Salute 22 Aprile 2026 12:41

Tumore ovarico, da uno studio italiano un possibile nuovo bersaglio contro la resistenza alla chemioterapia

Una ricerca coordinata dalla Sapienza Università di Roma e pubblicata sul Journal of Experimental & Clinical Cancer Research identifica l’asse molecolare Pin1/Notch3 come possibile meccanismo chiave

di Isabella Faggiano
Tumore ovarico, da uno studio italiano un possibile nuovo bersaglio contro la resistenza alla chemioterapia

Il carcinoma ovarico sieroso di alto grado rappresenta la forma più frequente e aggressiva dei tumori dell’ovaio. È una patologia spesso diagnosticata in fase avanzata e caratterizzata da una prognosi complessa, con un’elevata tendenza alla recidiva. Nonostante una buona risposta iniziale alla chemioterapia a base di platino, molte pazienti sviluppano nel tempo resistenza ai trattamenti, rendendo la malattia più difficile da controllare. La ricerca scientifica si concentra sempre più sui meccanismi biologici che permettono alle cellule tumorali di “sfuggire” alla chemioterapia. In questo scenario si inserisce il lavoro del gruppo guidato da Saula Checquolo e condotto anche da giovani ricercatrici dell’ateneo romano, che ha approfondito il ruolo di due proteine: Pin1 e Notch3, già note per essere coinvolte nei processi di resistenza ai farmaci antitumorali.

L’asse pin1/notch3 e la risposta al platino

Secondo i risultati dello studio, quando le cellule tumorali vengono esposte a carboplatino si attiva un meccanismo biologico preciso: l’asse Pin1/Notch3. Questa attivazione favorisce la sopravvivenza delle cellule tumorali e aumenta la resistenza al trattamento. In altre parole, il tumore diventa più “abile” nel difendersi dalla chemioterapia. Al contrario, bloccando Pin1, i livelli di Notch3 diminuiscono e le cellule tumorali tornano più sensibili ai farmaci a base di platino. Il lavoro, pubblicato sulla rivista Journal of Experimental & Clinical Cancer Research, ha integrato diverse metodiche: analisi proteomiche, simulazioni molecolari, docking e studi su modelli cellulari e animali. Sono stati utilizzati anche campioni derivati da pazienti sottoposte a intervento chirurgico, per rendere l’analisi più vicina alla realtà clinica.

Un possibile bersaglio terapeutico

I dati suggeriscono che interferire con l’asse Pin1/Notch3 potrebbe rappresentare una nuova strategia per superare la resistenza al platino. In particolare, l’ipotesi è che l’associazione tra chemioterapia e inibitori di Pin1 possa:

  • aumentare la sensibilità delle cellule tumorali ai farmaci
  • ridurre il rischio di recidiva
  • migliorare l’efficacia complessiva del trattamento

Dal laboratorio alla pratica clinica: servono ulteriori studi

Restano necessari ulteriori studi per verificare la trasferibilità dei risultati nell’uomo e per valutare la sicurezza e l’efficacia di eventuali terapie mirate. Il lavoro si inserisce in un filone di ricerca sempre più orientato alla medicina di precisione. L’obiettivo non è solo colpire il tumore, ma comprenderne i meccanismi di adattamento per anticiparne la resistenza ai trattamenti. Una direzione che, se confermata, potrebbe aprire nuove prospettive per una delle neoplasie ginecologiche più difficili da trattare.

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