La Consulta con l’ordinanza n. 25 certifica il vulnus costituzionale, ma dà al legislatore tempo fino al 2027 per trovare una soluzione. Intanto i pensionati vedono erodere il valore della buonuscita. Da Consulcesi & Partners l’invito a “verificare effetti sul valore delle prestazioni previdenziali”.
“Il pagamento differito e rateizzato del trattamento di fine servizio (TFS) dei dipendenti pubblici incide gravemente sul valore reale delle somme maturate nel corso della carriera lavorativa”. È la posizione di Consulcesi & Partners (C&P), network legale specializzato anche sui temi previdenziali, che viene ribadita anche dopo la recente decisione della Corte Costituzionale che, con l’ordinanza n. 25 dello scorso 5 marzo, ha rinviato al 14 gennaio 2027 la trattazione delle questioni di legittimità costituzionale relative ai meccanismi di pagamento del TFS.
Cosa ha deciso la Consulta
Con l’ordinanza n.25 depositata il 5 marzo, la Corte costituzionale ha rilevato che, nonostante i precedenti moniti espressi con le sentenze n. 159 del 2019 e n. 130 del 2023, non sia stato ancora avviato «in modo sostanziale» il processo di rimozione dei meccanismi di differimento e rateizzazione delle liquidazioni.
Incisivo, peraltro, il giudizio espresso sui recenti interventi normativi, da ultimo con la Legge di Bilancio 2026, non essendo rintracciabile quella modifica necessariamente strutturale, da tempo richiesta, che possa condurre, seppur in modo graduale, alla definitiva eliminazione dei criteri liquidativi censurati.
La Consulta ha quindi confermato la palese contrarietà all’articolo 36 della Costituzione dei meccanismi dilatori imposti dalla disciplina attualmente vigente, ma ha ritenuto che una immediata caducazione delle norme censurate comporterebbe l’immediata esigibilità dei trattamenti inclusi quelli in corso di erogazione e quelli maturati prima della decisione.
Pertanto, pur ribadendo con decisione l’improcrastinabilità di una riforma che elimini, seppur gradualmente, i meccanismi censurati, la Corte ha inteso comunque rinviare la trattazione delle questioni di legittimità costituzionale all’udienza del 14 gennaio 2027, invitando il legislatore a programmare, in tempi ragionevoli e precisi, soluzioni normative che, prestando attenzione ai flussi di cassa, conducano in ogni caso all’eliminazione della dilazione temporale e di rateizzazione dei pagamenti.
La posizione di C&P
Secondo i legali C&P, questa modalità di erogazione solleva un tema rilevante di tutela economica delle somme maturate durante la carriera lavorativa, soprattutto in contesti caratterizzati da inflazione e perdita di potere d’acquisto. I dati parlano chiaro: secondo il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’INPS, l’importo medio lordo del TFS dei medici ammonta a circa 82mila euro, una somma che può restare bloccata fino a tre anni dal pensionamento ed essere erogata in più rate se superiore a 50.000 euro. Con un’inflazione media del 3% annuo, tre anni di attesa erodono più di 7.000 euro di potere d’acquisto reale.
Quanto perdono i professionisti sanitari
Nel caso dei sanitari i tempi di attesa del Tfs generano perdite anche maggiori come accaduto ad un medico assistito da Consulcesi & Partners. Il professionista, andato in pensione con liquidazione di circa 230mila euro, ha dovuto attendere un anno per ottenere la prima tranche da 50mila euro, ne riceverò altrettanti il prossimo anno e ne dovrà attendere addirittura tre per i restanti 130 mila. Calcolando un tasso di inflazione al 3% per lui si stimano oltre 20mila euro di perdita riferita al potere d’acquisto.
«Il TFS è retribuzione differita maturata durante l’intera carriera lavorativa – osserva Bruno Borin, responsabile del team legale di Consulcesi & Partners –. Quando il pagamento avviene dopo anni e in più ratei, il beneficiario subisce un impatto concreto sul potere d’acquisto e sul valore reale di somme già maturate».
Le verifiche
Per C&P la questione si inserisce in un tema più ampio che riguarda la corretta valorizzazione economica delle prestazioni maturate dai lavoratori pubblici.
«Per questo motivo – aggiunge Borin – riteniamo importante analizzare con attenzione le posizioni previdenziali dei lavoratori e dei pensionati del pubblico impiego, per verificare eventuali effetti sul valore delle prestazioni maturate».
Consulcesi & Partners è pronta ad avviare un’attività di monitoraggio e analisi delle posizioni previdenziali attraverso il servizio OkPensione, con l’obiettivo di valutare gli eventuali effetti economici delle dinamiche di pagamento del TFS sulle prestazioni pensionistiche.
