Uno studio della Lund University pubblicato su PLOS Medicine evidenzia un’associazione tra esposizione prenatale ad alti livelli di PFAS e aumento del rischio di asma infantile. I dati, raccolti su oltre 11mila bambini, mostrano un incremento del rischio fino al 44% nei casi di maggiore esposizione in utero
L’esposizione ai PFAS durante la gravidanza potrebbe aumentare in modo significativo il rischio di asma nei bambini. È quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori della Lund University, in Svezia, pubblicato sulla rivista PLOS Medicine. L’analisi indica che i bambini esposti a livelli elevati di queste sostanze chimiche nella vita fetale presentano un rischio fino al 44% più alto di sviluppare asma nel corso dell’infanzia. La ricerca ha coinvolto 11.488 bambini nati nella contea di Blekinge tra il 2006 e il 2013, seguiti fino ai 12 anni di età attraverso registri sanitari nazionali. I ricercatori hanno ricostruito l’esposizione prenatale ai PFAS utilizzando i dati sugli indirizzi materni e la distribuzione dell’acqua potabile, contaminata in alcune aree da schiume antincendio (AFFF, aqueous film-forming foam), in particolare nella città di Ronneby. Nel periodo di osservazione, il 18% dei bambini ha ricevuto una diagnosi di respiro sibilante e il 17% di asma.
Il dato chiave: aumento del 44% del rischio
Secondo i risultati, l’esposizione prenatale a livelli molto elevati di PFAS è associata a un aumento del rischio di asma pari al 44% (hazard ratio 1,44; intervallo di confidenza 95%: 1,08–1,92). In termini assoluti, la differenza è significativa: il 26,7% dei bambini altamente esposti ha sviluppato asma, contro il 16,1% dei bambini non esposti o esposti a livelli di fondo. Non sono invece emerse associazioni significative nei gruppi con esposizione intermedia o alta, né per il respiro sibilante.
Cosa sono i PFAS
I PFAS (per- e polifluoroalchiliche) sono sostanze chimiche utilizzate da decenni per le loro proprietà di resistenza all’acqua, al calore e ai grassi. Sono presenti in numerosi prodotti di uso quotidiano, tra cui tessuti, pentole antiaderenti, cosmetici, vernici e materiali per imballaggio. La loro struttura chimica estremamente stabile li rende difficili da degradare nell’ambiente, tanto da essere definiti “sostanze chimiche eterne”. Secondo gli autori dello studio, l’esposizione più rilevante è quella avvenuta durante la gravidanza, quando lo sviluppo del sistema respiratorio e immunitario del feto potrebbe essere più vulnerabile agli effetti dei contaminanti ambientali. La prima firmataria dello studio, Annelise J. Blomberg, ha sottolineato che l’associazione è stata osservata solo nei casi di esposizione molto elevata, un dato che potrebbe spiegare le differenze rispetto a studi precedenti condotti su popolazioni più generali.
Implicazioni per la salute pubblica
Per i ricercatori, i risultati rafforzano le preoccupazioni sugli effetti dei PFAS sulla salute umana e confermano il ruolo delle schiume antincendio AFFF come fonte significativa di contaminazione ambientale. L’Unione europea ha già avviato restrizioni sull’uso di queste sostanze, considerate persistenti nell’ambiente e potenzialmente dannose per la salute. Lo studio, pur necessitando di ulteriori conferme, aggiunge un tassello importante alla comprensione degli effetti dell’esposizione precoce ai contaminanti ambientali sul rischio di malattie respiratorie nei bambini.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato