT), favorisce l’eterogeneità cellulare, stimola la migrazione delle cellule tumorali e aumenta la resistenza al cisplatino, uno dei farmaci più impiegati contro il carcinoma ovarico. Questi effetti combinati spiegano perché molte pazienti, pur rispondendo inizialmente alla chemio, sviluppano recidive nel tempo.
Dormienza cellulare: il trucco della sopravvivenza
Uno degli aspetti più sorprendenti emersi dallo studio riguarda la dormienza cellulare. In colture 3D, alcune cellule entrano in uno stato reversibile di proliferazione lenta, con ridotta sintesi proteica, riprogrammazione metabolica e attivazione di vie di risposta allo stress. Questo stato permette alle cellule di sopravvivere alla chemioterapia, nascondendosi temporaneamente, per poi riattivarsi e dare origine a nuove recidive. La dormienza appare strettamente legata ai segnali provenienti dal microambiente tumorale, suggerendo che intervenire su queste vie potrebbe rappresentare una strategia efficace per prevenire il ritorno della malattia.
Implicazioni cliniche e prospettive future
I risultati dello studio, sostenuto dall’Università Vanvitelli, dalla Regione Campania e dalla Fondazione Airc, aprono la strada a possibili terapie più mirate e personalizzate. Il targeting del recettore dei glucocorticoidi potrebbe ridurre la resistenza ai farmaci e limitare le recidive, ma sarà necessario validare questi risultati in studi preclinici e clinici su un numero maggiore di pazienti. La scoperta offre inoltre spunti importanti per comprendere meglio la plasticità tumorale e i meccanismi attraverso cui il microambiente influisce sulla progressione della malattia.