Lo studio START-SPORT punta a raccogliere dati su prevenzione, diagnosi precoce, terapia anticoagulante e ritorno sicuro all’attività sportiva.
La trombosi venosa profonda e l’embolia polmonare non colpiscono soltanto soggetti anziani o fragili, ma possono rappresentare un rischio concreto anche per gli atleti professionisti e amatoriali, spesso nel pieno della forma fisica. Per colmare la carenza di dati scientifici su questa condizione, Fondazione Arianna Anticoagulazione ETS ha presentato il 2 luglio a Bologna, in occasione del suo 10° convegno, lo studio osservazionale multicentrico nazionale START-SPORT e il contestuale avvio della campagna “Ritorno in gioco-vincere la trombosi nello sport”.
L’iniziativa, realizzata in collaborazione con F.C.S.A., è mirata a sensibilizzare e informare atleti, allenatori, medici sportivi e riabilitativi, fisioterapisti e società sportive sui fattori di rischio prevenibili, sui sintomi da non sottovalutare e sull’importanza di una diagnosi tempestiva del tromboembolismo venoso. La campagna è supportata dall’Associazione Italiana Pazienti Anticoagulati (A.I.P.A.) di Cremona e patrocinata dalla Federazione dei Centri per la diagnosi della trombosi e la Sorveglianza delle terapie Antitrombotiche (F.C.S.A.).
Fattori di rischio e sintomi difficili da riconoscere
Nello sportivo, il tromboembolismo venoso può essere favorito da diversi fattori, tra cui la disidratazione, i lunghi viaggi aerei per le trasferte, l’immobilizzazione post-infortunio, l’utilizzo continuativo di alcuni gruppi muscolari, i microtraumi ripetuti e, per le donne, l’uso di contraccettivi orali. Una delle criticità principali riguarda il mancato riconoscimento dei sintomi: gonfiore o dolore a un arto vengono spesso confusi con “stiramenti muscolari”, mentre l’affaticamento respiratorio da sforzo può essere erroneamente attribuito a cali di forma fisica. Questo può ritardare la diagnosi medica di una patologia potenzialmente fatale.
“Una maggiore consapevolezza da parte di medici, atleti, allenatori e fisioterapisti delle peculiarità di questa condizione patologica in soggetti giovani e sportivi può condurre a diagnosi più accurate e tempestive che permettano di iniziare i trattamenti antitrombotici adeguati , consentendo di ridurre il rischio di morte improvvisa da embolia polmonare”, ha spiegato Sophie Testa di Fondazione Arianna Anticoagulazione, vice-presidente di F.C.S.A. Il problema si inserisce in un quadro ancora povero di evidenze scientifiche. “Le conoscenze sul tromboembolismo venoso e arterioso negli atleti sono attualmente inadeguate per guidare le decisioni terapeutiche, che sono complicate dalla necessità di bilanciare efficacia anticoagulante e rischio emorragico in soggetti ad alta domanda fisica.” — ha detto Testa.
Lo studio START-SPORT e la campagna “Ritorno in gioco”
Per rispondere alla necessità di guidare i clinici in un ambito ancora poco conosciuto, gli esperti di F.C.S.A. hanno elaborato un recente documento di consenso sulla gestione della terapia anticoagulante negli sportivi e negli atleti. Tuttavia, mancano ancora dati scientifici sufficienti per arrivare a vere e proprie linee guida.
“La ricerca rimane lo strumento essenziale per sviluppare percorsi strutturati di prevenzione, diagnosi precoce e ritorno in sicurezza all’attività sportiva” ha sottilineato Marco Marietta, Presidente di F.C.S.A. Lo studio osservazionale promosso da Fondazione Arianna Anticoagulazione coinvolgerà numerosi Centri Trombosi sul territorio nazionale, oltre a Centri di Medicina dello Sport e Medicina Riabilitativa. “Il nostro studio raccoglierà anche informazioni sulla gestione dei pazienti anticoagulati che vogliono iniziare un’attività sportiva, una realtà sempre più frequente che deve essere affrontata sulla base di dati solidi”, ha dichiarato Daniela Poli, Presidente di Fondazione Arianna Anticoagulazione. La ricerca, sviluppata in collaborazione con psicologi e psicoterapeuti, affronterà anche l’impatto psicologico dell’evento trombotico nell’atleta. “Tutti dobbiamo collaborare per il rispetto della salute degli atleti – ha spiegato Oreste Perri di A.I.P.A. Cremona, campione del mondo di canoa ed ex Commissario Tecnico della Nazionale – grazie a questa iniziativa possiamo conoscere quello che abbiamo ignorato fino ad ora e contribuire, ognuno con il proprio livello di competenza (pazienti, medici, sportivi, fisioterapisti, ecc.) alla prevenzione degli eventi negli sportivi e alla ricerca scientifica per consentire il ritorno in gioco”. La campagna proseguirà nei prossimi mesi con eventi pubblici: il 20 settembre alla Mezza Maratona di Cremona, in collaborazione con A.I.P.A. Cremona, e il 13 ottobre in diverse città italiane per il World Thrombosis Day, in coordinamento con l’International Society on Thrombosis and Haemostasis (ISTH).
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