Advocacy e Associazioni 7 Aprile 2026 08:00

Oltre la guarigione: il modello palliativo della Fondazione Floriani che “mette la persona al centro” compie 50 anni

Mezzo secolo di impegno pionieristico nelle cure palliative, nato dall’esperienza personale dei fondatori e diventato modello nazionale di assistenza ai malati inguaribili. Francesca Crippa Floriani, vicepresidente, racconta storia, sfide, innovazioni e prospettive future

di Isabella Faggiano
Oltre la guarigione: il modello palliativo della Fondazione Floriani che “mette la persona al centro” compie 50 anni

Ci sono storie che cambiano non solo una vita, ma un intero sistema di cura. Quella della Fondazione Floriani ETS è una di queste. Il “modello palliativo” della Floriani nasce, infatti, dall’esperienza diretta di Virgilio Floriani, ingegnere trevigiano, che ha assistito il fratello malato di cancro. “Un incontro con il Dr. Ventafridda, specialista nella terapia del dolore, cambiò il percorso di malattia del fratello e ispirò la nascita di un modello innovativo, dove medici, infermieri e volontari portano le cure direttamente nelle case dei pazienti – racconta Francesca Crippa Floriani, vicepresidente della Fondazione -. La Fondazione è nata per diffondere e applicare le cure palliative, quelle che affrontano tutti gli aspetti della sofferenza umana: fisica, sociale, psicologica e spirituale. Il nostro obiettivo è prendersi cura della persona anche quando la guarigione non è possibile”.

Sfide pionieristiche negli anni ’70

Negli anni Settanta parlare di “cancro” era quasi un tabù: si parlava di “un brutto male”. Inoltre, l’uso della morfina nel controllo del dolore era frainteso e temuto come possibile causa di tossicodipendenza. “Oltre agli stereotipi culturali, vi erano convinzioni secondo cui dedicare risorse ai malati inguaribili sottraesse fondi a chi poteva guarire. Oggi sappiamo che integrare le cure palliative permette di concentrare risorse su servizi essenziali e specialistici”, racconta Crippa Floriani.

Un modello che ha cambiato la cultura della cura

Il “Modello Floriani”, che mette la persona al centro di un lavoro multidisciplinare, ha influenzato la normativa italiana. “Il nostro approccio dimostra che le cure palliative non sono un ‘ritiro dalla battaglia sanitaria’, ma ampliano il focus della cura, rimettono al centro la persona e i suoi bisogni. Non abbandono, ma maggiore attenzione”, spiega ancora Crippa Floriani. Il modello ha contribuito alla nascita della legge 38 del 2010, che sancisce il diritto di tutti i cittadini ad accedere alle cure palliative come livello essenziale di assistenza.

Cambiamenti culturali e sociali

Negli ultimi decenni la percezione delle cure palliative è cambiata profondamente. Studi commissionati dalla Fondazione Floriani all’istituto Ipsos hanno evidenziato una crescente notorietà e consapevolezza. “La nostra battaglia culturale è stata affrontare il rimosso: aiutare a non ignorare la morte, accompagnando i morenti e i fragili. È doloroso, ma è una fonte di crescita personale”, aggiunge la vicepresidente della Fondazione.

Sfide attuali: fragilità, tecnologia e futuro

La società contemporanea vede più persone vivere fino a età avanzate, spesso con fragilità e patologie complesse. Le cure palliative devono evolversi: telemedicina, algoritmi predittivi, diagnostica e trattamento saranno strumenti imprescindibili. “Oggi – spiega Crippa Floriani – la società tende a superare i limiti, ma le cure palliative ricordano che il limite si può posticipare ma non rimuovere. Il limite è l’aspetto più umano che ci definisce e ci rende uguali tra noi”.

Cinquant’anni di impegno e futuro

Il 22 maggio, a Palazzo Marino, Milano celebrerà i 50 anni della Fondazione Floriani ETS. Il giorno successivo, alla Fondazione Feltrinelli, si terrà un convegno internazionale su orizzonti nella complessità e cura come diritto fragile, con la promulgazione di un manifesto. “La celebrazione offrirà un momento di riconoscenza collettiva e di riscoperta dei valori di prossimità, umanità e responsabilità condivisa che hanno animato la missione della Fondazione sin dalla sua nascita”, spiega Crippa Floriani. Secondo la vicepresidente, la cultura palliativa deve diventare parte integrante della formazione medica e dell’attività ospedaliera: “La capacità di curare anche quando non si può più guarire è la battaglia di civiltà che non va mai abbandonata. La consapevolezza dei cittadini è cresciuta, ma resta un vuoto culturale profondo nel rapporto con il limite.”

Il futuro delle cure palliative in Italia

Nonostante la legge 38, l’attuazione omogenea delle cure palliative resta incompleta: dalla Lombardia alla Sicilia, permangono differenze significative. La risposta ai malati oncologici è buona, ma è ancora insufficiente per pazienti neurologici, geriatrici e fragili. “La sfida dei prossimi anni sarà garantire dignità, qualità della vita e supporto a chi più ne ha bisogno, continuando a innovare e adattarsi, mantenendo sempre al centro la persona”, conclude Crippa Floriani.

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