La pertosse, causata dal batterio Bordetella pertussis, rimane una delle infezioni respiratorie più contagiose e pericolose nonostante la disponibilità diffusa di vaccini. Essa può colpire individui di tutte le età, ma i lattanti sono particolarmente vulnerabili, con un rischio elevato di complicanze gravi e, nei casi peggiori, esiti fatali. In Italia, il Piano Nazionale Vaccini prevede la somministrazione delle prime dosi già nei primi mesi di vita, a partire dai due-tre mesi, con successivi richiami durante l’infanzia e l’adolescenza. La Regione Toscana, che vanta una copertura vaccinale superiore alla media nazionale, rappresenta un osservatorio privilegiato per comprendere l’andamento della malattia e l’efficacia delle strategie di prevenzione. Nonostante questa eccellente copertura, nel 2024 si è verificata un’epidemia significativa che ha interessato in particolare la fascia adolescenziale.
Uno studio retrospettivo condotto presso l’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze e pubblicato su Eurosurveillance, ha analizzato i casi di pertosse ospedalizzati tra il 2016 e il 2024. Nel periodo considerato sono stati registrati 384 ricoveri di bambini e adolescenti fino ai 16 anni. Il dato più sorprendente riguarda proprio il 2024, anno in cui si è verificato un picco con ben 259 casi, pari a un incremento di nove volte rispetto alla media annua del periodo pre-pandemico. Durante quell’anno, più della metà dei pazienti ricoverati apparteneva alla fascia di età compresa tra i 10 e i 16 anni, mentre la quota di lattanti si è ridotta rispetto agli anni precedenti. È interessante osservare come, dopo un periodo di assenza di casi legato alle misure di distanziamento durante la pandemia di COVID-19 (2020–2023), la riemersione della malattia in Toscana abbia seguito dinamiche simili a quelle documentate in altri Paesi europei come Danimarca, Spagna e Francia.
L’analisi della copertura vaccinale ha evidenziato aspetti fondamentali per comprendere la vulnerabilità dei diversi gruppi. Molti lattanti ricoverati non avevano ricevuto le dosi previste nei tempi raccomandati: i ritardi medi oscillavano infatti tra i 31 e i 53 giorni per le prime tre dosi. Ancora più significativo è il dato relativo ai neonati con meno di due mesi, troppo piccoli per essere vaccinati: nessuna delle loro madri aveva effettuato la vaccinazione in gravidanza, nonostante questa sia disponibile gratuitamente e fortemente raccomandata. Anche tra gli adolescenti emerge un quadro simile: la maggioranza era formalmente in regola con il calendario vaccinale, ma non aveva ancora ricevuto la quinta dose, cioè il richiamo previsto tra i 12 e i 18 anni. In media, il ritardo tra la prima data utile per il richiamo e l’insorgenza della malattia superava l’anno. Questi dati sottolineano come il problema principale non sia tanto la copertura complessiva, che in Toscana resta elevata, quanto la tempestività della somministrazione.
Le implicazioni per la sanità pubblica sono evidenti. La prima riguarda la necessità di somministrare i vaccini senza ritardi, rispettando non solo le tappe previste dal calendario ma anche la loro urgenza, così da ridurre la finestra di vulnerabilità nei bambini piccoli. La seconda si concentra sul richiamo adolescenziale: la finestra temporale attuale, che va dai 12 ai 18 anni, è troppo ampia e rischia di rimandare troppo a lungo la protezione. Anticipare il richiamo a 10 o 11 anni potrebbe evitare molte ospedalizzazioni. Una terza considerazione riguarda la vaccinazione in gravidanza: occorre rafforzare ulteriormente le campagne di sensibilizzazione per le donne incinte, dal momento che si tratta di uno strumento cruciale per proteggere i neonati nei primi mesi di vita. Infine, è fondamentale mantenere una sorveglianza epidemiologica costante, che consenta di cogliere i segnali di un’eventuale recrudescenza della malattia e di adattare le strategie preventive in modo tempestivo.
In conclusione, l’epidemia di pertosse che ha colpito la Toscana nel 2024 dimostra come la sola copertura vaccinale non sia sufficiente. È la puntualità delle vaccinazioni a fare la differenza, tanto nei primi mesi di vita quanto nell’adolescenza. Per ridurre il rischio di future recrudescenze sarà necessario promuovere la somministrazione delle dosi senza ritardi, anticipare il richiamo adolescenziale e garantire una maggiore protezione attraverso la vaccinazione materna in gravidanza. Solo un approccio integrato, che unisca immunizzazione tempestiva e sorveglianza attiva, potrà limitare l’impatto di una malattia respiratoria che continua a rappresentare una sfida di sanità pubblica anche nell’epoca dei vaccini.