Alla Città della Salute e della Scienza di Torino eseguito per la prima volta un trapianto combinato cuore-fegato su un paziente con situs viscerum inversus. Un intervento ad altissima complessità tecnica
Un intervento mai tentato prima, reso possibile da una strategia chirurgica innovativa e da una macchina organizzativa che ha coinvolto decine di professionisti. Alla Città della Salute e della Scienza di Torino è stato eseguito il primo trapianto combinato cuore-fegato su un paziente affetto da situs viscerum inversus, una rarissima condizione congenita in cui gli organi sono disposti “a specchio” rispetto alla normale anatomia. Il paziente, un uomo di 32 anni originario della Campania, era nato con una grave cardiopatia congenita e nel corso della vita era già stato sottoposto a tre interventi cardiochirurgici. Con il tempo la situazione clinica si era aggravata: il progressivo deterioramento della funzione cardiaca aveva determinato un danno epatico evoluto in cirrosi, complicato nell’ultimo anno dalla comparsa di un carcinoma del fegato. La ripresa della malattia tumorale ha reso necessario il trapianto combinato, unica possibilità terapeutica concreta.
Il lavoro dell’équipe multidisciplinare
La presenza di un’anatomia completamente invertita rappresentava un ostacolo tecnico enorme: impiantare organi provenienti da un donatore con disposizione normale in un organismo “a specchio” ha richiesto uno studio approfondito e soluzioni personalizzate. Il caso è stato affidato a un’équipe multidisciplinare che ha coinvolto specialisti dell’ospedale Infantile Regina Margherita e delle Molinette. Cardiochirurghi, cardiologi, epatologi e chirurghi epatici hanno condiviso una strategia innovativa, decidendo di inserire il paziente in lista per un trapianto combinato cuore-fegato in blocco. Quando è stato individuato un donatore compatibile, si è attivata la rete coordinata dal Centro Regionale Trapianti Piemonte e dal Centro Nazionale Trapianti. Un’équipe si è recata nell’ospedale del donatore per il prelievo del blocco cuore-fegato, mantenendo un costante collegamento con la sala operatoria torinese pronta ad accogliere gli organi.
Decorso complesso, esito positivo
L’intervento, per durata e complessità tecnico-organizzativa, ha rappresentato una delle procedure più impegnative mai affrontate nel campo dei trapianti combinati. Il decorso post-operatorio è stato delicato, ma gestito con successo grazie al lavoro integrato di rianimatori, infettivologi, nefrologi e chirurghi vascolari. Attualmente il paziente è ricoverato nell’area semintensiva chirurgica del Centro Trapianto Fegato e sta proseguendo il percorso di riabilitazione con andamento favorevole.
Un modello che guarda al futuro
Per la direzione aziendale, il risultato consolida il ruolo della Città della Salute come centro di riferimento nazionale ed europeo nei trapianti ad alta complessità. L’intervento rappresenta anche un modello organizzativo che potrà essere valorizzato nel futuro Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione. Al centro resta però il valore clinico e umano di una procedura che apre una nuova frontiera nei trapianti combinati e che è stata resa possibile dal lavoro coordinato di decine di professionisti e dal gesto di generosità del donatore e della sua famiglia.
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