Uno studio pubblicato su JAMA Network Open suggerisce che la risposta alla vitamina D ad alte dosi nella prevenzione del diabete di tipo 2 dipende da una specifica variante genetica del recettore della vitamina D
La vitamina D potrebbe non avere lo stesso effetto in tutte le persone con prediabete. A fare la differenza sarebbe il patrimonio genetico. È quanto emerge da uno studio pubblicato su JAMA Network Open che apre la strada a un approccio più personalizzato nella prevenzione del diabete di tipo 2. I ricercatori hanno analizzato i dati dello studio clinico statunitense D2d, valutando oltre duemila adulti con prediabete trattati con 4mila UI al giorno di vitamina D3 oppure placebo. L’obiettivo era capire se alcune varianti genetiche del recettore della vitamina D fossero in grado di modificare la risposta alla supplementazione.
Il ruolo del recettore della vitamina D
Al centro dell’analisi c’è il polimorfismo ApaI del recettore della vitamina D (VDR), una proteina coinvolta nella regolazione della secrezione insulinica e dell’omeostasi del glucosio. Secondo i risultati, i partecipanti con genotipo AA non hanno ottenuto alcun beneficio dalla supplementazione con vitamina D3. Diversamente, nei soggetti portatori dei genotipi AC e CC — che rappresentavano circa il 71% della popolazione studiata — il rischio di sviluppare diabete si è ridotto del 19%. Gli autori osservano inoltre che il vantaggio risultava particolarmente evidente nei partecipanti che riuscivano a mantenere livelli ematici di 25-idrossivitamina D superiori a 40 ng/mL.
Prediabete e medicina personalizzata
Il lavoro rafforza l’ipotesi che la prevenzione del diabete possa diventare sempre più personalizzata. La possibilità di identificare attraverso un semplice test genetico i soggetti più responsivi alla vitamina D potrebbe infatti aiutare a selezionare strategie preventive mirate. Un aspetto particolarmente rilevante se si considera che il prediabete interessa centinaia di milioni di persone nel mondo e rappresenta una delle principali condizioni a rischio per lo sviluppo del diabete di tipo 2. La vitamina D presenta diversi vantaggi: ha costi contenuti, è generalmente ben tollerata e facilmente accessibile. Tuttavia, lo studio sottolinea che non tutti rispondono allo stesso modo al trattamento. Gli autori invitano quindi alla cautela. Le analisi genetiche effettuate sono di tipo esplorativo e i risultati dovranno essere confermati da ulteriori studi clinici.
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