Sanità 31 Marzo 2026 14:41

PNRR, Gimbe: “Riforma della sanità territoriale ancora lontana dai traguardi”

La Missione Salute del PNRR punta a rafforzare l’assistenza territoriale, ma a tre mesi dalla scadenza solo 66 Case della Comunità risultano pienamente operative e nessun Ospedale di Comunità ha tutti i servizi attivi. Il Fascicolo Sanitario Elettronico resta incompleto e poco utilizzato

di Redazione
PNRR, Gimbe: “Riforma della sanità territoriale ancora lontana dai traguardi”

La riforma dell’assistenza territoriale, cuore della Missione Salute del PNRR per avvicinare la sanità ai cittadini, procede a rilento e rischia di non raggiungere gli obiettivi fissati al prossimo 30 giugno. Al 31 dicembre 2025, solo 66 Case della Comunità su 1.715 risultano pienamente operative e nessun Ospedale di Comunità ha tutti i servizi attivi. Sul fronte digitale, il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) resta incompleto e solo il 46% dei cittadini ha dato il consenso alla consultazione dei propri dati, con forti disparità tra Nord e Sud. L’Osservatorio GIMBE continua il monitoraggio indipendente sull’attuazione della Missione Salute. “Abbiamo analizzato i dati al 30 dicembre 2025 – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – per fornire un quadro oggettivo e mettere in guardia Governo e Regioni sui rischi derivanti dai ritardi accumulati. Il tempo stringe: la rendicontazione finale del PNRR è prevista tra pochi mesi”.

Case della Comunità: poche e incomplete

La riforma prevede 1.715 Case della Comunità, 657 Centrali Operative Territoriali e 594 Ospedali di Comunità, con risorse PNRR inizialmente destinate a 1.350 CdC, 600 COT e 400 OdC. Nel novembre 2023 i target sono stati rivisti: 1.038 CdC, 480 COT e 307 OdC.

Al 31 dicembre 2025, 649 CdC (37,8%) non hanno attivato alcun servizio. In 781 strutture (45,5%) è presente almeno un servizio, ma solo 285 (16,7%) hanno tutti i servizi obbligatori attivi. Di queste, appena 66 (3,9%) sono pienamente operative, con personale medico e infermieristico sufficiente a garantire continuità H24 o almeno 12 ore/die secondo la tipologia di struttura.

Le differenze regionali sono marcate: dieci Regioni superano la media nazionale del 45,5%, mentre undici restano al di sotto. Per le CdC pienamente funzionanti, la maggioranza si concentra in Lombardia ed Emilia-Romagna. “Senza personale sanitario, anche le Case con tutti i servizi attivi restano scatole vuote”, sottolinea Cartabellotta.

Ospedali di Comunità: nessuno completo

Dei 594 Ospedali di Comunità previsti, solo 163 (27,4%) hanno attivato almeno un servizio, per un totale di oltre 2.900 posti letto. Nessuna Regione ha attivato tutti i servizi previsti, che includono presenza medica e infermieristica continuativa, case manager, posti letto per pazienti con demenza o disturbi comportamentali e spazi per riabilitazione.

Centrali Operative Territoriali: unico punto di forza

Le COT, essenziali per coordinare l’assistenza sanitaria e sociosanitaria, risultano attivate in tutte le Regioni. Su 657 previste, 625 sono pienamente funzionanti, con target europeo già raggiunto.

Fascicolo Sanitario Elettronico: incompleto e poco utilizzato

Il FSE 2.0, pilastro della digitalizzazione, è ancora lontano dalla piena operatività. Nessuna Regione rende disponibili tutte le 20 tipologie di documenti previste e solo il 44% dei cittadini ha dato il consenso alla consultazione. Le disomogeneità sono evidenti: dal 2% in Abruzzo e Campania al 92% in Emilia-Romagna. Nel Mezzogiorno solo la Puglia supera la media nazionale, arrivando al 75%.

“Se meno della metà dei cittadini consente l’accesso ai propri dati, non si tratta di un problema tecnico ma culturale e organizzativo. Servono interventi immediati, soprattutto nel Mezzogiorno, per colmare il divario digitale e aumentare fiducia e consapevolezza”, commenta Cartabellotta.

Tre mesi alla scadenza: rischio di mancato raggiungimento dei target

A pochi mesi dalla rendicontazione finale, l’obiettivo di rendere Case e Ospedali di Comunità pienamente funzionanti è ancora lontano. Ritardi strutturali, attivazione parziale dei servizi e carenza di personale – in particolare infermieristico e medici di famiglia – pesano sulla realizzazione dei traguardi PNRR. “Se il passo non accelera, rischiamo di non raggiungere i target europei, ampliare le diseguaglianze regionali e sprecare risorse senza benefici concreti per i cittadini”, conclude Cartabellotta.

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