Prevenzione 23 Luglio 2026 11:06

Tumore del colon-retto, i sintomi che i giovani adulti non dovrebbero sottovalutare

Il tumore del colon-retto è in aumento tra gli under 50. Gli esperti invitano a non ignorare sangue nelle feci, alterazioni dell'alvo, perdita di peso e affaticamento: riconoscerli precocemente può fare la differenza.

di Arnaldo Iodice
Tumore del colon-retto, i sintomi che i giovani adulti non dovrebbero sottovalutare

Il cancro del colon-retto sta diventando una minaccia sempre più rilevante anche per i giovani adulti. Oggi rappresenta la principale causa di morte per tumore nelle persone sotto i 50 anni e, secondo i dati dell’American Cancer Society, circa un caso su cinque viene diagnosticato in soggetti con meno di 54 anni, una quota quasi raddoppiata rispetto a trent’anni fa, quando era pari all’11%. Per favorire una diagnosi più tempestiva, l’American College of Surgeons (ACS) ha realizzato nuovi materiali informativi gratuiti e una checklist destinata ai cittadini, pensata per aiutare a riconoscere i sintomi sospetti e a discuterne con il medico di medicina generale.

L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che molti giovani tendono a sottovalutare disturbi intestinali persistenti o, al contrario, che questi vengano inizialmente attribuiti a patologie benigne come emorroidi o stitichezza. Sebbene lo screening di routine sia raccomandato a partire dai 45 anni per le persone a rischio medio, gli esperti sottolineano che eventuali segnali d’allarme possono comparire anche prima e meritano sempre una valutazione clinica. Una diagnosi precoce aumenta infatti in modo significativo le possibilità di trattamento efficace e di guarigione.

Alterazioni dell’alvo e sangue nelle feci: i principali campanelli d’allarme

I sintomi iniziali del tumore del colon-retto possono essere sfumati e facilmente confusi con disturbi gastrointestinali molto comuni. Proprio per questo gli specialisti invitano a prestare attenzione soprattutto ai cambiamenti nuovi, persistenti o insoliti delle abitudini intestinali. Tra i segnali più importanti figurano diarrea o stitichezza che durano diverse settimane, un cambiamento stabile nella frequenza dell’evacuazione, feci insolitamente sottili o la sensazione di non riuscire a svuotare completamente l’intestino dopo essere andati in bagno. Possono inoltre comparire pressione o fastidio nella regione rettale, sintomi che possono essere causati dall’infiammazione o dall’ostruzione parziale provocata dalla crescita di un tumore.

Ancora maggiore attenzione deve essere riservata alla presenza di sangue nelle feci. Secondo una ricerca presentata all’ACS Clinical Congress 2025, che ha analizzato pazienti con meno di 50 anni sottoposti a colonscopia per sintomi sospetti, il sanguinamento rettale è risultato il più forte indicatore di un successivo riscontro di cancro del colon-retto, aumentando di circa 8,5 volte la probabilità di diagnosi.

Il sangue può comparire come tracce rosso vivo sulla carta igienica o nel water, oppure conferire alle feci una colorazione rosso scuro o quasi nera quando proviene da tratti più alti dell’intestino. Anche se il sanguinamento può essere provocato da emorroidi o da altre condizioni benigne, la sua ricorrenza richiede sempre un approfondimento diagnostico e, quando indicato, una colonscopia per individuarne la causa.

Non solo intestino: i sintomi generali che possono accompagnare la malattia

Il tumore del colon-retto può manifestarsi anche con sintomi che coinvolgono l’intero organismo e che spesso vengono attribuiti ad altre condizioni. Tra questi rientrano perdita di peso non intenzionale, stanchezza persistente, debolezza, riduzione dell’appetito, nausea e vomito. Anche cambiamenti nell’aspetto delle feci, come una colorazione molto scura, catramosa o la presenza di muco, possono rappresentare un ulteriore segnale da non sottovalutare. Nessuno di questi sintomi è sufficiente, da solo, a indicare la presenza di un tumore, ma la loro persistenza o associazione con alterazioni dell’alvo rende opportuna una valutazione medica. Ignorare questi segnali può ritardare la diagnosi e ridurre le possibilità di intervenire nelle fasi iniziali della malattia.

Perché i giovani rischiano una diagnosi tardiva

Uno degli aspetti che preoccupa maggiormente gli specialisti è il ritardo diagnostico nei pazienti più giovani. Poiché il tumore del colon-retto è stato storicamente considerato una malattia tipica dell’età avanzata, sintomi come stitichezza, diarrea o sanguinamento vengono spesso inizialmente attribuiti a disturbi benigni.

Secondo la dottoressa Marylise Boutros, chirurgo colorettale della Cleveland Clinic Florida e membro del Comitato per l’Educazione dei Pazienti dell’American College of Surgeons, questa tendenza può ritardare l’identificazione della malattia proprio mentre le diagnosi tra gli under 50 sono in costante crescita. Anche la dottoressa Paula Denoya, chirurgo colorettale dello Stony Brook University Hospital, sottolinea che, pur essendo frequente l’origine non tumorale dei disturbi intestinali nei giovani, ogni cambiamento nuovo o insolito merita attenzione medica. Una semplice visita annuale dal medico di famiglia rappresenta un’occasione preziosa per riferire sintomi persistenti e valutare l’eventuale necessità di ulteriori accertamenti. Maggiore consapevolezza, sia da parte dei cittadini sia dei professionisti sanitari, può contribuire a ridurre i ritardi diagnostici e a intercettare la malattia quando è ancora in una fase iniziale.

Screening e prevenzione: quando è indicata la colonscopia

Le raccomandazioni della U.S. Preventive Services Task Force prevedono che gli adulti con rischio medio inizino lo screening per il tumore del colon-retto a partire dai 45 anni. Tuttavia, alcune persone dovrebbero sottoporsi ai controlli in età più precoce. È il caso di chi presenta una storia familiare della malattia oppure soffre di patologie infiammatorie croniche intestinali, come il morbo di Crohn o la colite ulcerosa, condizioni che aumentano il rischio di sviluppare un tumore del colon-retto.

Tra i diversi strumenti disponibili, la colonscopia continua a essere considerata il metodo di riferimento. Oltre a consentire l’individuazione di eventuali lesioni tumorali, permette infatti di identificare e rimuovere nello stesso esame i polipi precancerosi, interrompendo così il processo che potrebbe portare allo sviluppo del tumore. Negli ultimi anni anche le tecniche chirurgiche hanno compiuto notevoli progressi, rendendo gli interventi sempre meno invasivi e migliorando il recupero dei pazienti. Tuttavia, il beneficio maggiore continua a derivare dalla diagnosi precoce. Per questo motivo gli esperti dell’American College of Surgeons invitano i cittadini a non trascurare sintomi persistenti e a utilizzare la checklist messa a disposizione dall’associazione come supporto per preparare il colloquio con il medico.

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