Aumento di peso addominale, “faccia a luna piena”, pelle sottile e fragilità ossea possono essere segnali della sindrome di Cushing. Il punto del professor Antonio Stigliano dell’Aou Sant’Andrea di Roma
C’è un segno che più di altri colpisce l’immaginario: il volto che si arrotonda fino ad assumere la caratteristica “faccia a luna piena”. Ma la sindrome di Cushing è molto più di un cambiamento estetico. È una malattia rara e complessa, causata da un eccesso cronico di cortisolo, l’ormone che regola numerosi processi metabolici e che, quando prodotto in quantità eccessive, altera profondamente l’equilibrio dell’organismo. In vista della Giornata delle Malattie Rare, il professor Antonio Stigliano, endocrinologo e referente dell’Ambulatorio di Patologia Surrenalica dell’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea, richiama l’attenzione su una condizione ancora poco conosciuta e spesso diagnosticata con ritardo.
Un “ombrello” di condizioni diverse
La sindrome prende il nome dal neurochirurgo americano Harvey Williams Cushing, che per primo descrisse il quadro clinico associato all’ipercortisolismo. Oggi con questo termine si indica un insieme di condizioni accomunate dall’eccessiva presenza di cortisolo nel sangue. La causa più frequente è un adenoma benigno dell’ipofisi che produce quantità eccessive di ACTH, stimolando in modo anomalo le ghiandole surrenali. In altri casi, il problema nasce direttamente dalle surrenali, con lesioni nodulari che secernono cortisolo in maniera autonoma. Più raramente, tumori localizzati in altri distretti possono produrre ACTH in modo ectopico, determinando lo stesso effetto. Si tratta di una malattia rara, con un’incidenza stimata di 2-3 casi per milione di abitanti, che colpisce più frequentemente le donne tra i 25 e i 40 anni.
I segnali da non sottovalutare
Il cortisolo è un ormone essenziale per la regolazione del metabolismo, della risposta allo stress e della pressione arteriosa. Ma quando i suoi livelli restano elevati a lungo, l’organismo paga un prezzo alto. Tra i sintomi più comuni figurano aumento di peso prevalentemente addominale, fragilità cutanea con pelle sottile e facilmente soggetta a lividi, debolezza muscolare marcata, ipertensione, alterazioni della glicemia fino al diabete manifesto, osteoporosi e disturbi dell’umore, in particolare depressione. Nelle donne è frequente l’iperandrogenismo, con aumento della peluria e alterazioni del ciclo mestruale fino alla sua scomparsa. Negli uomini possono comparire riduzione della libido e problemi di fertilità. Segni diversi, spesso frammentati, che rendono il quadro clinico eterogeneo e talvolta difficile da ricondurre a un’unica causa.
Una diagnosi complessa e spesso tardiva
“Il percorso diagnostico non è semplice”, sottolinea Stigliano. L’esordio può essere graduale e i sintomi facilmente confusi con condizioni più comuni, come l’obesità o la sindrome metabolica. La diagnosi richiede esperienza e un approccio multidisciplinare. La prima fase si basa su test di laboratorio che misurano il cortisolo in sangue, urine e saliva. Successivamente, esami radiologici come TAC e risonanza magnetica consentono di individuare la sede della lesione responsabile dell’ipercortisolismo. Il tempo che intercorre tra i primi segnali e la diagnosi definitiva può essere ancora lungo, sia per la variabilità clinica sia per la necessità di strumenti diagnostici avanzati e personale altamente qualificato. Per questo, evidenzia l’endocrinologo, è fondamentale la presenza di team dedicati, capaci di integrare competenze cliniche, laboratoristiche e radiologiche.
Le opzioni terapeutiche e i centri di riferimento
Una volta identificata la causa, l’obiettivo è ridurre i livelli di cortisolo e ripristinare l’equilibrio ormonale. Quando possibile, il trattamento è chirurgico; in alternativa si ricorre alla radioterapia o a terapie farmacologiche mirate che inibiscono la sintesi di cortisolo. In Italia i centri specializzati sono pochi. L’ambulatorio del Sant’Andrea di Roma segue non solo la sindrome di Cushing, ma anche altre patologie surrenaliche, sia da eccesso sia da difetto di secrezione ormonale, incluse forme oncologiche estremamente rare come il carcinoma corticosurrenalico. Accanto ai professionisti sanitari, un ruolo importante è svolto dalle associazioni di pazienti come Aipacus, impegnate nella divulgazione scientifica e nel sostegno alle persone affette da ipercortisolismo, e dalla federazione Uniamo, che coordina a livello nazionale le realtà dedicate alle malattie rare. La sindrome di Cushing resta una patologia poco frequente ma ad alto impatto clinico e psicologico. In occasione della Giornata delle Malattie Rare, l’invito degli specialisti è a non sottovalutare i segnali del corpo e a favorire percorsi diagnostici tempestivi: riconoscere precocemente l’ipercortisolismo significa migliorare in modo significativo la qualità e l’aspettativa di vita dei pazienti.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato