Uno studio su JAMA indica che, in pazienti selezionati con tumore confinato ai polmoni, il trapianto può offrire risultati precoci migliori rispetto alle sole terapie mediche.
Il trapianto di polmone potrebbe prolungare in modo significativo la sopravvivenza di alcuni pazienti con tumore polmonare in fase terminale, purché selezionati con criteri molto rigorosi. È quanto emerge da uno studio della Northwestern Medicine, pubblicato su JAMA, che ha valutato pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio IV, refrattario alle terapie mediche e confinato esclusivamente ai polmoni.
La notizia è rilevante perché riguarda un gruppo di malati finora considerati privi di opzioni curative: persone in cui il tumore, pur essendo avanzato, non si è diffuso ad altri organi, ma provoca una progressiva insufficienza respiratoria. Lo studio ha analizzato i dati del registro DREAM, programma dedicato al trapianto di doppio polmone per neoplasie limitate ai polmoni. Sono stati inclusi 404 pazienti adulti trattati o valutati tra settembre 2021 e giugno 2025 per malattia polmonare in fase terminale, con un confronto tra pazienti oncologici trapiantati, pazienti oncologici non trapiantati e pazienti trapiantati per cause non tumorali.
Un sottogruppo raro, ma clinicamente distinto
Il tumore al polmone resta una delle principali cause di morte per cancro e, nella maggior parte dei casi in stadio IV, la malattia si è già diffusa oltre i polmoni. Esiste però un sottogruppo particolare di pazienti in cui il carcinoma polmonare non a piccole cellule, pur progredendo in entrambi i polmoni, rimane anatomicamente confinato a questo organo.
Questi malati possono aver già esaurito le opzioni disponibili, tra cui chemioterapia, immunoterapia, terapie mirate e studi clinici, senza presentare metastasi evidenti in altre sedi. In loro, la causa immediata di morte non è necessariamente la disseminazione sistemica del tumore, ma l’insufficienza respiratoria causata dalla distruzione progressiva del tessuto polmonare. È proprio questa caratteristica a rendere il caso diverso dal tumore polmonare avanzato più comune. Secondo gli autori, se tutta la malattia visibile è contenuta nei polmoni, la rimozione dell’organo malato e la sua sostituzione potrebbero modificare la storia naturale di una condizione altrimenti fatale.
Il punto centrale, tuttavia, è la selezione: il trapianto non viene proposto come soluzione generale per il tumore al polmone in stadio IV, ma come opzione possibile solo per pazienti valutati da un’équipe multidisciplinare e sottoposti a controlli molto approfonditi.
I risultati: sopravvivenza a un anno e confronto con le terapie mediche
Tra i 98 pazienti con tumore polmonare in stadio IV confinato ai polmoni, 17 sono stati sottoposti a trapianto polmonare, mentre 81, pur rispettando i criteri di eleggibilità, non hanno ricevuto il trapianto per ostacoli non biologici, come fattori logistici, finanziari o geografici, e sono stati trattati con la sola terapia medica. I dati hanno mostrato una sopravvivenza a un anno del 100% tra i pazienti oncologici trapiantati, rispetto al 41% registrato nel gruppo trattato solo con terapie mediche. I ricercatori hanno inoltre confrontato i 17 pazienti trapiantati per tumore con 306 pazienti senza cancro sottoposti a trapianto di polmone per malattie polmonari terminali, come fibrosi cistica, BPCO o ipertensione polmonare.
Anche in questo confronto, gli esiti precoci sono risultati incoraggianti: la sopravvivenza a un anno è stata del 100% nei pazienti trapiantati per tumore e dell’88% nei pazienti trapiantati per patologie non oncologiche. Questi risultati suggeriscono che, in pazienti attentamente selezionati e in un contesto clinico adeguato, il trapianto per neoplasie limitate ai polmoni può ottenere esiti iniziali paragonabili a quelli delle indicazioni di trapianto già consolidate. Resta però un nodo importante: l’uso di organi da donatore impone una valutazione molto prudente, perché ogni possibile ampliamento delle indicazioni deve tenere conto della scarsità degli organi disponibili e della responsabilità nella loro assegnazione.
Perché il trapianto nel tumore al polmone è stato a lungo escluso
Per molto tempo, il cancro al polmone è stato considerato una controindicazione relativa al trapianto, soprattutto per il timore di una rapida recidiva nel polmone trapiantato. Il programma DREAM è stato pensato proprio per verificare se le moderne tecniche diagnostiche possano identificare con maggiore precisione i pazienti in cui il tumore è davvero limitato ai polmoni.
Prima del trapianto, i pazienti sono stati sottoposti a stadiazione completa, con imaging avanzato e valutazione mediastinica invasiva sistematica, per ridurre il rischio di non riconoscere una diffusione tumorale fuori dai polmoni. Il trapianto è stato preso in considerazione solo dopo il fallimento delle terapie sistemiche disponibili. Anche la tecnica chirurgica è stata adattata per limitare il rischio di disseminazione delle cellule tumorali durante l’intervento, con rimozione contemporanea dei polmoni malati e dei linfonodi, lavaggio delle vie aeree e della cavità toracica e successivo impianto dei nuovi polmoni.
Recidive, limiti dello studio e prossimi passi
Gli esiti post-operatori dei pazienti trapiantati per tumore sono risultati generalmente simili a quelli osservati nei pazienti trapiantati per cause non oncologiche. La degenza ospedaliera media è stata di 14 giorni per i pazienti con tumore polmonare in stadio IV e di 16 giorni per i pazienti senza cancro. Durante il follow-up, quattro dei 17 pazienti oncologici trapiantati hanno sviluppato una recidiva del tumore e sono stati trattati con terapie locali e sistemiche, tra cui chirurgia, radioterapia, chemioterapia e immunoterapia.
Alla conclusione dello studio, nel gennaio 2026, due dei 17 pazienti sottoposti a trapianto erano deceduti. Gli autori sottolineano quindi che servirà un periodo di osservazione più lungo per valutare la durata del controllo della malattia, il rischio di recidive tardive e la qualità della vita a lungo termine. Il dato più importante non è che il trapianto possa ripristinare una normale aspettativa di vita, né che debba diventare un’indicazione generalizzata per il tumore polmonare avanzato.
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