L’allarme lanciato dagli esperti dell’obesità della Sio: il Body Mass Index resta oggi l’unico strumento semplice e immediato per lo screening, ma in Italia viene registrato solo in una minoranza dei pazienti. Ecco perché medici e società scientifiche chiedono di inserirlo nel Fascicolo sanitario elettronico
L’obesità continua a crescere e a colpire milioni di persone, ma il sistema sanitario italiano fatica ancora a monitorarla in modo efficace. A denunciarlo sono gli specialisti della Società italiana dell’obesità (Sio), che durante il Congresso europeo sull’obesità 2026 in corso a Istanbul, hanno acceso i riflettori su un dato considerato allarmante: nell’83% delle cartelle dei pazienti seguiti dai medici di famiglia manca la registrazione dell’indice di massa corporea (Bmi), il parametro più semplice e utilizzato per identificare sovrappeso e obesità.
L’analisi arriva dai dati dello studio Itros, condotto su 1,8 milioni di italiani, e mette in evidenza come peso e altezza, pur essendo informazioni basilari, vengano raccolti e registrati solo in una piccola parte dei casi. Secondo gli esperti, questa mancanza rischia di trasformare l’obesità in una “malattia invisibile”, rallentando diagnosi, prevenzione e accesso alle cure. Per questo la Sio chiede meno ostacoli burocratici, più attenzione clinica e l’inserimento obbligatorio del Bmi nel Fascicolo sanitario elettronico.
Perché il Bmi continua a essere fondamentale: parametro universale, immediato e a costo zero
L’indice di massa corporea, calcolato attraverso il rapporto tra peso e altezza, viene spesso criticato perché non distingue massa grassa e massa muscolare e può produrre falsi positivi o falsi negativi. Tuttavia, secondo gli specialisti, resta ancora oggi lo strumento più accessibile per individuare rapidamente le persone a rischio obesità. Il motivo è semplice: si tratta di un parametro universale, immediato e a costo zero, utilizzabile in qualsiasi contesto clinico senza apparecchiature sofisticate o esami complessi.
I professionisti sottolineano che, pur non essendo perfetto, il Bmi rappresenta un primo campanello d’allarme indispensabile. Attendere la comparsa di complicanze o danni d’organo per formulare una diagnosi significherebbe infatti intervenire troppo tardi. L’obesità, ricordano i medici, è una patologia cronica che può favorire oltre 200 complicanze, dalle malattie cardiovascolari al diabete, fino ai disturbi metabolici e respiratori.
Lo studio Itros su 1,8 milioni di italiani
A fotografare la situazione è stato lo studio Itros, che ha analizzato i dati di circa 1,8 milioni di pazienti italiani seguiti nella medicina generale. Il risultato considerato più critico riguarda proprio la registrazione del Bmi: soltanto il 17% dei pazienti presenta questo dato nella propria documentazione sanitaria. Per gli specialisti il problema non è legato alla difficoltà tecnica della misurazione, ma soprattutto a questioni organizzative, burocratiche e di tempo. Peso e altezza vengono spesso trascurati durante le visite, nonostante siano parametri fondamentali per la prevenzione. Questo scenario, spiegano gli esperti, dimostra come il sistema sanitario sia ancora lontano da una reale sorveglianza dell’obesità nella popolazione.
Obesità “malattia invisibile” senza screening semplici
Secondo la Sio, il rischio concreto è che l’obesità continui a essere sottodiagnosticata e sottovalutata. Se già oggi risulta difficile ottenere la semplice registrazione del Bmi, introdurre criteri diagnostici più complessi potrebbe rendere ancora più difficile identificare precocemente i pazienti.
I professionisti evidenziano come alcuni nuovi approcci diagnostici proposti a livello internazionale puntino a valutare soprattutto il danno d’organo associato all’obesità. Un modello che, se applicato senza strumenti semplici di screening iniziale, potrebbe rallentare il riconoscimento della malattia e l’avvio delle terapie. Per questo la richiesta è quella di mantenere il Bmi come primo livello di valutazione, integrandolo eventualmente con esami più approfonditi nei casi necessari.
Il nodo privacy e la difficoltà nella ricerca epidemiologica
Tra le criticità segnalate emerge anche il tema della gestione dei dati sanitari. Secondo i clinici, le interpretazioni particolarmente restrittive della normativa sulla privacy starebbero ostacolando la creazione di registri epidemiologici utili per monitorare l’obesità in Italia. La difficoltà nel condividere dati anonimizzati per finalità scientifiche limita, infatti,1 la possibilità di studiare l’andamento della malattia, valutare l’efficacia delle cure e pianificare strategie di prevenzione su larga scala. In un Paese in cui l’obesità interessa circa 6 milioni di persone, l’assenza di un sistema di monitoraggio strutturato viene considerata un limite importante per la sanità pubblica.
Bmi obbligatorio nel Fascicolo sanitario elettronico, attenzione anche al gruppo sanguigno
La proposta avanzata dagli addetti ai lavori è chiara: rendere obbligatoria la registrazione di peso, altezza e indice di massa corporea all’interno del Fascicolo sanitario elettronico. In questo modo, il Fse potrebbe diventare uno strumento decisivo per colmare le attuali lacune nella prevenzione. Oltre al Bmi, gli specialisti chiedono una maggiore attenzione anche verso altri dati clinici essenziali spesso assenti nei sistemi sanitari digitali, come il gruppo sanguigno. L’obiettivo è rendere il Fascicolo sanitario uno strumento realmente utile sia per la prevenzione sia per la gestione delle emergenze.
Università, medici specialisti: “Serve più formazione”
Un altro punto centrale riguarda la formazione dei futuri professionisti sanitari. Secondo gli esperti, la rilevazione di parametri basilari come peso e altezza dovrebbe diventare una pratica clinica consolidata fin dall’università. L’obesità, spiegano dalla Sio, continua a essere percepita troppo spesso come una semplice questione estetica o comportamentale, mentre si tratta di una vera e propria malattia cronica. Per questo diventa fondamentale sensibilizzare medici di famiglia, specialisti e studenti sull’importanza dello screening precoce e della raccolta sistematica dei dati clinici.
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