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Benessere 15 Novembre 2017

Endometriosi severa: gli errori da evitare

L’endometriosi è una patologia molto frequente e spesso diagnosticata in ritardo, che presenta segni premonitori e sintomi ben precisi da non sottovalutare né fraintendere. Ma quali sono gli errori più frequenti nel trattamento dell’endometriosi severa? Lo abbiamo chiesto al dottor Riccardo Zaccoletti, Direttore U.O. Ostetricia e Ginecologia Clinica Pederzoli. «L’errore fondamentale è quello del ritardo […]

di Lucia Oggianu
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L’endometriosi è una patologia molto frequente e spesso diagnosticata in ritardo, che presenta segni premonitori e sintomi ben precisi da non sottovalutare né fraintendere. Ma quali sono gli errori più frequenti nel trattamento dell’endometriosi severa? Lo abbiamo chiesto al dottor Riccardo Zaccoletti, Direttore U.O. Ostetricia e Ginecologia Clinica Pederzoli.

«L’errore fondamentale è quello del ritardo di diagnosi perché sappiamo che nel caso dell’endometriosi severa il ritardo medio, non solo in Italia ma anche nel resto del mondo, è di 7 anni con punte anche di 10 anni nei Paesi occidentali, questo è il problema. Una diagnosi precoce permette di intervenire in maniera tempestiva, senza inutili ritardi, evitando quelle alterazioni che la malattia inevitabilmente procura nel tempo. Bisogna fare attenzione fin dall’inizio ad una sintomatologia che può essere subdola ma in genera abbastanza indicativa della malattia infiltrativa quindi dello stadio severo dell’endometriosi che, oltre alla dismenorrea, cioè il dolore mestruale, ha anche il dolore con rapporti, un dolore ciclico che diventa progressivamente continuo, intermittente, sempre più pesante a livello pelvico e sempre più debilitante. Questi sono segni premonitori, prima di avanzare ipotesi su una dismenorrea funzionale piuttosto che problematiche disfunzionali dell’intestino, bisogna fare un’attenta valutazione anche semplicemente con un esame obiettivo. L’esame obiettivo, se fatto in mani esperte, permette già di individuare se la lesione è in fase iniziale e quindi approfondire con percorso diagnostico adeguato la tipizzazione della lesione e prendere dei provvedimenti. Il percorso poi si differenzia secondo l’età, la situazione clinica della paziente e soprattutto secondo lo stato di malattia. Non dobbiamo dare spazio alle progressioni perché è una malattia che a un certo punto diventa multiviscerale, esce dai confini dell’apparato genitale e riproduttivo: quindi, oltre a dare danni sulla fertilità e sulla qualità di vita, inesorabilmente comincia a invadere tessuti limitrofi e siamo obbligati come chirurghi ad intervenire anche sull’apparato digerente, sull’intestino, vescica, uretere, con una chirurgia demolitiva che può comportare dei rischi e delle sequele funzionali».

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