Salute 13 Gennaio 2026 17:00

Sclerosi multipla, svelato il meccanismo che collega il virus di Epstein-Barr al danno cerebrale

I ricercatori hanno scoperto che, durante la risposta immunitaria contro il virus, alcuni linfociti T possono attaccare anche una proteina del cervello attraverso un processo di mimetismo molecolare, contribuendo al danno neurologico tipico della malattia

di I.F.
Sclerosi multipla, svelato il meccanismo che collega il virus di Epstein-Barr al danno cerebrale

Per anni il legame tra il virus di Epstein-Barr e la sclerosi multipla è stato uno dei più solidi indizi epidemiologici in neurologia. Tutti i pazienti che sviluppano la malattia, si sapeva, hanno avuto in passato un’infezione da EBV. Ma come un virus così comune – spesso contratto senza sintomi – potesse innescare una patologia autoimmune grave come la sclerosi multipla è rimasto a lungo un mistero. Ora, uno studio del Karolinska Institutet pubblicato su Cell fornisce finalmente una spiegazione biologica convincente. La sclerosi multipla è una malattia infiammatoria cronica del sistema nervoso centrale in cui il sistema immunitario attacca erroneamente le fibre nervose, compromettendo progressivamente la comunicazione tra cervello e resto del corpo. Il nuovo lavoro dimostra che, durante la risposta immunitaria contro il virus di Epstein-Barr, alcune cellule chiave del sistema immunitario – i linfociti T – possono perdere la capacità di distinguere il “nemico” dall’organismo stesso.

Quando il sistema immunitario sbaglia bersaglio

Il punto centrale dello studio è il cosiddetto mimetismo molecolare. I ricercatori hanno scoperto che alcuni linfociti T, attivati per riconoscere una proteina del virus EBV chiamata EBNA1, reagiscono anche contro una proteina del cervello umano, l’Anoctamin-2 (ANO2). In pratica, il sistema immunitario confonde una proteina cerebrale con quella virale e avvia un attacco contro il tessuto nervoso. Queste cellule T “cross-reattive” risultano significativamente più numerose nelle persone con sclerosi multipla rispetto ai soggetti sani. Analizzando campioni di sangue, il team è riuscito a isolare linfociti capaci di riconoscere sia EBNA1 sia ANO2, fornendo una prova diretta del collegamento tra infezione virale e autoimmunità. “Per la prima volta dimostriamo in modo meccanicistico che la risposta immunitaria all’EBV può causare danni cerebrali nella sclerosi multipla – spiega Olivia Thomas, prima autrice dello studio e docente al Dipartimento di Neuroscienze cliniche del Karolinska Institutet -. La SM è una malattia complessa e non esiste un solo meccanismo valido per tutti i pazienti, ma questo rappresenta un tassello fondamentale”.

Nuove prospettive per prevenzione e terapie

La scoperta ha implicazioni rilevanti anche sul fronte terapeutico. “Identificare queste cellule immunitarie cross-reattive apre la strada a strategie più mirate – sottolinea Tomas Olsson, che ha guidato lo studio insieme ad André Ortlieb Guerreiro-Cacais -. Con vaccini e antivirali contro l’EBV già in fase di sperimentazione clinica, questi risultati potrebbero avere un impatto concreto sia sulla prevenzione sia sul trattamento della sclerosi multipla”. Colpire selettivamente i meccanismi immunitari che scatenano l’autoaggressione, prima che il danno neurologico diventi irreversibile, è uno degli obiettivi più ambiziosi della ricerca sulla SM. Questo studio rafforza l’idea che intervenire sul virus di Epstein-Barr – o sulla risposta immunitaria che induce – possa essere una delle chiavi per cambiare il corso della malattia. Un passo avanti importante, che trasforma un sospetto coltivato per decenni in una spiegazione biologica concreta, e riporta il sistema immunitario al centro della partita nella lotta alla sclerosi multipla.


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