Il fumo fa male sempre: lo sanno tutti, ma in Italia c’è ancora un 20% della popolazione che non riesce a farne a meno e tra queste persone ci sono anche diabetici, che dovrebbero essere i primi a smettere, perché per loro i rischi per la salute sono maggiori. Di qui la sollecitazione della Sid, Società italiana di diabetologia, che ha elaborato un documento in otto punti per spiegare perché chi ha il diabete e fuma dovrebbe smettere al più presto e perché chi non ce l’ha rischia di sviluppare un diabete di tipo 2 se continua a fumare.
Commenta il presidente della Sid Angelo Avogaro: “È assolutamente prioritario intercettare i fumatori e aiutarli a smettere per limitare il rischio che sviluppino una sindrome metabolica, resistenza all’insulina e diabete conclamato. Sforzo ancora più impellente per le persone con diabete che continuano a fumare e che, a causa della dipendenza da sigarette, rischiano di veder peggiorare la propria condizione con un aumento delle complicanze”.
Prosegue il diabetologo citando alcuni dati significativi: “Il fumo aumenta del 58% la mortalità evitabile per tutte le cause nelle persone con diabete di tipo 1 (64%) e tipo 2 (39%). Una ricerca pubblicata su Nature nel 2019 aveva chiarito che la nicotina attiva i neuroni nicotinici nel cervello, i quali regolano anche il rilascio di glucagone e insulina da parte del pancreas, determinando il rilascio di più alti livelli di glucosio nel sangue”.
“Ma il rischio potrebbe essere ancora maggiore -aggiunge Avogaro- Al Congresso della European diabetes association, che sì è svolto ad Amburgo, sono stati presentati i risultati di una ricerca condotta al Karolinska Institutet in Svezia, in cui non solo il fumo aumenta il rischio del 73% di sviluppare il diabete, ma che i fumatori presentano un profilo metabolico particolare, una sorta di ‘firma’ che funziona in sinergia con i fattori di rischio genetici. In parole semplici, i soggetti con profilo metabolico e rischio genetico di resistenza all’insulina avrebbero un rischio di diabete di oltre 2 volte maggiore”.
La Sid suggerisce un metodo di valutazione del rischio di sviluppare un diabete di tipo 2, se si fuma: “Basta moltiplicare il numero di sigarette fumate al giorno per il numero di anni in cui sì fuma e dividere per 20. Tanto per fare un esempio, chi fuma 40 sigarette al giorno da 35 anni avrà un rischio del 70% di sviluppare diabete. Mentre chi fuma 10 sigarette al giorno da 25 anni avrà un rischio del 12,5%”.
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