Salute 12 Settembre 2025 13:37

Tumore alla prostata: in Italia 48mia uomini vivono con la malattia

Sono oltre 485mila gli uomini in Italia che vivono dopo una diagnosi di tumore della prostata, ma l’impatto della malattia è ancora grande. Il quadro di luci ed ombre è stato tracciato da Fondazione AIOM
Tumore alla prostata: in Italia 48mia uomini vivono con la malattia

Sono oltre 485mila gli uomini in Italia che vivono dopo una diagnosi di tumore della prostata. Un numero che, secondo le ultime stime, aumenterà dell’1% ogni anno fino al 2040. I tassi di sopravvivenza a cinque anni risultano buoni e superiori al 90% ma l’impatto della malattia è ancora grande. Infatti, sempre nel nostro Paese, i decessi sono oltre 8.200 ogni anno e tenderanno a crescere insieme all’incremento dell’età media e all’incidenza della malattia. Il quadro di luci ed ombre sulla neoplasia è tracciato oggi da Fondazione AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) in una conferenza stampa on line.

La malattia si può prevenire modificando i fattori di rischio

“Quello prostatico è divenuto in Italia il carcinoma più frequente tra i maschi”, afferma Saverio Cinieri, Presidente di Fondazione AIOM. “Un dato comune in quasi tutti i Paesi Occidentali. Vi sono poi i fattori modificabili che favoriscono l’insorgenza della malattia, soprattutto legati agli stili di vita errati”, aggiunge. Per sensibilizzare la popolazione maschile AIOM, Fondazione AIOM hanno partecipato al “Tour Mediterraneo” della nave Amerigo Vespucci. Durante gli eventi al “Villaggio IN Italia” oncologi della società scientifica e volontari hanno distribuito materiale informativo incentrato sulla prevenzione. Insieme agli oncologi hanno preso parte al tour della Vespucci anche Fondazione AIRC e la Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica (SIRM). “È stata un’ottima occasione per ribadire l’importanza di numerosi comportamenti per evitare malattie molto gravi”, sottolinea Cinieri.

Il tabagismo aumenta del 20% il rischio di tumore della prostata

“Sempre più studi scientifici, negli ultimi anni, hanno evidenziato correlazioni per esempio con il fumo di sigaretta“, dice Cinieri. “Il tabagismo aumenta del 20% il rischio di tumore della prostata così come l’obesità tende a far sviluppare neoplasie più aggressive e talvolta letali. Le sigarette e il grave eccesso di peso – continua – sono ancora molto diffusi e interessano rispettivamente il 27% e l’11% dei maschi adulti. Anche malattie croniche come il diabete e la sindrome metabolica giocano un ruolo nefasto. Viceversa, un’attività fisica regolare ha dimostrato di ridurre il rischio di progressione di malattia oltre che la mortalità. Bisogna perciò puntare sulla prevenzione primaria per ridurre l’impatto di un tumore molto diffuso e per il quale però non esistono programmi di screening”.

I trattamenti disponibili per il tumore alla prostata

“Nelle fasi iniziali il tumore di solito non è accompagnato da sintomi che possono favorire una diagnosi precoce”, prosegue Marco Maruzzo, Direttore dell’UOC Oncologia 3 dell’Istituto Oncologico Veneto. “Con il progredire della malattia a livello loco-regionale – aggiunge – possono comparire i primi segnali tra cui ridotta potenza del getto urinario, ematuria o dolore. I trattamenti disponibili sono diversi come la sorveglianza attiva che consiste nel monitoraggio costante della malattia quando è poco aggressiva. Vi sono poi la chirurgia, la radioterapia o la terapia ormonale per ridurre la produzione di ormoni legati allo sviluppo della patologia. Per i pazienti con tumore non metastatico resistente alla castrazione medica e con carcinoma metastatico sensibile agli ormoni sono disponibili trattamenti ormonali di nuova generazione. Sono terapie orali con un ottimo profilo di tollerabilità, che permettono il controllo della malattia”.

Il 10% dei tumori alla prostata sono ereditari

“Un’altra forma di prevenzione è il monitoraggio di alcune categorie di potenziali pazienti”, evidenzia Nicola Silvestris, segretario nazionale AIOM. “È noto come la familiarità rappresenti un fattore che influisce sull’insorgenza e in caso di un parente di primo grado colpito dalla neoplasia il rischio è almeno raddoppiato. Circa il 10% di tutti i tumori prostatici si sviluppa su base eredo-familiare e di solito sono casi diagnosticati più precocemente. Attraverso specifici test genetici – prosegue – siamo in grado di identificare gli uomini portatori di varianti patogenetiche legate per esempio a geni BRCA. Dopo è possibile avviare il paziente a percorsi di monitoraggio o cura della malattia. Tutti aspetti affrontati nel Tour Vespucci dove è stato possibile incontrare migliaia di persone, spiegando loro l’utilità della prevenzione e dei progressi dell’innovazione nella lotta contro il cancro”.

 

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