La chirurgia dei seni paranasali è più efficace rispetto agli antibiotici per il trattamento della rinosinusite cronica. A rivelarlo uno studio, pubblicato sulla rivista The Lancet, condotto dagli scienziati dell’University College di Londra, dell’Università dell’East Anglia e del Guy’s and St Thomas’ NHS Foundation Trust. Il team ha coinvolto più di 500 pazienti provenienti dal Regno Unito per confrontare l’efficacia della chirurgia dei seni paranasali rispetto all’uso a lungo termine di antibiotici e placebo. La rinosinusite cronica (CRS), o più semplicemente sinusite, è una condizione cronica che colpisce tra il 5 e il 10 per cento della popolazione europea. I sintomi più comuni includono naso chiuso, perdita dell’olfatto, dolore facciale, stanchezza e peggioramento dei problemi respiratori, come l’asma.
Nell’ambito dell’indagine, tutti i partecipanti hanno utilizzato steroidi nasali e collutori salini come parte della loro consueta terapia, entrambi efficaci nel trattamento della patologia. In aggiunta, i volontari sono stati divisi in tre gruppi: alcuni sono stati sottoposti all’intervento, mentre altri hanno ricevuto antibiotici o delle complesse di placebo. I risultati mostrano che l’approccio chirurgico era significativamente più efficace nell’alleviare i sintomi della sinusite, sia a breve termine che a distanza di sei mesi. L’87 per cento delle persone che si erano sottoposte all’intervento, riferiscono gli scienziati, ha riportato un notevole miglioramento nella qualità della vita. I pazienti trattati con antibiotici a basso dosaggio non riscontravano differenze rispetto a chi aveva ricevuto il placebo.
“La sinusite cronica – afferma Carl Philpott, uno dei principali autori del paper – provoca l’infiammazione e il gonfiore degli spazi all’interno del naso e della testa, chiamati seni paranasali. Questa condizione comune impedisce il drenaggio del muco ed è spesso associata a perdita dell’olfatto e cefalee frequenti. Il nostro lavoro – conclude – suggerisce che la terapia antibiotica aveva effetti molto blandi, mentre l’intervento era associato a netti miglioramenti. Nei prossimi step, valuteremo il rapporto costo-beneficio di questo approccio, e continueremo a seguire i partecipanti per valutare la durata degli effetti positivi. Speriamo che i nostri risultati contribuiscano a ridurre i tempi di trattamento per i pazienti”.
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