Salute 23 Marzo 2026 15:34

Tubercolosi in Europa, un caso su cinque sfugge alla diagnosi: allarme per le forme resistenti

In Europa la tubercolosi continua a rappresentare una sfida sanitaria: il 20% dei casi non viene diagnosticato e le forme resistenti ai farmaci superano di sette volte la media globale. I progressi ci sono, ma non bastano a raggiungere gli obiettivi fissati

di I.F.
Tubercolosi in Europa, un caso su cinque sfugge alla diagnosi: allarme per le forme resistenti

La tubercolosi non è scomparsa. E in Europa continua a muoversi sotto traccia. Secondo il nuovo Report 2026 pubblicato da Organizzazione mondiale della sanità Europa e Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, un caso su cinque non viene intercettato dal sistema sanitario. Una quota che si traduce in migliaia di persone non diagnosticate e quindi non trattate, con il rischio concreto di continuare a trasmettere l’infezione. Nel 2024, nei 53 Paesi della Regione europea, sono stati segnalati oltre 161 mila casi tra nuove diagnosi e recidive, pari a 17,2 casi ogni 100 mila abitanti. Ma le stime indicano che i casi reali siano circa 204 mila, segno di un divario ancora significativo tra infezioni e diagnosi. Anche nell’area Ue/See i dati mostrano un rallentamento: 38.249 casi notificati, con un tasso di 8,4 ogni 100 mila abitanti. Numeri in calo rispetto al passato, ma non sufficienti. Dal 2015 a oggi, l’incidenza è diminuita del 39% e i decessi del 49%, ma restano lontani gli obiettivi fissati dalla strategia End TB Strategy, che puntava rispettivamente al -50% e -75% entro il 2025.

Il nodo della diagnosi mancata e della tubercolosi resistente

Il problema principale resta la diagnosi. “Una persona su cinque affetta da tubercolosi nella Regione europea non viene ancora diagnosticata – sottolinea Hans Henri P. Kluge -. È un’occasione persa per intervenire precocemente, ridurre la sofferenza e interrompere la trasmissione”. Il ritardo diagnostico ha conseguenze dirette: chi non viene identificato non accede alle cure e continua a diffondere la malattia. Un circolo vizioso che alimenta anche un altro problema crescente. A preoccupare è soprattutto la diffusione della cosiddetta “super Tbc”. Nella Regione europea, il 23% dei nuovi casi è costituito da forme resistenti ai farmaci, contro una media globale del 3,2%. Nei pazienti già trattati, oltre la metà dei casi mostra resistenza alla rifampicina, uno degli antibiotici chiave. Complessivamente, si tratta di percentuali fino a sette volte superiori rispetto al resto del mondo. Forme più difficili da trattare, che richiedono terapie lunghe e complesse e sono associate a una mortalità più elevata. Anche gli esiti terapeutici restano lontani dai target: nell’Ue/See, il successo del trattamento per le forme resistenti si ferma al 56%.

Un problema che riguarda anche i più fragili

Il report evidenzia criticità anche in gruppi vulnerabili. Nei bambini sotto i 15 anni, i casi rappresentano oltre il 4% del totale nell’Ue/See, mentre nelle carceri il rischio di contrarre la tubercolosi è oltre 13 volte superiore rispetto alla popolazione generale. Resta inoltre significativo il peso della coinfezione con Hiv, con circa 23 mila casi stimati nella Regione europea, concentrati soprattutto in alcune aree dell’Est.

Follow-up e continuità delle cure ancora insufficienti

Non basta diagnosticare: serve anche seguire i pazienti nel tempo. Eppure, nell’Unione europea una persona su cinque che inizia il trattamento non viene rivalutata dopo un anno. Una lacuna che compromette l’efficacia delle cure e favorisce lo sviluppo di resistenze. Per raggiungere gli obiettivi al 2030 servono sforzi continui e una collaborazione costante nella diagnosi precoce e nel follow-up”, sottolinea Pamela Rendi-Wagner.

La sfida: diagnosi precoce e terapie più efficaci

Per gli esperti, diagnosi tardiva e resistenza ai farmaci sono due facce della stessa medaglia. Colmare il gap diagnostico e migliorare l’accesso a test rapidi, regimi terapeutici più brevi e cure integrate – soprattutto nelle popolazioni più a rischio – rappresenta la strada obbligata per invertire la rotta. L’obiettivo è chiaro: intercettare prima la malattia, trattarla meglio e ridurre la diffusione. I numeri raccontano di progressi reali, ma ancora insufficienti. La tubercolosi in Europa è in calo, ma continua a sfuggire ai sistemi sanitari e a evolvere in forme sempre più difficili da trattare. Per fermarla davvero, serve accelerare: diagnosi precoce, presa in carico efficace e strategie mirate sulle popolazioni più fragili restano le leve decisive per avvicinarsi all’eliminazione della malattia.

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