One Health 20 Maggio 2026 17:32

Plastica nei mari, imballaggi di cibo e bevande responsabili dell’inquinamento nel 93% dei Paesi

Bottiglie, tappi, coperchi e confezioni alimentari sono i rifiuti più presenti sulle coste del pianeta. A rivelarlo è la prima analisi globale che ha esaminato oltre 5.300 monitoraggi costieri in 112 Paesi

di Isabella Faggiano
Plastica nei mari, imballaggi di cibo e bevande responsabili dell’inquinamento nel 93% dei Paesi

Una bottiglia d’acqua acquistata al distributore automatico, il tappo di una bibita, l’involucro di uno snack consumato in pochi minuti. Sono oggetti entrati nella quotidianità di milioni di persone e destinati a diventare rifiuti quasi immediatamente dopo l’utilizzo. Eppure proprio questi prodotti rappresentano oggi la principale fonte di inquinamento da plastica sulle coste del mondo. A fotografare il fenomeno è la prima analisi globale dei rifiuti marini classificati in base al loro utilizzo, pubblicata sulla rivista scientifica One Earth. La ricerca ha raccolto e confrontato oltre 5.300 rilevazioni effettuate lungo le coste di sette continenti, nove sistemi oceanici, tredici mari regionali e 112 nazioni, coprendo aree in cui vive l’86% della popolazione mondiale. Lo studio è stato realizzato da ricercatori dell’Università di Plymouth insieme a colleghi dell’Agenzia nazionale indonesiana per la ricerca e l’innovazione (BRIN), della Brunel University di Londra e del Plymouth Marine Laboratory.

Cibo e bevande dominano la classifica dei rifiuti

I risultati mostrano con chiarezza che le plastiche utilizzate nel settore alimentare e delle bevande sono la categoria di rifiuti più diffusa a livello globale. Questa tipologia compare infatti tra le prime tre fonti di inquinamento costiero nel 93% dei Paesi analizzati, inclusi il Regno Unito e le cinque nazioni più popolose del pianeta: India, Cina, Stati Uniti, Indonesia e Pakistan. Tra gli oggetti più frequentemente rinvenuti figurano gli imballaggi alimentari in plastica, i tappi e i coperchi, oltre alle bottiglie per bevande. Tutti questi articoli risultano tra i rifiuti più comuni in oltre la metà delle nazioni esaminate. A seguire compaiono i sacchetti di plastica e i mozziconi di sigaretta, che continuano a rappresentare una presenza costante lungo le spiagge e le aree costiere di gran parte del mondo.

Ogni anno 20 milioni di tonnellate di plastica finiscono nell’ambiente

L’inquinamento da plastica continua a crescere a ritmi preoccupanti. Secondo gli autori dello studio, ogni anno circa 20 milioni di tonnellate di rifiuti plastici vengono dispersi nell’ambiente. Le conseguenze non riguardano soltanto gli ecosistemi marini e la biodiversità. La contaminazione da plastica può influire sulla sicurezza alimentare, sulla qualità degli habitat naturali e sulle economie locali che dipendono dalle risorse del mare e dal turismo costiero. Lo studio ricorda inoltre che, mantenendo gli attuali livelli di produzione e consumo, la quantità di plastica accumulata negli oceani è destinata a crescere ulteriormente nei prossimi decenni.

Un problema che coinvolge anche salute ed economia

Per gli autori, l’inquinamento da plastica deve essere considerato una questione che interessa contemporaneamente ambiente, salute pubblica ed economia. “L’inquinamento da plastica è un problema ambientale globale che ha gravi ripercussioni negative sull’ambiente, sull’economia e sulla salute umana- afferma Richard Thompson, biologo marino dell’Università di Plymouth, fondatore e direttore dell’International Marine Litter Research Unit e autore senior dello studio -. Questo studio identifica per la prima volta le categorie di rifiuti più abbondanti a livello nazionale, regionale e globale, indicando non solo dove dare priorità agli interventi, ma anche su quali tipologie specifiche di oggetti concentrarsi”. Secondo Thompson, la ricerca fornisce indicazioni concrete ai decisori politici e all’industria per individuare i prodotti sui quali intervenire prioritariamente. “La ricerca fornisce prove fondamentali per orientare l’industria e le politiche sui punti specifici su cui concentrarsi per affrontare l’inquinamento da plastica. Ad esempio, la nostra ricerca indica che le azioni relative alla plastica utilizzata nel settore alimentare e delle bevande rappresentano una priorità fondamentale nel 93% dei Paesi del mondo”.

La raccolta dei rifiuti non basta più

Uno degli aspetti più significativi emersi dall’indagine riguarda la necessità di intervenire a monte del problema. Migliorare la raccolta e il trattamento dei rifiuti resta fondamentale, ma da solo non è sufficiente per arginare la crescente dispersione di plastica nell’ambiente. “Questo studio dimostra perché l’inquinamento da plastica non può essere risolto solo con la gestione dei rifiuti – spiega Susan Jobling, direttrice dell’Institute of Environment, Health and Societies della Brunel University di Londra e coautrice dello studio -. In contesti nazionali molto diversi, tra cui l’Indonesia, le stesse plastiche a breve durata provenienti da alimenti e bevande dominano ripetutamente l’inquinamento delle coste”. Per i ricercatori, la riduzione della produzione delle plastiche monouso e la limitazione degli articoli con una vita utile molto breve rappresentano passaggi indispensabili per contenere l’inquinamento marino. Tra le possibili strategie vengono indicate misure legislative mirate, incentivi all’utilizzo di alternative riutilizzabili e una revisione dei modelli produttivi che favorisca soltanto l’impiego di materiali realmente essenziali.

Un contributo alle future politiche globali

La ricerca rientra nel progetto internazionale PISCES, un programma da 3,8 milioni di sterline coordinato dalla Brunel University e finanziato dal Natural Environment Research Council, nato per individuare soluzioni efficaci alla dispersione dei rifiuti plastici, con particolare attenzione all’Indonesia. I risultati offrono una base scientifica utile anche ai negoziati internazionali sul futuro trattato globale delle Nazioni Unite contro l’inquinamento da plastica. Secondo gli autori, concentrare gli sforzi sugli articoli più frequentemente rinvenuti nell’ambiente – imballaggi alimentari, bottiglie, tappi, sacchetti e altri prodotti monouso – potrebbe consentire una riduzione significativa dei rifiuti che ogni anno raggiungono mari e oceani. Le spiagge del mondo, conclude lo studio, raccontano una storia che non lascia spazio a libere interpretazioni: il problema dell’inquinamento da plastica nasce soprattutto dagli oggetti che utilizziamo quotidianamente per pochi minuti. Ed è proprio da questi che occorrerà partire per costruire strategie efficaci di prevenzione.

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