Secondo uno studio dell’Università del Michigan, pubblicato su JAMA Otolaryngology–Head & Neck Surgery, su oltre 5.100 adulti seguiti per nove anni, la perdita dell’olfatto negli over 70 è associata a un raddoppio del rischio di ictus, angina e altre patologie cardiache
Per anni la perdita dell’olfatto è stata considerata un disturbo minore, spesso attribuito all’invecchiamento. Oggi però la ricerca suggerisce una prospettiva diversa: il declino dell’odorato potrebbe rappresentare un segnale anticipatore di fragilità vascolare.
Come è stato condotto lo studio e cosa hanno scoperto i ricercatori
La ricerca si inserisce nell’ambito dell’Atherosclerosis Risk in Communities (ARIC) Study, uno dei più importanti programmi epidemiologici statunitensi sui fattori di rischio cardiovascolare.
Sono stati coinvolti 5.142 adulti, con età media superiore ai 70 anni, sottoposti a test standardizzati di identificazione degli odori per valutare la funzione olfattiva. I partecipanti sono stati poi seguiti per circa nove anni, durante i quali sono stati registrati eventi cardiovascolari maggiori come ictus e malattia coronarica.
Il risultato centrale è chiaro: chi presentava anosmia mostrava un rischio quasi doppio di sviluppare eventi cardiaci rispetto a chi conservava un olfatto normale. L’associazione è rimasta significativa anche dopo aver corretto per fattori tradizionali quali ipertensione, diabete, fumo, colesterolo e indice di massa corporea. Il legame risultava più evidente nei primi anni di follow-up, suggerendo che il deficit olfattivo possa precedere la manifestazione clinica della malattia.
Uno studio osservazionale solido, ma senza prova di causalità
Si tratta di uno studio prospettico osservazionale: evidenzia una forte associazione statistica, ma non dimostra che la perdita dell’olfatto causi direttamente la patologia cardiaca. La robustezza del campione e la durata del monitoraggio rafforzano comunque l’affidabilità dei dati.
Secondo i ricercatori, l’anosmia potrebbe rappresentare un marcatore clinico precoce di vulnerabilità vascolare, più che un fattore causale diretto.
Perché l’olfatto può anticipare un problema cardiaco
Una delle ipotesi più accreditate riguarda la presenza di infiammazione cronica e danno microvascolare. Il sistema olfattivo è strettamente connesso al sistema nervoso centrale e dipende da una rete di piccoli vasi sanguigni: alterazioni vascolari sistemiche potrebbero comprometterne la funzione prima ancora che compaiano sintomi cardiaci evidenti.
In questa prospettiva, l’olfatto diventerebbe una sorta di sensore biologico della salute vascolare.
Un possibile segnale di invecchiamento biologico accelerato
Il declino dell’olfatto potrebbe riflettere un deterioramento più ampio che coinvolge cervello, sistema cardiovascolare e metabolismo. Non un evento isolato, dunque, ma un indicatore di fragilità sistemica. Questo spiegherebbe perché l’associazione sia particolarmente evidente negli over 70.
Le implicazioni per la prevenzione
I test olfattivi sono semplici, rapidi e a basso costo. Inserirli nei controlli periodici degli anziani potrebbe contribuire a individuare soggetti a rischio prima dell’insorgenza di eventi acuti.
Non sostituiscono gli strumenti diagnostici tradizionali, ma potrebbero rappresentare un indicatore aggiuntivo in un’ottica di prevenzione più precoce e personalizzata.
Cosa significa per gli over 70
Una perdita persistente e non spiegata dell’olfatto merita attenzione clinica, soprattutto in presenza di altri fattori di rischio cardiovascolare. Non è automaticamente sinonimo di malattia cardiaca, ma può rappresentare un campanello d’allarme da approfondire con il medico.
La ricerca suggerisce che, in futuro, anche la valutazione sensoriale potrebbe entrare a far parte della fotografia complessiva dello stato di salute cardiovascolare dell’anziano.