Salute 24 Aprile 2026 13:29

Salute, scoperto un nuovo “interruttore” dello zucchero nel corpo

Un nuovo studio pubblicato su Nature individua un meccanismo inedito con cui l’organismo regola il glicogeno. L’ubiquitina, nota per il riciclo delle proteine, può agire anche sugli zuccheri, aprendo prospettive per diabete e malattie metaboliche

di Isabella Faggiano
Salute, scoperto un nuovo “interruttore” dello zucchero nel corpo


Un meccanismo finora sconosciuto con cui il corpo umano controlla le proprie riserve energetiche potrebbe cambiare alcune delle conoscenze consolidate sul metabolismo degli zuccheri. A rivelarlo è un nuovo studio internazionale pubblicato su Nature, che mette in discussione oltre cinquant’anni di teorie sul metabolismo del glicogeno, la forma in cui lo zucchero viene immagazzinato nell’organismo. Al centro della scoperta c’è l’ubiquitina, una piccola proteina nota per la sua funzione di “etichetta” delle proteine destinate alla degradazione. I ricercatori hanno osservato che questa molecola può legarsi non solo alle proteine, ma anche al glicogeno, regolando così direttamente le riserve di zucchero nelle cellule.

Un nuovo modo di controllare il glicogeno

Secondo lo studio, il legame tra ubiquitina e glicogeno rappresenta una seconda via di regolazione rispetto a quella finora conosciuta. Questo processo diventa particolarmente rilevante durante il digiuno, quando l’organismo deve mobilizzare le proprie riserve energetiche. In queste condizioni, aumenta la presenza di “etichette” di ubiquitina sul glicogeno, favorendone la degradazione e quindi la riduzione delle scorte di zucchero.

Possibili implicazioni per diabete e malattie metaboliche

I ricercatori hanno osservato che aumentando artificialmente l’ubiquitinazione del glicogeno si riducono le sue quantità nelle cellule. Questo suggerisce un potenziale bersaglio terapeutico per patologie legate all’eccesso di zuccheri, come diabete, obesità e malattie cardiovascolari, oltre alle rare malattie da accumulo di glicogeno. Il risultato è stato ottenuto grazie a una nuova tecnica, chiamata NoPro-clipping, che permette di analizzare modificazioni biologiche finora invisibili. “Senza questo strumento – spiegano gli autori – il fenomeno sarebbe rimasto nascosto”. La tecnica è stata prima applicata su modelli animali per osservare il fenomeno nei tessuti dell’organismo, poi sulle cellule umane per verificare che il meccanismo fosse presente anche nell’uomo ed infine su tessuti umani, in particolare fegato e muscolo, dove il glicogeno è più abbondante. Ora, serviranno ulteriori studi per verificare se questa via di regolazione potrà essere sfruttata in ambito clinico.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato