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Benessere 22 Giugno 2018

Polmonite da ipersensibilità, allevatori e contadini i lavoratori più a rischio

Il fieno appena raccolto, umido e tiepido, può generare dei batteri che mettono a rischio la salute del contadino. Le proteine del siero, delle secrezioni o delle penne degli uccelli, invece, quella dell’allevatore di piccioni. Che siano di natura vegetale o animale, il risultato non cambia: un’intensa e prolungata esposizione a polveri organiche ed ai […]

di Isabella Faggiano
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Il fieno appena raccolto, umido e tiepido, può generare dei batteri che mettono a rischio la salute del contadino. Le proteine del siero, delle secrezioni o delle penne degli uccelli, invece, quella dell’allevatore di piccioni. Che siano di natura vegetale o animale, il risultato non cambia: un’intensa e prolungata esposizione a polveri organiche ed ai relativi antigeni, inalate con una certa regolarità in ambienti a rischio, come il luogo di lavoro, può scatenare delle malattie polmonari, le cosiddette polmonite da ipersensibilità. L’intervista a Venerino Poletti, direttore del reparto di Pneumologia dell’ospedale G.B. Morgagni – L. Pierantoni di Forlì.

Professore Poletti, che cos’è la polmonite da ipersensibilità?

«È una malattia, o più malattie, dovute all’inalazione di sostanze che innestano un meccanismo immunitario o una reazione immunitaria a livello del polmone».

Ne esistono diverse forme?

«Sì, due: una subacuta, abbastanza caratteristica con sintomi chiari che possono manifestarsi in qualche settimana, anche con febbre, tosse e fatica a respirare. In questo caso, la causa è facilmente riconoscibile: è probabile che il paziente, per motivi lavorativi, sia spesso a contatto con piccioni o particolari batteri. La seconda forma è di tipo cronico. È definita subdola perché risulta più difficile identificarne la causa. In questo caso, di solito, il sintomo principale è la fatica a respirare».

Ci sono delle fasce di età più a rischio?

«Trattandosi di una malattia causata da particolari esposizioni ambientali, è naturale che le persone più a rischio siano quelle di media età che, per lavoro o per hobby, si occupano di animali o frequentano abitualmente ambienti in cui è possibile inalare questi agenti causali».

Quali sono le terapia consigliate?

«Innanzitutto è importante fare una diagnosi in tempi brevi. Già sospendendo l’esposizione del paziente a quel particolare agente che gli ha causato la malattia si può ottenere una guarigione. La prima terapia è, quindi l’allontanamento dall’ambiente “pericoloso”, poi, tra i farmaci, i corticosteroidi sono i più utilizzati».

Quali sono i rischi di una mancata diagnosi precoce?

«È possibile che insorga una fibrosi del polmone, una malattia abbastanza grave che causa insufficienza respiratoria cronica».

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