Al centro delle raccomandazioni qualità dell’aria, personale sanitario, disuguaglianze di genere e accesso alle cure nelle aree rurali e montane.
Rafforzare la prevenzione cardiovascolare partendo dai territori, coinvolgendo direttamente Regioni e città nella definizione delle politiche europee e affrontando le disuguaglianze che ancora condizionano l’accesso alla diagnosi e alle cure. È questo il messaggio lanciato dal Comitato europeo delle Regioni, che il 13 ottobre 2026 ha approvato all’unanimità un parere dedicato al Safe Hearts Plan, il Piano europeo per la salute cardiovascolare. Il documento, di cui è relatore Carmine Pacente, consigliere comunale di Milano, chiede alla Commissione europea di riconoscere pienamente il ruolo delle amministrazioni locali e regionali nell’attuazione delle strategie di prevenzione, assistenza e riabilitazione, tenendo conto delle specificità dei diversi territori.
L’iniziativa si inserisce in un contesto epidemiologico particolarmente rilevante. Le malattie cardiovascolari rappresentano ancora la principale causa di morte nell’Unione europea, con oltre 1,7 milioni di decessi ogni anno e circa 62 milioni di persone colpite. Un impatto sanitario, sociale ed economico che richiede interventi coordinati, capaci di agire non soltanto sui percorsi clinici, ma anche sui fattori che influenzano il rischio cardiovascolare, dall’alimentazione alla sedentarietà, dal consumo di tabacco e alcol fino all’inquinamento atmosferico e alle condizioni socioeconomiche.
Il parere richiama quindi la necessità di integrare la prevenzione cardiovascolare nelle politiche ambientali, urbanistiche e sociali, promuovendo standard più rigorosi sulla qualità dell’aria, ambienti favorevoli all’attività fisica e iniziative educative capaci di raggiungere la popolazione fin dall’età scolastica. In questa prospettiva, i Comuni possono svolgere un ruolo significativo attraverso la pianificazione degli spazi pubblici e la mobilità sostenibile, mentre le Regioni sono chiamate a rafforzare i percorsi di prevenzione, diagnosi precoce e continuità assistenziale.
Particolare attenzione viene riservata alle disuguaglianze territoriali e di genere, che continuano a determinare differenze importanti negli esiti delle malattie cardiovascolari. Il Comitato propone di individuare un obiettivo europeo esplicito per ridurre questi divari, accompagnandolo con una strategia dedicata al personale sanitario, indispensabile per garantire servizi accessibili e di qualità. Il documento sottolinea inoltre le difficoltà specifiche dei piccoli Comuni rurali e montani, dove la distanza dai presidi sanitari e la carenza di professionisti possono ostacolare la tempestività degli interventi. Per queste aree viene richiesta una cornice di attuazione specifica, capace di adattare le misure europee alle esigenze delle comunità più fragili.
Il confronto si colloca nel percorso di attuazione del Safe Hearts Plan, con il quale l’Unione europea intende rafforzare la prevenzione delle patologie cardiovascolari e migliorare l’individuazione precoce dei fattori di rischio. Il nuovo parere del Comitato delle Regioni aggiunge a questo percorso una richiesta precisa: assicurare che gli enti territoriali partecipino alla definizione delle priorità, degli strumenti operativi e delle opportunità di finanziamento.
Per l’Italia, le raccomandazioni assumono un significato particolarmente concreto, considerando le competenze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari e il ruolo dei Comuni nelle politiche di prossimità e nella promozione di ambienti favorevoli alla salute. Le differenze tra aree urbane, territori interni e zone montane rendono infatti essenziale adattare le strategie di prevenzione alle caratteristiche delle singole comunità, rafforzando il raccordo tra medicina territoriale, specialistica e servizi sociali.
Il parere, pur non avendo carattere vincolante, potrà rappresentare un riferimento politico e istituzionale per Regioni e amministrazioni locali nel confronto con le istituzioni europee. La sfida dei prossimi anni sarà tradurre gli indirizzi del Safe Hearts Plan in interventi misurabili, capaci di migliorare l’accesso alla prevenzione, ridurre le differenze negli esiti di salute e rafforzare il ruolo dei territori nella tutela della salute cardiovascolare.