Advocacy e Associazioni 3 Marzo 2026 12:30

Salute mentale e disabilità, Fish: “Il 25% rinuncia alla psicoterapia per barriere di accesso”

Dalla survey congiunta di Serenis e Fish nasce il “Manifesto per l’accesso alla psicoterapia”, che promuove autodeterminazione, formazione, integrazione dei servizi e uso del digitale per rimuovere ostacoli

di I.F.
Salute mentale e disabilità, Fish: “Il 25% rinuncia alla psicoterapia per barriere di accesso”

Quasi una persona con disabilità su quattro dichiara di aver rinunciato a intraprendere un percorso di psicoterapia. Non per mancanza di bisogno, ma per ostacoli concreti: barriere fisiche, logistiche, comunicative, economiche e culturali che, di fatto, limitano l’esercizio di un diritto fondamentale come quello alla salute mentale. È quanto emerge dalla survey congiunta realizzata da Serenis, centro medico online per il benessere mentale e fisico, e Fish – Federazione italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie – i cui risultati sono stati presentati questa mattina alla Camera dei deputati, su iniziativa dell’onorevole Ilenia Malavasi, con la partecipazione dell’onorevole Luciano Ciocchetti.

Un bisogno diffuso che resta senza risposta

Il dato più allarmante riguarda proprio la rinuncia: il 25% delle persone con disabilità coinvolte nell’indagine ha dichiarato di non aver avviato un percorso psicologico pur ritenendolo necessario. Una quota significativa, che fotografa un problema strutturale di accesso. Il fenomeno potrebbe interessare, in Italia, fino a 2,9 milioni di persone con disabilità. A questo si aggiunge il tema dei caregiver: 12,7 milioni di adulti tra i 18 e i 64 anni – il 34,6% della popolazione – si prendono cura di figli minori o di familiari malati, disabili o anziani. Tra loro, il 43% ritiene che il supporto psicologico non sia adeguatamente offerto o accessibile. E il 50,4%, pur non avendo mai usufruito di un servizio di psicoterapia online, dichiara che lo proverebbe. Un bisogno latente, dunque, che chiede risposte nuove e più inclusive.

Il Manifesto per l’accesso alla psicoterapia

Dalla survey nasce il “Manifesto per l’accesso alla psicoterapia”, promosso da Fish e Serenis. Sette i punti chiave del documento, che mettono al centro il principio di autodeterminazione: ogni persona deve poter scegliere se, come e con chi intraprendere un percorso di supporto psicologico, in coerenza con il proprio progetto di vita. Tra le proposte: garantire il diritto all’accesso e alla scelta informata attraverso percorsi in presenza, online o ibridi; rendere visibile l’offerta di terapeuti specializzati nelle diverse tipologie di disabilità; promuovere formazione e certificazione specifica per i professionisti; attivare sportelli digitali e territoriali con materiali accessibili; integrare i percorsi psicologici nella rete associativa e nei servizi territoriali, assicurando continuità assistenziale. Prevista anche la misurazione pubblica degli esiti clinici e dell’esperienza di persone e caregiver, con dati disaggregati per tipologia di disabilità e modalità di erogazione, e l’istituzione di un Osservatorio tecnico per definire linee guida e aggiornare gli standard di accessibilità.

“La salute mentale non è un privilegio”

“Non può esserci vera salute senza un adeguato benessere psicologico. Eppure oggi l’accesso alla psicoterapia è ancora un privilegio per pochi, non un diritto garantito per tutti – ha sottolineato il presidente di Fish ,Vincenzo Falabella -. Il 25% di rinunce a causa di barriere fisiche, economiche e culturali è una ferita per il nostro sistema. Il supporto psicologico deve diventare parte integrante del Progetto di Vita, come strumento concreto di autodeterminazione e piena partecipazione sociale”. Nel corso dell’incontro alla Camera, Malavasi ha parlato di “una realtà che continua troppo spesso a essere ignorata”, sottolineando come il diritto alla salute mentale non sia ancora pienamente garantito. “Le istituzioni hanno il dovere di favorire percorsi che inseriscano il supporto psicologico nei progetti di vita delle persone, riconoscendo il benessere mentale come diritto universale”. In un videomessaggio, Ciocchetti ha concluso che “non può esserci inclusione senza attenzione al benessere psicologico” e che il Manifesto offre indicazioni operative per rimuovere barriere fisiche, logistiche e informative, valorizzando anche le opportunità del digitale.


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