Salute 22 Ottobre 2026 14:13

Screening mammografico, in Italia adesione al 77%: record storico ma resta il divario Nord-Sud

Nel biennio 2024-2025 il 77% delle donne tra 50 e 69 anni ha effettuato una mammografia a scopo preventivo nei tempi raccomandati: è il valore più alto dal 2008

di Redazione
Screening mammografico, in Italia adesione al 77%: record storico ma resta il divario Nord-Sud

La prevenzione del tumore al seno raggiunge in Italia il livello più alto dal 2008, ma non tutte le donne hanno le stesse possibilità di accedere allo screening. Nel biennio 2024-2025, il 77% delle italiane tra 50 e 69 anni si è sottoposto a una mammografia a scopo preventivo nei tempi raccomandati. Un risultato importante, che tuttavia nasconde profonde differenze tra le regioni e tra le diverse fasce della popolazione. A fotografare la situazione sono i dati della sorveglianza Passi dell’Istituto superiore di sanità (Iss), che evidenziano un netto divario tra Nord e Sud: se in alcune regioni la copertura si avvicina al 90%, in altre, soprattutto meridionali, scende sotto il 50%. Il dato nazionale conferma la crescita della partecipazione allo screening mammografico negli ultimi anni, dopo la flessione registrata durante la pandemia. A trainare l’aumento è soprattutto il rafforzamento dei programmi organizzati dalle aziende sanitarie locali, che rappresentano il principale canale di accesso alla prevenzione.

Mammografia, il 57% aderisce ai programmi organizzati dalle Asl

La maggior parte delle donne che si sottopone a mammografia preventiva lo fa attraverso i programmi di screening offerti dalle aziende sanitarie locali: il 57% del totale. Un ulteriore 19% ricorre invece a controlli effettuati su iniziativa personale, al di fuori dei programmi organizzati. La copertura complessiva, che comprende entrambe le modalità, è in aumento dopo il calo legato all’emergenza pandemica. A livello territoriale, però, la situazione rimane molto eterogenea. Emilia-Romagna, Veneto e Umbria raggiungono valori prossimi al 90%, con una partecipazione particolarmente elevata ai programmi organizzati. In alcune realtà del Mezzogiorno, al contrario, la copertura complessiva scende sotto il 50%. È il caso della Calabria, dove risulta particolarmente bassa l’adesione ai programmi offerti dal servizio sanitario. Nel tempo, la quota di donne che si sottopone a mammografia preventiva è aumentata in tutte le aree del Paese, soprattutto grazie alla maggiore diffusione e partecipazione agli screening organizzati. I controlli effettuati su iniziativa spontanea, invece, sono rimasti sostanzialmente stabili, diminuendo nelle regioni in cui i programmi pubblici sono più consolidati.

Una donna su quattro non rispetta i tempi raccomandati

Accanto ai segnali positivi, i dati dell’Iss evidenziano una quota ancora significativa di donne che non accede regolarmente alla prevenzione. Il 9% delle donne tra 50 e 69 anni non ha mai effettuato una mammografia a scopo preventivo. Un ulteriore 14% riferisce di aver eseguito l’ultimo esame da più di due anni, oltre l’intervallo temporale raccomandato. Questi dati richiamano l’attenzione sulla necessità di raggiungere le donne che restano escluse dai percorsi di prevenzione o che vi partecipano con una frequenza non ottimale. La disponibilità di programmi organizzati, l’informazione e la possibilità di accedere agli esami senza ostacoli economici o logistici sono elementi importanti per favorire una partecipazione più ampia e regolare.

Le disuguaglianze sociali pesano sull’accesso allo screening

Il divario nella prevenzione non è soltanto geografico. I dati Passi evidenziano anche differenze legate alla condizione socioeconomica e al livello di istruzione. Le donne con minore istruzione, quelle che incontrano difficoltà economiche e le cittadine straniere partecipano meno frequentemente allo screening mammografico rispetto agli altri gruppi della popolazione. Si tratta di disuguaglianze che persistono nel tempo e che possono limitare l’accesso alle opportunità di prevenzione proprio per le persone che incontrano maggiori ostacoli nell’utilizzo dei servizi sanitari. Secondo i ricercatori dell’Iss, i programmi organizzati contribuiscono a ridurre queste differenze, facilitando l’accesso alla mammografia e favorendo una partecipazione meno dipendente dalle risorse individuali. Il rafforzamento di questi percorsi rappresenta quindi una leva importante per rendere la prevenzione più equa, oltre che più diffusa.

La sfida è garantire a tutte le donne le stesse opportunità

Il raggiungimento del 77% di copertura nazionale rappresenta un risultato significativo, ma la media italiana non restituisce da sola la reale distribuzione delle opportunità di prevenzione. La distanza tra le regioni con coperture prossime al 90% e quelle che non raggiungono il 50% evidenzia quanto il luogo di residenza possa incidere sulla possibilità di accedere agli screening. A questo si aggiungono le difficoltà legate alla condizione economica, all’istruzione e alla cittadinanza. La sfida per il servizio sanitario è consolidare i risultati raggiunti e ridurre le differenze territoriali e sociali, rafforzando l’offerta organizzata e raggiungendo le donne che non hanno mai effettuato una mammografia preventiva o che non rispettano gli intervalli raccomandati. L’Iss precisa che i dati aggiornati al 2025 sono stati pubblicati in una forma più sintetica rispetto agli anni precedenti, in attesa di una nuova dashboard grafica che consentirà di consultare l’intero patrimonio informativo della sorveglianza. L’obiettivo resta quello di trasformare un risultato nazionale positivo in un’opportunità concreta per tutte le donne, indipendentemente dalla regione in cui vivono o dalle risorse economiche e culturali di cui dispongono.

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