Salute 22 Luglio 2026 17:54

Tablet ai bambini: non è il tempo davanti allo schermo il rischio più grande

Mentre la Francia vieta i social ai minori di 15 anni, uno studio pubblicato sull'American Journal of Preventive Medicine suggerisce che per i più piccoli il vero nodo è come vengono utilizzati gli schermi, non solo per quanto tempo

di Viviana Franzellitti
Tablet ai bambini: non è il tempo davanti allo schermo il rischio più grande

Il dibattito sull’uso di tablet e smartphone da parte dei più piccoli si concentra spesso sul numero di minuti trascorsi davanti allo schermo. Ma è davvero questo il fattore più importante? A mettere in discussione questa convinzione è uno studio canadese, condotto da ricercatori della Université de Sherbrooke e pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine, che ha coinvolto 359 bambini tra i 3 e i 4 anni. Analizzando migliaia di giornate di utilizzo degli schermi, gli studiosi hanno valutato non solo il tempo di esposizione, ma anche il tipo di contenuti visualizzati e il contesto in cui venivano fruiti. I risultati suggeriscono che l’utilizzo passivo, soprattutto per contenuti di intrattenimento, è associato a differenze in alcune funzioni cognitive come attenzione e autocontrollo, mentre la fruizione condivisa con un adulto sembra favorire soprattutto lo sviluppo del linguaggio. Lo studio non dimostra un rapporto di causa-effetto, ma invita a guardare oltre il semplice conteggio dei minuti.

Non conta solo quanto tempo, ma come i bambini usano gli schermi

Per anni il dibattito si è concentrato quasi esclusivamente sulla durata dell’esposizione a smartphone, tablet e televisione. Le raccomandazioni degli esperti continuano a suggerire di limitarne l’utilizzo nei più piccoli, ma questa ricerca aggiunge un elemento importante: non tutte le esperienze digitali sono uguali. Guardare video in modo passivo per lunghi periodi non equivale, ad esempio, a utilizzare un’app educativa insieme a un genitore che dialoga con il bambino, commenta ciò che accade sullo schermo e trasforma quel momento in un’occasione di apprendimento.

Il tablet non è il problema: a fare la differenza è il modo in cui viene utilizzato

I ricercatori hanno raccolto informazioni dettagliate sull’utilizzo quotidiano degli schermi da parte dei 359 bambini, prendendo in considerazione la durata dell’esposizione, il tipo di contenuti, la finalità dell’utilizzo e la presenza di un adulto. Dall’analisi è emerso che un maggiore consumo di contenuti di intrattenimento fruiti in modo passivo era associato a differenze in alcune capacità cognitive, in particolare attenzione, autoregolazione e controllo degli impulsi. Al contrario, quando tablet e smartphone venivano utilizzati insieme a un adulto, con dialogo e partecipazione attiva, emergevano associazioni più favorevoli soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo del linguaggio.

Perché la presenza di un adulto può cambiare tutto

Secondo gli autori, il dispositivo in sé non rappresenta necessariamente il problema. A fare la differenza è la qualità dell’interazione. La cosiddetta co-viewing, cioè la fruizione condivisa con un adulto, trasforma infatti il tempo trascorso davanti allo schermo in un momento di relazione. Fare domande, spiegare ciò che compare sul display, raccontare una storia o collegare quanto si vede alla vita quotidiana aiuta il bambino a sviluppare competenze linguistiche e cognitive. Al contrario, un utilizzo prolungato e solitario riduce le occasioni di confronto, fondamentali nei primi anni di vita.

La ricerca non condanna gli schermi, ma invita a usarli meglio

Gli stessi ricercatori sottolineano che lo studio è osservazionale e non dimostra che tablet e smartphone provochino direttamente difficoltà cognitive. È possibile, infatti, che altri fattori familiari, educativi o sociali influenzino sia le modalità di utilizzo dei dispositivi sia lo sviluppo del bambino. Il messaggio che emerge è però chiaro: quando si parla di schermi è necessario considerare contemporaneamente tempo di esposizione, qualità dei contenuti e contesto di utilizzo, evitando semplificazioni.

Dalla ricerca alla politica: la Francia vieta i social agli under 15

Il tema dell’esposizione dei più giovani al mondo digitale è ormai al centro anche delle politiche pubbliche. Proprio mentre la ricerca invita a concentrarsi sulla qualità dell’esperienza digitale, la Francia ha approvato in via definitiva una legge che vieta l’accesso ai social network ai minori di 15 anni, diventando il primo Paese dell’Unione europea ad adottare una misura di questo tipo. La norma entrerà in vigore dal 1° settembre 2026 e obbligherà le piattaforme a verificare l’età degli utenti. Pur riguardando i social network e non l’utilizzo dei tablet in età prescolare, la legge nasce dallo stesso principio: proteggere lo sviluppo dei più giovani promuovendo un uso più consapevole e sicuro delle tecnologie digitali.

Cosa cambia per le famiglie

Per i genitori il messaggio della ricerca è concreto: oltre a chiedersi quanto tempo il bambino trascorra davanti a uno schermo, è importante domandarsi che cosa sta guardando, con chi e in quale contesto. Scegliere contenuti adeguati all’età, limitare la fruizione passiva e condividere il più possibile l’esperienza digitale può trasformare tablet e smartphone da semplice passatempo a occasione di apprendimento. La tecnologia, quindi, non è necessariamente un nemico, ma uno strumento che richiede regole, accompagnamento e partecipazione da parte degli adulti.

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