Salute 12 Maggio 2026 16:55

Primogenito, l’età giusta per metterlo al mondo esiste: “È 29 anni”

Secondo uno studio pubblicato su PLOS One, avere il primo figlio tra i 26 e i 31 anni sarebbe associato ai migliori risultati in termini di salute, istruzione e stabilità economica

di Isabella Faggiano
Primogenito, l’età giusta per metterlo al mondo esiste: “È 29 anni”

Esiste davvero un’età ideale per diventare genitori? Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica PLOS One, il momento che sembrerebbe associare i risultati migliori in termini di salute, istruzione e stabilità economica sarebbe intorno ai 29 anni. È questa, infatti, la fascia in cui — dal punto di vista statistico — si osservano le probabilità più elevate di raggiungere livelli di reddito più alti e migliori condizioni di benessere fisico. La ricerca, condotta da Jordan MacDonald e David Speed dell’Università del New Brunswick, ha analizzato i dati di oltre seimila persone canadesi per comprendere come l’età alla nascita del primo figlio influenzi gli esiti della vita adulta, dal livello di istruzione alla salute mentale, passando per reddito personale e soddisfazione di vita.

Genitorialità precoce e conseguenze nel tempo

Lo studio parte da un dato preciso: diventare genitori molto giovani può avere effetti che si trascinano per decenni. I ricercatori hanno osservato che chi ha avuto il primo figlio in adolescenza o nella prima parte dei vent’anni presenta con maggiore frequenza livelli di istruzione più bassi, redditi inferiori e peggiori condizioni di salute fisica e mentale. Secondo gli autori, la genitorialità precoce tende infatti a interrompere alcune delle tappe considerate “standard” nel passaggio all’età adulta, come il completamento degli studi, l’ingresso stabile nel mercato del lavoro o il raggiungimento dell’autonomia economica. “I nostri risultati mostrano che la genitorialità precoce interrompe le normali transizioni della vita, creando svantaggi persistenti”, spiegano gli autori nello studio.

Il punto di equilibrio tra i 26 e i 31 anni

Analizzando l’andamento dei dati, i ricercatori hanno individuato una sorta di “plateau” tra i 26 e i 31 anni. È in questa fascia che i benefici associati al rinvio della genitorialità tendono a stabilizzarsi.

Per esempio:

  • il livello di istruzione cresce progressivamente con l’aumentare dell’età del primo figlio fino ai 28-31 anni;
  • la probabilità di rientrare nelle fasce di reddito più elevate raggiunge il picco intorno ai 29 anni;
  • la salute fisica migliora fino ai 25-26 anni, per poi stabilizzarsi;
  • il benessere psicologico continua invece a migliorare in modo più lineare anche dopo i trent’anni.

Gli autori precisano però che non esiste una soglia “magica” valida per tutti. L’età rappresenta soltanto uno dei fattori che influenzano il benessere futuro.

Non solo salute economica

Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda proprio il legame tra età della genitorialità e salute nel lungo periodo. Chi diventa genitore molto presto mostra più frequentemente livelli elevati di stress cronico, peggiori condizioni di salute auto-percepita e maggiori difficoltà psicologiche anche a distanza di molti anni. Secondo i ricercatori, il peso non dipende soltanto dalla nascita del figlio in sé, ma soprattutto dalla combinazione tra responsabilità familiari, difficoltà economiche, precarietà lavorativa e minori opportunità educative. Anche il supporto sociale gioca un ruolo centrale. Nei Paesi dove esistono sistemi di welfare più solidi e servizi di sostegno alle famiglie più accessibili, gli effetti negativi della genitorialità precoce tendono infatti ad attenuarsi.

Lo studio include anche i padri

Un altro elemento innovativo della ricerca è l’inclusione sia delle madri che dei padri. Molti studi precedenti, sottolineano gli autori, si erano concentrati quasi esclusivamente sulle donne adolescenti, lasciando in secondo piano il ruolo e le difficoltà dei giovani padri. I dati mostrano invece che le conseguenze della genitorialità precoce riguardano entrambi i genitori e possono influenzare salute, carriera lavorativa e qualità della vita lungo tutto l’arco dell’esistenza.

“Non esiste un’età perfetta universale”

Nonostante il titolo suggestivo rilanciato da molti media internazionali, gli stessi ricercatori invitano a leggere i risultati con cautela. Lo studio non stabilisce quale sia l’età “giusta” per avere un figlio, ma mostra piuttosto come alcune condizioni sociali ed economiche possano influenzare il futuro dei genitori e dei figli. “Non si tratta di dire alle persone quando devono avere figli – spiegano gli autori -. L’obiettivo è comprendere meglio quali supporti servano ai giovani genitori per ridurre gli svantaggi che spesso accompagnano una genitorialità troppo precoce”.

Secondo gli studiosi, proprio per questo le politiche pubbliche dovrebbero investire maggiormente in:

  • sostegno economico alle giovani famiglie;
  • accesso all’istruzione;
  • servizi per l’infanzia;
  • salute mentale;
  • percorsi di supporto sociale e lavorativo.

Perché, concludono, il vero fattore determinante non è soltanto l’età anagrafica, ma la possibilità concreta di affrontare la genitorialità con stabilità, tutele e risorse adeguate.

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