Dopo oltre quindici anni di commissariamento si apre la prospettiva del ritorno alla gestione ordinaria, ma per i cittadini il risultato dovrà essere misurato su accesso alle cure, assistenza territoriale, prevenzione e continuità dei percorsi
La Conferenza Stato-Regioni ha approvato il Piano di rientro 2026-2028 dal disavanzo sanitario della Regione Calabria. Il via libera è arrivato il 3 agosto, durante una riunione straordinaria, dopo l’accordo raggiunto tra Ministero della Salute, Ministero dell’Economia e delle Finanze e Regione Calabria e con il parere favorevole della Conferenza delle Regioni.
Il Piano era stato adottato dalla Giunta regionale il 7 luglio e rappresenta un passaggio rilevante per la governance del Servizio sanitario calabrese. Dopo oltre quindici anni di commissariamento, la Calabria dispone infatti di un documento programmatorio che potrà accompagnare il sistema verso il ritorno alla gestione ordinaria.
Non si tratta, tuttavia, della conclusione automatica del commissariamento. Il Piano definisce il percorso triennale attraverso il quale la Regione dovrà consolidare l’equilibrio economico-finanziario e, parallelamente, dimostrare di essere in grado di garantire livelli adeguati di assistenza.
Dal risanamento dei conti alla qualità dell’assistenza
Per il management sanitario regionale e aziendale, l’approvazione del Piano stabilisce il quadro all’interno del quale dovranno essere organizzate le scelte dei prossimi anni. Ma il significato del passaggio non può essere valutato soltanto sul piano contabile o istituzionale.
Il documento regionale di programmazione 2026-2028 collega infatti il superamento del regime commissariale al miglioramento dei Livelli essenziali di assistenza nelle tre aree dell’assistenza ospedaliera, della prevenzione e dell’assistenza territoriale, oltre che alla sostenibilità economico-finanziaria. Tra le strategie indicate figurano il rafforzamento del personale, lo sviluppo delle Case e degli Ospedali di comunità, l’attivazione delle Centrali operative territoriali, l’incremento degli screening, il miglioramento dell’assistenza domiciliare e l’implementazione della telemedicina e del Fascicolo sanitario elettronico.
È su questi risultati che il Piano potrà assumere un significato concreto per i cittadini calabresi. Il ritorno alla gestione ordinaria avrà valore se sarà accompagnato da una maggiore capacità di ottenere una visita o un esame nei tempi appropriati, trovare risposte sanitarie più vicine al luogo di residenza, essere assistiti dopo una dimissione ospedaliera e accedere con maggiore continuità ai programmi di prevenzione.
Gli indicatori già inseriti nella programmazione regionale consentono, almeno in parte, di seguire questo percorso. Sono previsti obiettivi relativi all’effettiva attivazione dei servizi nelle Case e negli Ospedali di comunità, al coinvolgimento delle Centrali operative territoriali nelle dimissioni protette e alle coperture vaccinali pediatriche. Per gli screening oncologici viene indicato l’obiettivo di raggiungere un’estensione superiore al 70% per mammella, cervice uterina e colon-retto.
Parallelamente al Piano di rientro, la Giunta ha approvato il riparto provvisorio di oltre 54,5 milioni di euro per il potenziamento dell’assistenza territoriale nel 2026. Le risorse sono destinate, in particolare, ai maggiori costi di personale necessari per le Unità di continuità assistenziale, le Centrali operative territoriali, le Case della comunità e gli Ospedali di comunità.
La prospettiva dell’advocacy
Osservato con la lente dell’advocacy, il passaggio centrale riguarda quindi la possibilità di spostare progressivamente l’attenzione dal solo rispetto degli equilibri finanziari alla verifica dei diritti effettivamente garantiti.
Un Piano di rientro non dovrebbe essere giudicato esclusivamente attraverso saldi di bilancio e adempimenti amministrativi. Per i pazienti e le loro famiglie contano soprattutto la disponibilità dei servizi, la loro distribuzione sul territorio, i tempi di accesso, la continuità tra ospedale e territorio e la capacità di ridurre le differenze tra le diverse aree della Regione.
La stessa programmazione regionale include le associazioni dei pazienti tra gli stakeholder coinvolti nel consolidamento del Servizio sanitario regionale. Da questo punto di vista, il triennio 2026-2028 potrebbe rappresentare l’occasione per rendere il confronto con le organizzazioni civiche e dei pazienti più stabile e strutturato, non soltanto nella fase di ascolto, ma anche nel monitoraggio dell’attuazione.
La pubblicazione periodica di dati comprensibili, distinti per territori e aziende sanitarie, permetterebbe di verificare se l’avanzamento formale del Piano corrisponda a cambiamenti percepibili dagli utenti. Tempi di attesa, mobilità sanitaria, copertura degli screening, assistenza domiciliare, personale disponibile e servizi territoriali effettivamente operativi sono alcuni degli ambiti sui quali potrebbe svilupparsi un controllo civico informato.
Le Regioni chiedono nuove regole per uscire dai commissariamenti
L’approvazione del Piano calabrese riapre inoltre una questione di carattere nazionale. La Conferenza delle Regioni ha richiamato la necessità di rivedere il ruolo dei Piani di rientro alla luce delle mutate condizioni del sistema sanitario.
È già attivo un tavolo tecnico interno che ha presentato al Governo una proposta per definire criteri e tempistiche più chiari per l’uscita dai Piani e la conclusione dei commissariamenti. Secondo la Conferenza, l’assenza di riferimenti normativi puntuali rischia infatti di determinare una limitazione potenzialmente senza scadenza dell’autonomia regionale.
Il caso calabrese diventa così un banco di prova. Il risultato non sarà rappresentato soltanto dalla restituzione formale dei poteri alla Regione, ma dalla capacità di associare responsabilità amministrativa, sostenibilità economica e miglioramento misurabile dei servizi.
Per i cittadini, in definitiva, il vero superamento del commissariamento coinciderà con la possibilità di vedere riconosciuto in modo più uniforme ed effettivo il diritto alla salute. L’approvazione del Piano apre questo percorso, ma saranno l’attuazione, la trasparenza dei risultati e il coinvolgimento delle comunità a determinarne il successo.