Basato su livelli di PSA, anamnesi familiare, etnia, età e condizioni di salute, lo strumento migliora l’accuratezza rispetto ai metodi attuali, riducendo il rischio di sovratrattamento
Il team di ricercatori dell’Università del Michigan ha analizzato i dati di oltre 33 mila uomini tra i 55 e i 74 anni per sviluppare uno strumento in grado di stimare il rischio di mortalità a lungo termine per cancro alla prostata. Lo studio, pubblicato su Annals of Internal Medicine, combina il test dell’antigene prostatico specifico (PSA) con fattori individuali come anamnesi familiare, etnia, età e condizioni di salute, offrendo una valutazione più precisa rispetto ai modelli esistenti.
Validazione su larga scala
I risultati ottenuti sono stati confermati su una coorte separata di quasi 175 mila pazienti del Dipartimento degli Affari dei Veterani, confermando la robustezza del modello. Secondo gli autori, lo strumento permette di prevedere la mortalità da cancro alla prostata nel corso di decenni, supportando scelte cliniche più mirate e consapevoli.
Verso un’assistenza più personalizzata
Questo nuovo approccio potrebbe aiutare i medici a ridurre il sovratrattamento, calibrando screening e terapie in base al rischio individuale e all’aspettativa di vita del paziente. Considerando che quasi 10 milioni di uomini si sottopongono ogni anno a screening per il cancro alla prostata, l’applicazione pratica dello strumento potrebbe avere un impatto significativo sulla salute pubblica. Gli autori sottolineano che il modello rappresenta un passo avanti nella medicina personalizzata e nella gestione del cancro alla prostata, offrendo uno strumento concreto per bilanciare i benefici dello screening con i rischi di interventi non necessari.
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