Nutri e Previeni 13 Aprile 2026 11:21

Obesità precoce, rischio più alto di morte prematura

Uno studio su oltre 600.000 persone mostra che ingrassare in giovane età aumenta il rischio di mortalità e malattie croniche. La prevenzione precoce diventa decisiva per la salute futura.

di Arnaldo Iodice
Obesità precoce, rischio più alto di morte prematura

Un importante studio epidemiologico condotto dall’Università di Lund, in Svezia, ha evidenziato come l’aumento di peso in giovane età adulta possa influenzare la salute per tutta la vita. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica eClinicalMedicine, ha analizzato i dati di oltre 600.000 individui monitorati tra i 17 e i 60 anni, valutando la relazione tra variazioni di peso e rischio di mortalità. Sono stati inclusi solo partecipanti con almeno tre misurazioni reali del peso corporeo, raccolte in contesti sanitari o istituzionali.

Durante il periodo osservato si sono registrati più di 115.000 decessi complessivi. I risultati mostrano una tendenza chiara: chi sviluppa obesità precocemente presenta un rischio significativamente più elevato di morte prematura rispetto a chi mantiene un peso stabile o aumenta di peso più tardi nella vita adulta.

L’impatto dell’aumento di peso precoce sulla mortalità

Lo studio si distingue perché non analizza l’obesità come una condizione statica, ma come un processo che evolve nel tempo. I ricercatori hanno osservato che uomini e donne guadagnano mediamente circa 0,4 chilogrammi all’anno durante l’età adulta, ma il ritmo con cui avviene questo aumento risulta decisivo.

Le persone che diventano obese tra i 17 e i 29 anni mostrano un rischio di morte prematura superiore di circa il 70% rispetto a chi raggiunge l’obesità solo dopo i 60 anni o non la sviluppa affatto. L’obesità è stata definita tramite indice di massa corporea pari o superiore a 30. Secondo gli autori, il fattore chiave sarebbe la durata dell’esposizione agli effetti biologici del sovrappeso: più a lungo l’organismo resta in condizioni metaboliche sfavorevoli, maggiori sono i danni cumulativi a carico di cuore, metabolismo e sistema vascolare. Questo dato rafforza l’idea che la prevenzione debba iniziare molto prima dell’età adulta avanzata, quando i processi patologici sono già consolidati e più difficili da invertire.

Il caso particolare del rischio oncologico nelle donne

Un risultato inatteso riguarda il rapporto tra aumento di peso e rischio di cancro nelle donne. A differenza delle malattie cardiovascolari e metaboliche, il momento in cui si verifica l’aumento ponderale non sembra modificare in modo significativo la probabilità di mortalità oncologica. Il rischio osservato rimane sostanzialmente simile indipendentemente dall’età di insorgenza dell’obesità.

Questo dato suggerisce che i meccanismi biologici coinvolti possano essere differenti rispetto ad altre patologie correlate al peso corporeo. Gli studiosi ipotizzano un possibile ruolo dei cambiamenti ormonali associati alla menopausa, che potrebbero influenzare simultaneamente peso corporeo, metabolismo e progressione tumorale.

In questa prospettiva, l’aumento di peso potrebbe rappresentare non tanto la causa diretta, quanto un indicatore di trasformazioni fisiologiche più profonde. Il risultato apre nuove domande scientifiche sulla relazione tra ormoni, invecchiamento e rischio oncologico femminile.

Prevenzione e responsabilità della società contemporanea

Gli autori sottolineano infine il ruolo della cosiddetta “società obesogena”, un ambiente che favorisce sedentarietà, alimentazione ipercalorica e aumento progressivo del peso. I dati suggeriscono che intervenire precocemente con politiche di prevenzione, educazione alimentare e promozione dell’attività fisica potrebbe ridurre in modo significativo la mortalità futura.

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