In occasione della Giornata mondiale del Parkinson, l’Istituto Superiore di Sanità fa il punto su numeri, criticità e prospettive. In arrivo una grande indagine nazionale e l’aggiornamento delle linee guida ferme al 2013
Sono circa 300mila le persone che convivono con la Malattia di Parkinson in Italia, a cui si aggiungono almeno 600mila familiari coinvolti nella gestione quotidiana della malattia. Numeri destinati ad aumentare: secondo le stime, entro il 2050 i casi potrebbero raddoppiare. Non solo per effetto dell’invecchiamento della popolazione. Come ricordano gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità, “si tratta di una malattia i cui determinanti causali sono ancora in larga parte sconosciuti e per la quale non esistono, al momento, strategie di prevenzione efficaci su scala di popolazione”. Il peso è rilevante anche sul piano economico: tra costi sanitari e sociali, il Parkinson vale circa 8,5 miliardi di euro l’anno.
Dalla disomogeneità dei servizi ai nuovi percorsi di cura
Uno dei nodi principali resta l’organizzazione dell’assistenza. Oggi la gestione della malattia sul territorio nazionale è tutt’altro che uniforme, con differenze marcate tra Regioni in termini di accesso alle cure, tempi di diagnosi e presa in carico. Per affrontare questo scenario, l’Istituto Superiore di Sanità è impegnato, insieme alla Confederazione Parkinson Italia e alle principali realtà associative e scientifiche, nella definizione di strumenti condivisi. Tra i primi risultati, la messa a punto delle linee di indirizzo nazionali per i Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA), pensati per offrire standard omogenei di qualità su tutto il territorio. Un passaggio cruciale se si considera che, ad oggi, esistono appena 21 PDTA attivi, di cui solo 8 a livello regionale, e oltre un quarto non prevede sistemi strutturati di monitoraggio.
Una grande indagine nazionale sui bisogni reali
Accanto all’organizzazione dei servizi, emerge la necessità di comprendere meglio i bisogni concreti di pazienti e caregiver. In questa direzione va il protocollo di studio messo a punto dall’Istituto Superiore di Sanità per avviare la più ampia survey nazionale mai realizzata in Italia sul Parkinson. L’indagine, che partirà nei prossimi mesi, analizzerà aspetti clinici, assistenziali e sociali, con l’obiettivo di orientare le politiche sanitarie e migliorare la presa in carico. I risultati sono attesi entro la fine dell’anno.
Linee guida da aggiornare e nuove opportunità dalle politiche sanitarie
Un altro fronte aperto riguarda l’aggiornamento delle linee guida su diagnosi e trattamento, ferme al 2013. “L’Iss si sta impegnando per rinnovarle”, ha spiegato il presidente Rocco Bellantone, sottolineando come questo strumento, insieme ai PDTA, possa contribuire a ridurre le disuguaglianze territoriali e migliorare l’appropriatezza delle cure, sia farmacologiche sia riabilitative. Anche il contesto istituzionale sembra favorevole. “Il quadro delle politiche dedicate alle persone con Parkinson e ai loro familiari è oggi estremamente positivo”, ha evidenziato Nicola Vanacore dell’ISS, ricordando il recente finanziamento inserito in Legge di Bilancio. “Si tratta di un segnale concreto di attenzione verso una patologia con un impatto crescente sul piano sanitario, sociale ed economico”. Il Parkinson si conferma così una delle grandi sfide della sanità pubblica contemporanea. Non solo per la complessità clinica, ma per la capacità di mettere alla prova l’intero sistema: dalla prevenzione ancora da costruire, all’equità di accesso alle cure, fino al sostegno alle famiglie. La direzione è tracciata. Ora la sfida è trasformare strumenti, dati e risorse in risposte concrete per chi ogni giorno convive con la malattia.
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